LA POLCUSENCUSTA
Versione rielaborata
ATTO I — SCENA 1
SCENA 1
Lo Studente — La Professoressa Maria
Scena
Una stanza semplice. Un letto disfatto. Libri ovunque: sul pavimento,
sulla sedia, persino sotto il cuscino. Lo STUDENTE dorme agitato. Parla nel sonno come se sostenesse un esame contro il mondo intero.
LO STUDENTE
(nel sonno)
Basta… Sonia… smettila di spingermi così… Non voglio dormire… devo finire le mie ricerche... Non voglio neanche mangiare…
(si gira violentemente)
Ti parlo in giapponese?! Hai dimenticato l’italiano?! Non importa a nessuno
se mangio, se dormo, se impazzisco…
Si sveglia di colpo.
Respira.
Guarda la stanza come se non la riconoscesse.
Dove sono…? Che ora è…?
(si gratta la testa)
Devono essere gli avvenimenti di giovedì scorso… che mi fanno fare questi sogni assurdi.
(pausa)
La vita è strana. Le cose che un giorno sembrano torture… il giorno dopo diventano quasi divertenti.
(si alza lentamente)
Chi dice che la vita non vale la pena di essere vissuta… non ha mai avuto una madre mediterranea.
Comincia a camminare nella stanza come se attraversasse un mercato immaginario.
Pomodori… peperoni… carote… patate… cipolle… melanzane… riso… pasta… pane… latte… zucchine... zucchero…
(accelera progressivamente)
banane… arance… mele… fragole…pere... celiegie... melone... cocomero...
(si ferma improvvisamente)
Il sole… Le stelle. Le nevule,
Silenzio. (più filosofico)
Che vita assurda… Un giorno il mercato ti sembra una condanna. E il giorno dopo… diventa poesia.
(pausa)
Forse la stanchezza è solo una forma tragica dell’amore.
Guarda una pila di libri.
La osserva come si guarda una montagna.
Mi sono alzato alle otto… poi il mercato… poi lo studio… poi la biblioteca…
(pausa)
E adesso… il Centro Culturale Italiano.
Una voce irrompe nella sua testa. Fredda. Precisa. Come un coltello grammaticale.
VOCE DELLA PROFESSORESSA MARIA
(fuori scena, mentale)
Due su venti !
Lo STUDENTE si immobilizza.
LO STUDENTE (sottovoce)
Due su venti…
VOCE DELLA PROFESSORESSA MARIA
Un punto per lo spostamento. Un altro per il foglietto.
LO STUDENTE
Le preposizioni… mi stanno assassinando lentamente.
Silenzio.
Poi si raddrizza improvvisamente,
come un soldato che decide di sopravvivere.
LO STUDENTE
No. Basta. Oggi vado in biblioteca. E questa volta… (pausa) questa volta
non morirò tra le preposizioni.
Buio.
FINE SCENA 1 ????
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LA POLCUSENCUSTA
ATTO I — SCENA 2
Lo Studente — La Professoressa Maria
Scena
Aula del Centro Culturale Italiano. Una lavagna. Una cattedra. Pile di esercizi.
Atmosfera severa. Troppo severa per delle semplici preposizioni.
La PROFESSORESSA MARIA corregge dei compiti come un giudice medievale.
Lo STUDENTE aspetta in piedi davanti a lei. Teso. Come se stesse aspettando una sentenza penale.
LA PROFESSORESSA MARIA (senza alzare lo sguardo)
Due su venti !
Silenzio.
LA PROFESSORESSA MARIA
Due.
Su.
Venti.
(alza lentamente gli occhi)
Per il foglietto… un punto.
E l’altro punto per lo spostamento….
(pausa)
Complimenti. Lei sopravvive grazie alla geografia.
LO STUDENTE (timidamente)
Mi scusi, professoressa
LA PROFESSORESSA MARIA (tagliente)
Signor Kiderotto. (pausa) Mi spieghi questa frase.
(legge il foglio)
“La mia fidanzata si è impiccata dalla mia cravatta.”
(alza lo sguardo)
Dalla. Non con ?
(pausa glaciale)
Lei ha quasi assassinato la grammatica italiana !
LO STUDENTE (imbarazzato)
Mi spiace… lo sapevo… l’ho dimenticato.
LA PROFESSORESSA MARIA
Lei dimentica sempre le cose più importanti.
(si alza lentamente)
Gli articoli. Le preposizioni. Le concordanze.
(pausa)
Praticamente la lingua.
LO STUDENTE (debole)
Sto migliorando…
LA PROFESSORESSA MARIA
Molto lentamente. Come una tartaruga depressa !
Lo STUDENTE abbassa la testa.
La PROFESSORESSA prende un altro foglio.
LA PROFESSORESSA MARIA
E questo?
(legge)
“Se il mio zio fosse una donna sarebbe la mia zia.”
(pausa lunga)
Signor Kiderotto… Lei sta combattendo contro l’intero sistema familiare italiano.
LO STUDENTE (subito)
Mi spiace.
(pausa)
Se mio zio fosse una donna… sarebbe mia zia.
LA PROFESSORESSA MARIA (fredda)
Meglio. Ma non basta.
(cammina lentamente davanti alla lavagna)
Da oggi in poi, prima di scrivere, deve dubitare.
LO STUDENTE (confuso)
Dubitare?
LA PROFESSORESSA MARIA
Sempre. Gli studenti sicuri sono pericolosi.
Silenzio.
LO STUDENTE (a bassa voce)
Zero…
LA PROFESSORESSA MARIA
Esatto. Finalmente capisce qualcosa.
La PROFESSORESSA raccoglie i fogli. Si prepara a uscire.
LA PROFESSORESSA MARIA
Arrivederci.
LO STUDENTE (nervoso, tentando di sorridere)
Arrivederci… senza errori.
La PROFESSORESSA MARIA esce. Silenzio. Lo STUDENTE resta solo. Guarda il foglio. Poi il soffitto. Poi il pubblico. Come un uomo abbandonato dalla civiltà.
LO STUDENTE
Mi trova sempre gli stessi errori…
(pausa)
Forse gli errori si affezionano alle persone.
(si siede lentamente)
Non sono stanco della professoressa Maria.
(pausa)
Sono stanco di essere corretto più di quanto venga capito.
Guarda l’orologio. Scatta in piedi.
Oddio. La biblioteca !
(prende i libri)
Se continuo così… finirò per parlare solo in preposizioni.
Corre via.
Buio.
FINE SCENA 2
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ATTO I — SCENA 3
Lo Studente — La Bibliotecaria
Biblioteca del Centro Culturale Italiano. Grandi tavoli. Libri ovunque. Pile instabili. Odore di carta, silenzio e stanchezza intellettuale. È tardo pomeriggio.
Lo STUDENTE è seduto al centro, circondato da dizionari, grammatiche e fogli pieni di annotazioni incomprensibili. Scrive. Cancella. Riscrive. Come un uomo che tenta di negoziare con una lingua straniera armata.
LO STUDENTE (mormorando)
Preposizioni… articoli… eccezioni…
(pausa)
No… questa lingua non è una lingua. È un’imboscata.
Prende un libro enorme. Lo apre. Lo richiude immediatamente.
LO STUDENTE
“Uso corretto delle preposizioni italiane”.
(sospira)
Uso corretto… Come se esistesse un uso innocente.
Guarda l’orologio. Si irrigidisce.
LO STUDENTE
Le cinque?! Già?!
(pausa)
No… devo finire ancora questo capitolo. E forse anche la mia vita.
Entra la BIBLIOTECARIA. Stanca. Con le chiavi in mano. Osserva la sala vuota.
Poi lui. Sempre lui.
LA BIBLIOTECARIA
È ancora qui?
(pausa)
Signor Kiderotto… il centro è vuoto. Sono andati via tutti. Anche il gatto.
LO STUDENTE (senza alzare lo sguardo)
Solo due pagine !
LA BIBLIOTECARIA
Lei dice sempre: “solo due pagine”.
(pausa)
Poi diventa: “solo un capitolo”. Poi: “solo un libro”. E alla fine… tutto il catalogo nazionale.
LO STUDENTE
(rapido)
Non oggi. Oggi finisco davvero.
(pausa)
Devo capire le preposizioni.
LA BIBLIOTECARIA
(lo osserva con pietà ironica)
Le preposizioni non si capiscono mai del tutto. Si sopravvive.
LO STUDENTE
(alza finalmente lo sguardo)
Io non voglio sopravvivere.
(pausa)
Voglio usarle bene. Perfettamente.
La BIBLIOTECARIA lo guarda come si guarda qualcuno molto intelligente
e già leggermente perduto.
LA BIBLIOTECARIA
Perfettamente?
(sorride)
Nessuno parla perfettamente una lingua. Neanche gli italiani.
LO STUDENTE (confuso)
Ma la professoressa Maria dice—
LA BIBLIOTECARIA (interrompendolo)
La professoressa Maria corregge. È diverso.
(pausa)
Correggere non significa capire.
Silenzio.
LO STUDENTE (riflettendo)
Capire…
LA BIBLIOTECARIA
La lingua non è un esame.
(pausa)
È una malattia lenta.
LO STUDENTE
Una malattia…
LA BIBLIOTECARIA
Sì. All’inizio ti corregge lei.
(pausa)
Poi sei tu che inizi a correggere te stesso.
(pausa)
E lì comincia la follia.
Lo STUDENTE resta immobile. Come colpito da una rivelazione grammaticale.
LO STUDENTE (sottovoce)
Credo… di essere già malato.
LA BIBLIOTECARIA
Lo vedo.
(pausa)
Parla nel sonno in italiano.
LO STUDENTE (terrorizzato)
Davvero ?!
LA BIBLIOTECARIA
Sì. E litiga con le preposizioni.
Silenzio. Poi la BIBLIOTECARIA prende delicatamente un libro dalle sue mani.
LA BIBLIOTECARIA
Adesso basta.
La biblioteca chiude.
LO STUDENTE (resistendo)
Solo ancora un po’…
LA BIBLIOTECARIA (più ferma)
No. Se resta qui ancora… comincerà a vivere nei libri.
LO STUDENTE (quasi senza voce)
Forse… è già troppo tardi.
La BIBLIOTECARIA lo guarda attentamente. Per la prima volta, non ride più.
LA BIBLIOTECARIA
Non è troppo tardi.
(pausa)
Ma sta diventando letterario.
Silenzio.
Poi indica l’uscita.
LA BIBLIOTECARIA
Venga.
Fuori.
LO STUDENTE (guardando i libri)
E loro?
LA BIBLIOTECARIA (guardando gli scaffali)
Loro resteranno qui.
(pausa)
Ad aspettare altre vittime.
Lo STUDENTE prende lentamente i suoi libri.
I due escono.
La biblioteca resta vuota.
Silenziosa.
Quasi viva.
Buio.
FINE SCENA 3
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ATTO I — SCENA 4
La Vice Direttrice — La Bibliotecaria — Lo Studente
Ufficio del Centro Culturale Italiano.
Una scrivania sovraccarica. Documenti. Cartelle. Manifesti culturali. Un telefono che sembra squillare anche quando tace. Atmosfera amministrativa. Cioè: una forma elegante di panico.
La VICE DIRETTRICE è al telefono. Cammina velocemente. Scrive. Firma.
Parla contemporaneamente in tre direzioni diverse.
LA VICE DIRETTRICE (al telefono)
Sì, sì… perfetto… gli artisti arrivano domani… No, il poeta vegano non mangerà formaggio… Sì… la conferenza sulla semiotica è stata spostata… No, non “annullata”. Spostata. Come tutte le cose importanti.
(pausa)
Perfetto. Arrivederci.
Chiude la telefonata.
Silenzio.
Sospira profondamente.
LA VICE DIRETTRICE
Festival culturale… conferenze… dibattiti… logistica…
(pausa)
Sempre la stessa tragedia con nomi diversi.
Entra la BIBLIOTECARIA, stanca. Con ancora addosso la polvere dei libri.
LA VICE DIRETTRICE
Amel… sei ancora qui?
(alza lo sguardo)
Tu non dovresti essere già uscita dalla biblioteca?
LA BIBLIOTECARIA
(sospira)
La biblioteca è chiusa.
(pausa)
Ma io sono ancora lì dentro.
LA VICE DIRETTRICE
(capisce immediatamente)
Lo studente? E lui !
LA BIBLIOTECARIA
Sempre lui. Tra i libri. Come un monaco medievale in ostaggio grammaticale.
LA VICE DIRETTRICE
Incredibile.
(pausa)
Mi dica una cosa. Quel ragazzo non ha freddo? Non ha caldo? Non ha fame?
Non ha sete? Non ha amici? Non ha vacanze? Non ha disperazione? C’è solo…
e sempre… da studiare?!
LA BIBLIOTECARIA
Dice che i libri gli bastano. Riempire la mente, meglio di riempire lo stomaco !
Meno utile... meno costoso...
LA VICE DIRETTRICE (scandalizzata)
I libri ?! I libri non si digeriscono facilmente!
(pausa)
Questo ragazzo sta diventando un problema culturale.
LA BIBLIOTECARIA (lo guarda)
Interessante… o pericoloso ?
LA VICE DIRETTRICE
Entrambe le cose.
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LA BIBLIOTECARIA
Ma soprattutto… affamato.
LA VICE DIRETTRICE (confusa)
Affamato di cosa?
LA BIBLIOTECARIA (sorride lentamente)
Di tutto. Lingua. Sapere. Senso.
(pausa)
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LA VICE DIRETTRICE
E forse anche… cibo vero.
Silenzio. Poi la VICE DIRETTRICE si immobilizza improvvisamente. Un’idea le attraversa il volto. Una pessima idea. Quindi: un’idea eccellente.
LA VICE DIRETTRICE
Amel… Hai mai cucinato con degli italiani?
LA BIBLIOTECARIA
No. Perché?
LA VICE DIRETTRICE
Perché l’Italia non è solo una lingua.
(pausa teatrale)
È anche una cucina. E la cucina… è un altro tipo di grammatica.
La BIBLIOTECARIA la guarda. Non capisce ancora.
La VICE DIRETTRICE comincia già a camminare verso la biblioteca. Parla mentre attraversano il corridoio.
LA VICE DIRETTRICE
Lo studente non capisce le preposizioni. Forse capirà il gusto.
LA BIBLIOTECARIA
Tu vuoi insegnare la grammatica… con il cibo?
LA VICE DIRETTRICE
No.
(pausa)
Voglio salvarlo.
Entrano nella biblioteca. Lo STUDENTE è ancora lì. Immerso nei libri. Più pallido di prima.
LA VICE DIRETTRICE (osservandolo)
Signor Kiderotto… Mi dica una cosa. Lei non mangia mai ?
LO STUDENTE (senza alzare lo sguardo)
Mangio parole.
LA VICE DIRETTRICE
Questo lo vediamo. E infatti sta diventando sempre più magro e sempre più filosofico.
LO STUDENTE
Il cibo della mente è più utile di quello del ventre.
(pausa)
E costa meno. Per mangiare un libro non bisogna cucinarlo due volte.
LA VICE DIRETTRICE (quasi indignata)
Può mangiare tutta la biblioteca se vuole! Un dizionario! La coniugazione completa! Persino Goldoni!
(pausa)
Ma adesso… si mangia qualcosa di reale.
LO STUDENTE (diffidente)
Perché?
LA VICE DIRETTRICE (sorride lentamente)
Perché forse la lingua italiana entra meglio dallo stomaco che dalla testa.
Silenzio. Lo STUDENTE la guarda. Per la prima volta, sembra interessato a qualcosa che non sia un libro.
LA BIBLIOTECARIA (sottovoce)
Credo che stia funzionando.
LA VICE DIRETTRICE
Andiamo.
(pausa)
Stiamo per cucinare un incidente culturale.
Buio.
FINE SCENA 4
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SCENA 5
La Vice Direttrice — La Bibliotecaria
Cucina del Centro Culturale Italiano. Pentole. Vapore. Verdure. Semola. Farina di mais. Spezie. Libri di cucina aperti come testi sacri. L’atmosfera è solenne e completamente assurda. Come se due civiltà stessero negoziando un trattato gastronomico. La VICE DIRETTRICE osserva il tavolo. Pensierosa.
LA VICE DIRETTRICE
Abbiamo la Polenta.
LA BIBLIOTECARIA (prendendo la semola)
E abbiamo il Cuscus.
Silenzio. Le due donne osservano gli ingredienti come archeologhe davanti a due imperi caduti.
LA VICE DIRETTRICE
Due tradizioni. Due memorie. Due modi di sopravvivere alla fame.
LA BIBLIOTECARIA
E due modi di sporcare le pentole.
LA VICE DIRETTRICE (sorride)
Anche questo è Mediterraneo.
Cominciano lentamente a preparare. Movimenti precisi. Quasi rituali.
LA BIBLIOTECARIA
Il cuscus viene da lontano… Berberi… Numidia… IMAZIGHEN deserto… Mediterraneo…
(pausa)
Un piatto che attraversa frontiere meglio dei diplomatici.
LA VICE DIRETTRICE (versando farina di mais)
La polenta invece… montagne… nebbia… Nord Italia… famiglie silenziose
che mangiano lentamente guardando l’inverno.
LA BIBLIOTECARIA
Due mondi lontani.
LA VICE DIRETTRICE
Sì.
(pausa)
Ma entrambi nati dalla terra.
LA BIBLIOTECARIA
E dall’acqua.
LA VICE DIRETTRICE
E dalla povertà.
Silenzio. Il brodo comincia a bollire. Le due lo guardano come si guarda una rivoluzione molto lenta.
LA BIBLIOTECARIA
Secondo te i piatti possono parlare?
LA VICE DIRETTRICE
I piatti parlano sempre.
(pausa)
Sono gli uomini che mangiano senza ascoltare.
La BIBLIOTECARIA si ferma. Riflette.
LA BIBLIOTECARIA
Allora… mescoliamo.
LA VICE DIRETTRICE (con entusiasmo crescente)
Sì. Se le lingue si possono incontrare… anche i piatti hanno diritto a una frontiera aperta.
Le due iniziano a mischiare gli ingredienti. Lentamente. Con attenzione.
Poi sempre più velocemente. Come due musiciste.
LA BIBLIOTECARIA
Ma come lo chiamiamo?
LA VICE DIRETTRICE
Non lo so ancora.
(pausa)
Deve avere un nome impossibile.
LA BIBLIOTECARIA
“Cuscopolenta”?
LA VICE DIRETTRICE
No. Sembra una malattia regionale.
LA BIBLIOTECARIA
“Polencuscus” ?
LA VICE DIRETTRICE
Peggio. Sembra un filosofo russo.
Silenzio. Le due pensano. Mescolano. Assaggiano. Il vapore invade lentamente la scena. Poi… la VICE DIRETTRICE alza lentamente il mestolo. Illuminata. Come una santa delirante della gastronomia.
LA VICE DIRETTRICE
Pol…Cus…En…Cus…Ta.
(pausa)
Polcusencusta.
Silenzio.
La parola resta sospesa nell’aria.
LA BIBLIOTECARIA (ripetendola lentamente)
Pol…cus…en…cus…ta…
(sorride)
Non sembra una ricetta.
LA VICE DIRETTRICE
No.
(pausa)
Sembra una lingua nuova.
LA BIBLIOTECARIA (entusiasta)
Dobbiamo proteggerla!
Registrarla!
Prima che qualcuno
ci rubi la ricetta!
LA VICE DIRETTRICE
Troppo tardi.
(pausa)
Le idee mediterranee non appartengono mai a una sola persona.
Le due ridono. Continuano a cucinare. La pentola comincia quasi a cantare.
LA BIBLIOTECARIA (sottovoce)
E se lo studente la mangia…
LA VICE DIRETTRICE
Forse smetterà di divorare i libri.
LA BIBLIOTECARIA
O forse… comincerà finalmente a capire il mondo.
La VICE DIRETTRICE gira lentamente il brodo. Poi canta, come un’antica contadina del Nord Italia.
LA VICE DIRETTRICE (cantando un brano di una vecchio canto calabrese)
Quando cresce
la bella polenta…
la bella polenta
cresce così…
si pianta così…
cresce così…
bella polenta così…
Cia cia pum…
cia cia pum…
La BIBLIOTECARIA ascolta. Immobilizzata. Quasi commossa.
LA BIBLIOTECARIA
Mi hai trasportata lontano… molto lontano…
(pausa)
Forse fino a un luogo dove le culture non avevano ancora paura l’una dell’altra.
Silenzio.
La pentola continua lentamente a bollire. Come se stesse pensando.
Buio.
FINE SCENA 5
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ATTO I — SCENA 6
Lo Studente e la trasformazione
Lo Studente — La Vice Direttrice — La Bibliotecaria
Biblioteca del Centro Culturale Italiano. Silenzio. Tavolo pieno di libri aperti. Dizionari. Grammatiche. Quaderni. Lo STUDENTE dorme con la testa sui libri. Una lampada illumina appena il suo volto. Dal fondo della scena, attraverso una piccola finestra aperta, entra lentamente un profumo caldo. Dalla cucina. Un profumo denso. Speziato. Quasi filosofico.
Lo STUDENTE si muove lentamente nel sonno. Respira. Poi si sveglia.
Mmh…
(si stira lentamente)
Che strano…
(pausa)
I libri oggi hanno un odore diverso.
Annusa l’aria.
Si immobilizza.
Non è inchiostro. Non è polvere.
(pausa)
È…qualcosa di caldo.
Guarda i libri davanti a lui. Prende una grammatica. La apre. Legge una frase. La richiude immediatamente.
No. Oggi le preposizioni mi guardano male.
Il profumo aumenta. Lo STUDENTE si alza lentamente. Come ipnotizzato.
Cos’è questo profumo?
(pausa)
Sembra… una frase che non ho ancora studiato.
Silenzio. (quasi commosso)
Una frase… che si mangia.
Entrano la VICE DIRETTRICE e la BIBLIOTECARIA. Portano una grande ciotola fumante. L’atmosfera cambia immediatamente. Come se fosse entrata una religione nuova.
LA VICE DIRETTRICE
Finalmente. Il malato grammaticale si è svegliato.
LO STUDENTE (confuso)
Che cos’è…?
LA BIBLIOTECARIA (orgogliosa)
Polcusencusta.
Silenzio. Lo STUDENTE osserva il piatto come un archeologo davanti a un reperto alieno.
LO STUDENTE
Pol…cus…en…cus…ta…
(pausa)
Sembra una parola sbagliata.
LA VICE DIRETTRICE
È per questo che funziona.
LO STUDENTE
È italiana ?
LA BIBLIOTECARIA
Non completamente.
LA VICE DIRETTRICE
Ed è questo il suo talento.
La ciotola viene posata sul tavolo, in mezzo ai libri. Il vapore sale lentamente sulle grammatiche. Come una vendetta culinaria contro la pedagogia rigida.
LO STUDENTE (diffidente)
E cosa dovrebbe fare?
LA VICE DIRETTRICE
Niente.
(pausa)
Tu la mangi. Poi vediamo se sopravvivi.
LO STUDENTE
Mi sembra poco scientifico.
LA BIBLIOTECARIA
Anche le preposizioni italiane.
Silenzio.
Lo STUDENTE prende lentamente il cucchiaio. Esita. Guarda il pubblico. Come un uomo costretto a scegliere tra la fame e la trasformazione. Poi assaggia.
Silenzio totale. Lungo. Molto lungo. Le due donne si guardano, preoccupate.
LA BIBLIOTECARIA
Forse abbiamo esagerato con il peperoncino.
LO STUDENTE (immobile)
No…
(pausa)
Non è un sapore.
LA VICE DIRETTRICE
E allora cos’è ?
LO STUDENTE (lentamente)
È… una struttura.
Silenzio.
LO STUDENTE
Le parole… non pesano più.
(pausa)
Si collegano da sole.
Prende improvvisamente un libro. Lo apre. Legge. Sorride.
“Vado a scuola con la mia cravatta…”
(si blocca)
…e non “dalla mia cravatta”.
La BIBLIOTECARIA spalanca gli occhi.
LA BIBLIOTECARIA
Madonna santissima… Sta funzionando.
LA VICE DIRETTRICE (quasi inquieta)
No.
(pausa)
Sta succedendo qualcosa di peggio.
LO STUDENTE (sempre più lucido)
Le regole… non sembrano più regole.
(pausa)
Sembrano relazioni.
LA BIBLIOTECARIA
Relazioni tra cosa?
LO STUDENTE
Tra le cose. Tra le persone. Tra le parole.
(pausa)
Tra il pensiero… e il gusto.
Silenzio.
Il vapore continua a salire. I libri sembrano quasi respirare.
LA VICE DIRETTRICE
Non è più cucina.
LA BIBLIOTECARIA
Non è più grammatica.
LO STUDENTE
(sorride lentamente)
No.
(pausa)
È traduzione.
Lo STUDENTE prende un altro cucchiaio. Mangia ancora. Più velocemente.
Sempre più velocemente.
LA BIBLIOTECARIA
Piano !
LO STUDENTE
No !
(adesso quasi felice)
Per la prima volta
l’italiano
ha un sapore umano !
Si alza improvvisamente. Energico. Quasi illuminato.
Mi sento leggero ! Come se i libri non mi stessero più schiacciando !
LA BIBLIOTECARIA (sottovoce)
Forse… ha smesso di mangiare i libri.
LA VICE DIRETTRICE
No.
(pausa)
Li ha finalmente digeriti.
Silenzio.
Lo STUDENTE guarda lentamente la ciotola vuota. Con emozione autentica.
LO STUDENTE
Posso averne ancora?
Le due donne si guardano. Sorridono lentamente. Scienziate che hanno appena causato un incidente irreversibile.
LA VICE DIRETTRICE
Dipende.
LO STUDENTE
Da cosa?
LA VICE DIRETTRICE
Dalla grammatica.
Buio.
FINE SCENA 6
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ATTO I — SCENA 7
Le conseguenze della Polcusencusta
La VICE DIRETTRICE—LA BIBLIOTECARIA—LO STUDENTE—IL DIRETTORE—IL SEGRETARIO—L’AUTISTA DEL CENTRO
Il Centro inizia a trasformarsi. Sala principale del Centro Culturale Italiano. Atmosfera agitata. Piatti sporchi. Libri aperti. Sedie spostate. Documenti mescolati a cucchiai, grammatiche e tovaglioli. Il Centro sembra sopravvissuto a una guerra culturale e a un pranzo di famiglia allo stesso tempo.
La BIBLIOTECARIA osserva il caos.
LA BIBLIOTECARIA
Non avrei mai pensato che un piatto potesse cambiare il silenzio di una biblioteca.
LA VICE DIRETTRICE (camminando lentamente)
Non è il piatto.
(pausa)
È quello che ha liberato.
LA BIBLIOTECARIA
E cosa avrebbe liberato ?
LA VICE DIRETTRICE
Lo studente.
(pausa)
E forse anche noi.
Entra lo STUDENTE. Ma non è più lo stesso. Cammina con sicurezza. Respira diversamente. Sorride. Come qualcuno che ha finalmente smesso di combattere contro ogni parola.
LO STUDENTE
Buongiorno!
La BIBLIOTECARIA lo guarda, sconvolta.
LA BIBLIOTECARIA
Hai dormito ?
LO STUDENTE
No. Ho studiato.
LA VICE DIRETTRICE
Senza libri ?
LO STUDENTE
Sì.
(pausa)
Ascoltando il brodo.
Silenzio.
LA BIBLIOTECARIA
Adesso mi fai paura.
LO STUDENTE
Prima studiavo la lingua.
(pausa)
Adesso la sento respirare.
LA VICE DIRETTRICE (interessata)
E cosa hai capito?
LO STUDENTE
Che le preposizioni non sono regole.
(pausa)
Sono relazioni.
LA BIBLIOTECARIA
Relazioni tra cosa?
LO STUDENTE
Tra le cose.
Tra i corpi.
Tra i pensieri.
Tra chi mangia e chi aspetta.
Silenzio.
Entra improvvisamente il DIRETTORE, agitato, seguito dal SEGRETARIO.
IL DIRETTORE
Che succede qui?! Perché la biblioteca profuma di peperoncino?!
IL SEGRETARIO (guardando i libri)
E perché ci sono macchie di brodo sui dizionari ?!
LA VICE DIRETTRICE (calma)
Esperimento culturale.
IL DIRETTORE
Esperimento ?! Questo è un Centro Culturale Italiano ! Non una trattoria metafisica !
LO STUDENTE (con calma assoluta)
Forse non c’è differenza.
Il DIRETTORE lo guarda. Preoccupato.
No.
No no no. Questo ragazzo prima sbagliava le preposizioni.
Adesso parla come un filosofo sloveno. La situazione peggiora.
Entra l’AUTISTA.
Annusa l’aria.
L’AUTISTA
Io sento fame.
LA BIBLIOTECARIA
È normale.
L’AUTISTA
No.
(pausa)
Fame culturale.
Silenzio inquietante.
IL SEGRETARIO (sottovoce)
Sta cominciando anche lui.
Il DIRETTORE prende immediatamente il telefono. Panico amministrativo.
IL DIRETTORE
Pronto ?! Signor Angelomio ?! Sì! Venga subito! È successo qualcosa di gravissimo !
(pausa)
La cultura… sta diventando commestibile !
Silenzio.
Entra l’AMBASCIATORE ANGELOMIO. Elegante. Troppo elegante. Osserva lentamente la sala.
L’AMBASCIATORE
Madonna mia…
(pausa)
Sembra il dopoguerra
di un congresso filosofico.
IL DIRETTORE
Guardi lo studente!
L’AMBASCIATORE (osservandolo)
In effetti… ha gli occhi di qualcuno che ha capito qualcosa.
(pausa)
È molto pericoloso.
Entra improvvisamente LO PSICHIATRA, con valigia, occhiali e aria eccessivamente professionale.
LO PSICHIATRA
Buongiorno. Dov’è lo schizofrenico gastronomico ?
LO STUDENTE
Io non sono schizofrenico.
(pausa)
Sono grammaticalmente emancipato.
Silenzio.
LO PSICHIATRA prende appunti.
Molto seriamente.
LO PSICHIATRA
Caso interessante.
IL DIRETTORE
Dottore, li guardi! Cantano! Mescolano lingue! Hanno cucinato la pedagogia!
La VICE DIRETTRICE e la BIBLIOTECARIA, in fondo, mescolano lentamente la pentola cantando un miscuglio assurdo di ritornelli italiani, numidi cioè berberi cioè Amazgh.
L’AMBASCIATORE (commosso)
Povere donne… Hanno mescolato il miele alla polenta… e adesso parlano in musica. E le pere alle zucche, stanno diventando amniziche !
IL DIRETTORE
E lui ?!
(indica lo studente)
Prima sbagliava gli articoli ! Adesso vuole trasformare il Centro !
LO STUDENTE
No.
(pausa)
Voglio aprirlo.
Silenzio.
LO PSICHIATRA (osservando tutti)
Nessun sintomo grave.
(pausa)
Solo trasformazioni cognitive irreversibili.
IL SEGRETARIO (preoccupato)
Irreversibili ?!
LO PSICHIATRA
Sì.
(pausa)
Cominciano a pensare in modo relazionale.
L’AUTISTA
È contagioso ?
LO PSICHIATRA
Molto.
Silenzio generale.
Tutti guardano lentamente la pentola della Polcusencusta. Come se contenesse una nuova civiltà.
LA VICE DIRETTRICE
Non è più cucina.
LA BIBLIOTECARIA
Non è più grammatica.
LO STUDENTE
(con calma luminosa)
No.
(pausa)
È un’altra maniera di abitare il mondo.
Silenzio lungo. Il Centro sembra respirare.
Buio.
FINE SCENA 7
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SCENA 8
Il Centro entra in crisi
IL DIRETTORE—LA VICE DIRETTRICE— IL SEGRETARIO—LO STUDENTE— L A BIBLIOTECARIA—LO PSICHIATRA—L’AMBASCIATORE (ANGELOMIO)
Scena
Sala principale del Centro Culturale. Atmosfera instabile. Libri aperti ovunque. Piatti vuoti. Documenti amministrativi mescolati a ricette scritte a mano. Una grammatica italiana galleggia dentro una pentola. Nessuno sembra sorpreso. Tutti i personaggi sono presenti. La tensione è evidente. Come se il Centro stesse lentamente cambiando forma.
IL DIRETTORE
(camminando nervosamente)
Questo centro è diventato incontrollabile.
LA VICE DIRETTRICE (calma)
O forse… finalmente vivo.
IL SEGRETARIO (preoccupato)
Noi siamo un Centro Culturale Italiano.
(pausa)
Non un laboratorio filosofico alimentare.
LO STUDENTE
Perché no ?
IL SEGRETARIO
Perché la cultura ha bisogno di ordine.
LO STUDENTE
No.
(pausa)
L’archivio ha bisogno di ordine. La cultura… ha bisogno di circolazione.
Silenzio. L’AUTISTA osserva un libro immerso nel brodo.
L’AUTISTA
Scusate… ma quel dizionario sta cuocendo ?
LA BIBLIOTECARIA (osservando la pentola)
Sì.
(pausa)
Finalmente serve a qualcosa.
IL DIRETTORE (scandalizzato)
Quello è patrimonio culturale !
LA VICE DIRETTRICE
Anche il cuscus. Anche la polenta. Anche la fame.
Silenzio.
LO PSICHIATRA prende appunti. Sempre più affascinato.
LO PSICHIATRA
Fenomeno interessante.
(pausa)
L’istituzione sta perdendo rigidità.
IL DIRETTORE
Sta perdendo struttura !
LO STUDENTE
Le strutture troppo rigide si rompono.
(pausa)
Come le lasagne secche.
L’AMBASCIATORE
(ironico)
Ecco. Adesso anche la filosofia parla come un ricettario.
LO STUDENTE
Meglio dei comunicati ministeriali.
Il SEGRETARIO prende un foglio. Lo legge, sempre più confuso.
IL SEGRETARIO
Scusate… chi ha scritto questo rapporto ?
(legge)
“Livello di apprendimento : Al dente.”
(pausa)
Che significa ?!
LA BIBLIOTECARIA
Che il sapere non deve essere né crudo né morto.
IL DIRETTORE (disperato)
Questo Centro non parla più normalmente !
LA VICE DIRETTRICE
Forse prima parlava troppo normalmente.
Silenzio.
Dal fondo, si sente lentamente il bollire della Polcusencusta. Come un cuore.
L’AUTISTA (sottovoce)
La sentite anche voi ?
LO PSICHIATRA
Sì.
(pausa)
Sta fermentando.
IL DIRETTORE
Che cosa ?!
LO PSICHIATRA
Una nuova relazione tra lingua, corpo e cultura.
IL DIRETTORE
Io volevo solo dei corsi d’italiano !
LO STUDENTE
E invece ha ottenuto l’Italia vera.
Silenzio.
L’AMBASCIATORE si siede lentamente. Assaggia un cucchiaio di Polcusencusta. Tutti lo osservano. Tensione assoluta.
L’AMBASCIATORE
…
IL DIRETTORE
Allora?!
L’AMBASCIATORE (commosso)
Mamma mia…
(pausa lunga)
Sento Venezia… Tunisi… Napoli… Algeri… Calabria e mia zia Carmela che litigava con un pescatore siciliano nel 1987.
Silenzio totale.
IL SEGRETARIO (spaventato)
Anche lui ?
LO PSICHIATRA (calmo)
La contaminazione è completa.
LA VICE DIRETTRICE (sorridendo lentamente)
No.
(pausa)
La comunicazione è completa.
Il DIRETTORE si siede lentamente. Distrutto. Guarda il Centro. I libri. Le persone. La pentola.
IL DIRETTORE (quasi filosofico suo malgrado)
E se non riuscissimo più a tornare come prima ?
Silenzio.
Lo STUDENTE si avvicina lentamente.
LO STUDENTE
Allora significherebbe…
(pausa)
che abbiamo imparato qualcosa.
Silenzio lungo.
La pentola continua a bollire. Come se il Centro intero stesse cucinando se stesso.
Buio.
FINE SCENA 8
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ATTO I — SCENA 9
Epilogo del Centro: la decisione collettiva
SCENA Dopo la crisi
Veranda del Centro Culturale. Notte avanzata. L’aria è più calma. Sul tavolo: resti della Polcusencusta, bicchieri, libri aperti, cucchiai dimenticati. Le finestre del Centro sono aperte. Per la prima volta, l’edificio sembra respirare. Tutti i personaggi sono presenti. Stanchi. Ma stranamente più leggeri. Silenzio lungo. Un silenzio vero. Non amministrativo.
IL DIRETTORE (osservando il Centro)
Questo posto… non è più quello di prima.
LA VICE DIRETTRICE (calma)
No.
(pausa)
E non può più tornare indietro.
IL SEGRETARIO (incerto)
Allora cosa facciamo ?
LA BIBLIOTECARIA (dolcemente)
Forse… smettiamo di difenderlo.
IL DIRETTORE (confuso)
Come sarebbe a dire ?
LA BIBLIOTECARIA
Passiamo il tempo a proteggere i luoghi culturali…
(pausa)
fino a soffocarli.
Silenzio.
LO STUDENTE
Non serve chiudere il Centro.
(pausa)
Serve attraversarlo.
L’AUTISTA (sospira)
Io non ho capito tutto…
(pausa)
Ma per la prima volta non mi sento fuori posto qui dentro.
Silenzio.
La frase colpisce tutti.
L’AMBASCIATORE (con ironia dolce)
È il problema dell’alta cultura.
(pausa)
Spesso dimentica gli esseri umani.
LO PSICHIATRA
E il corpo. E la fame. E la voce.
LA VICE DIRETTRICE
Per anni abbiamo insegnato la lingua…
(pausa)
senza accorgerci che nessuno respirava più.
IL DIRETTORE (lentamente)
E adesso ?
LO STUDENTE
Adesso… forse la cultura può tornare a essere una relazione.
Silenzio.
La BIBLIOTECARIA prende lentamente un vecchio dizionario dal tavolo. Lo osserva. Poi lo chiude con dolcezza.
LA BIBLIOTECARIA
Sai una cosa ?
LO STUDENTE
Cosa ?
LA BIBLIOTECARIA
I libri fanno meno paura quando smettono di comportarsi da tribunale.
Lo STUDENTE sorride.
IL SEGRETARIO (preoccupato)
E la Commissione?
LA VICE DIRETTRICE
La Commissione arriverà.
(pausa)
Le Commissioni arrivano sempre.
L’AMBASCIATORE
E poi compilano rapporti su cose che non hanno capito.
IL DIRETTORE (stanco)
Come tutti noi.
Silenzio.
Poi lentamente, inaspettatamente, tutti ridono. Piano. Come persone che hanno finalmente smesso di avere paura del ridicolo.
LO PSICHIATRA
Sapete qual è il sintomo più interessante?
L’AUTISTA
Quale?
LO PSICHIATRA
Che nessuno qui vuole più tornare indietro.
Silenzio.
Tutti guardano lentamente il Centro. Le finestre aperte. La luce. I libri. La tavola.
LO STUDENTE (quasi commosso)
Prima pensavo che imparare una lingua significasse evitare gli errori.
(pausa)
Adesso penso che significhi avere il coraggio di entrare nel mondo degli altri.
Silenzio lungo.
LA VICE DIRETTRICE (con calma profonda)
Allora continuiamo.
IL DIRETTORE
Ma diversamente.
LA BIBLIOTECARIA
Sempre diversamente.
L’AUTISTA
Possibilmente mangiando.
Tutti lo guardano.
Silenzio.
Poi ridono di nuovo. Più forte. Più liberi.
LO PSICHIATRA (conclude)
Credo… che questa sia la definizione più sana di cultura che abbia mai sentito.
La luce si abbassa lentamente. La veranda resta illuminata ancora un momento. Come una piccola isola dove il sapere ha finalmente imparato a sedersi a tavola.
Buio.
FINE SCENA 9
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SCENA 10
Il monologo dello Studente
LO STUDENTE con tutti I PERSONNAGGI dell’ATTO UNO
Scena
Veranda del Centro Culturale.
Notte.
Silenzio.
I personaggi sono presenti sul fondo della scena. Immobili. Come figure sospese tra vecchio mondo e mondo nuovo.
Sul tavolo: una ciotola quasi vuota di Polcusencusta. Lo STUDENTE è al centro. Una luce calda lo attraversa lentamente. Respira.
Guarda il Centro. Poi il pubblico. Come se li vedesse per la prima volta davvero.
LO STUDENTE (lentamente)
Quando sono arrivato qui… Pensavo che la lingua fosse un muro.
(pausa)
Ogni parola… un possibile errore. Ogni articolo… un’umiliazione. Ogni preposizione… una trappola preparata contro di me.
Sorride leggermente.
E forse… all’inizio avevo ragione.
Silenzio. Guarda i libri sul tavolo
Ho studiato molto. Troppo.
(pausa)
Ho letto senza ascoltare. Ho memorizzato senza capire. Ho imparato
senza vivere.
Si avvicina lentamente alla ciotola. La osserva come un oggetto sacro e ridicolo allo stesso tempo.
Poi… un giorno… qualcuno ha mescolato la polenta con il cuscus.
(pausa)
E improvvisamente… la grammatica ha smesso di sembrarmi morta.
Silenzio.
Perché ho capito una cosa semplice. Molto semplice.
(pausa)
Le lingue non servono a correggere le persone. Servono a raggiungerle.
Sul fondo, la BIBLIOTECARIA abbassa lentamente gli occhi. La VICE DIRETTRICE sorride appena.
LO STUDENTE
Prima pensavo che la cultura fosse una biblioteca silenziosa.
(pausa)
Adesso penso che sia una tavola. Una tavola rumorosa. Piena di errori. Di accenti strani. Di persone che parlano male… ma si capiscono lo stesso.
Silenzio.
LO STUDENTE (più profondo)
Ci hanno insegnato ad avere paura degli sbagli.
Paura di dire male.
Paura di non appartenere.
Paura di sembrare ridicoli.
(pausa)
Ma forse… le culture cominciano davvero solo quando accettiamo di essere ridicoli insieme.
L’AUTISTA annuisce lentamente, senza capire tutto, ma sentendo tutto.
LO STUDENTE
La Polcusencusta non è un piatto.
(pausa)
È un incidente. Un errore felice. Una frontiera che ha smesso di difendersi.
Prende lentamente il cucchiaio. Mangia l’ultimo boccone.
Silenzio lungo.
LO STUDENTE (quasi commosso)
E sapete una cosa ?
(pausa)
Aveva ragione mia madre.
Silenzio.
LO STUDENTE (sorridendo)
Non si può studiare bene a stomaco vuoto.
Leggera risata sul fondo della scena. Poi il silenzio ritorna. Più dolce.
LO STUDENTE (ultimo sguardo al pubblico)
Non esiste una sola maniera di dire il mondo.
(pausa)
E forse… non esiste nemmeno una sola maniera di abitarlo.
Silenzio.
Lo STUDENTE guarda lentamente la ciotola vuota. Poi il pubblico.
LO STUDENTE
Allora… mangiate. Studiate. Sbagliate. Mescolate.
(pausa)
E soprattutto… Ascoltate prima di correggere.
Lungo silenzio.
La luce si abbassa lentamente. I personaggi si avvicinano piano. Non come attori. Come persone.
La VICE DIRETTRICE prende la ciotola. La BIBLIOTECARIA chiude un libro.
L’AUTISTA apre la porta del Centro.
Fuori, si intravede l’alba.
TUTTI INSIEME (molto lentamente)
La Polcusencusta non è solo un piatto impossibile…ma una domanda viva : cosa succede quando smettiamo di correggere… e iniziamo finalmente ad ascoltare ?
Silenzio.
Luce.
Poi lentamente…
Buio.
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FINE DELL’ATTO UNO DI “LA POLCUSENCUSTA”