In "AGIT-PROP", l'artista opera una riattivazione semantica di un termine cardine del secolo scorso, innestando i simboli iconici della falce e del martello direttamente nel corpo tipografico del titolo. Sostituendo le lettere "G" e "T", l'opera trasforma il linguaggio in uno strumento plastico di rivendicazione: i simboli del lavoro e della lotta non sono più semplici allegorie storiche, ma diventano ingranaggi attivi di una nuova macchina comunicativa. L'intervento mira a scuotere l'osservatore dalla letargia democratica contemporanea, ponendo l'accento sulla perduta e soppressa abitudine alla ribellione. In un’epoca di assuefazione alla "dittatura della politica", dove il dissenso appare anestetizzato, l’opera recupera la funzione originaria dell'agitazione e della propaganda non come indottrinamento, ma come scintilla per riappropriarsi della sovranità popolare. La falce e il martello, integrati nel testo, agiscono come vettori di una memoria collettiva che invita a riscoprire il conflitto necessario come unico antidoto all'inerzia sociale.
ENG
In "AGIT-PROP", the artist executes a semantic reactivation of a pivotal twentieth-century term by grafting the iconic hammer and sickle directly into the typographic body of the title. By replacing the letters "G" and "T," the work transforms language into a plastic tool of reclamation: the symbols of labor and struggle are no longer mere historical allegories but active gears within a new communicative engine. The intervention aims to jolt the observer out of contemporary democratic lethargy, highlighting the lost and suppressed habit of popular rebellion. In an era of numbness toward the "dictatorship of politics," where dissent often appears anesthetized, the piece recovers the original function of agitation and propaganda—not as indoctrination, but as a spark to reclaim popular sovereignty. The hammer and sickle, integrated into the text, act as conduits for a collective memory, inviting a rediscovery of necessary conflict as the sole antidote to social inertia.