ITA
In "ERANO STATI UNITI", l’artista mette in scena il deperimento del simulacro politico per eccellenza: la bandiera americana. Attraverso un’operazione di de-costruzione materica, l’opera trasforma il vessillo, storicamente simbolo di un’unione monolitica e di valori condivisi, in una serie di brandelli anemici e isolati. Le strisce bianche e rosse e il cantone stellato perdono la loro coesione strutturale per abbandonarsi a una gravità che appare tanto fisica quanto morale; i pezzi di stoffa penzolano dal muro come residui di un organismo che non è più in grado di sostenersi.
L’opera diviene così una potente metafora del disfacimento del contratto sociale e del declino dell'egemonia culturale statunitense nel mondo. In questo smembramento si riflette la deriva dell'economia neo-liberale, dove l'esaltazione del privato e l'individualismo atomizzato prevalgono sulla collettività, frammentando lo stato sociale fino a renderlo irriconoscibile. La bandiera non esiste più come entità, ma solo come memoria evocata dalle sue singole parti: la nazione si è letteralmente "sciolta", cedendo il passo a una realtà in cui le componenti, una volta integrate, ora conducono esistenze separate e sterili. "ERANO STATI UNITI" non è dunque solo una constatazione storica racchiusa nel gioco di parole del titolo, ma una denuncia visiva della stasi che segue la fine di un sogno collettivo.
ENG
In "ERANO STATI UNITI" (They Were United States), the artist stages the decay of the ultimate political simulacrum: the American flag. Through a process of material deconstruction, the work transforms the banner—historically a symbol of monolithic union and shared values—into a series of anemic, isolated shreds. The stars and stripes lose their structural cohesion, succumbing to a gravity that feels as much moral as it is physical; the strips of fabric hang from the wall like the remains of an organism no longer capable of sustaining itself.
The piece serves as a potent metaphor for the unraveling of the social contract and the decline of American cultural hegemony. This dismemberment reflects the drift of neoliberal economics, where the exaltation of the private sphere and atomized individualism prevail over the collective, dismantling the welfare state until it is unrecognizable. The flag no longer exists as an entity, but only as a memory evoked by its disconnected parts: the nation has literally "dissolved," giving way to a reality where components once integrated now lead separate, sterile existences. "ERANO STATI UNITI" is thus not merely a historical observation contained within its titular wordplay, but a visual indictment of the stasis that follows the end of a collective dream.