LA FOLIA DEI PSEUDO-MAESTRI-PENSATORI
(POESIA ITALIANA)
Di Khider Ben si said)
Non mi hanno detronizzato davvero,
Ho il corpo e la testa,
per tenergli testa,
Ho il raggio d'azione per agire,
Non c'è bisogno di sparargli,
moriranno da soli,
Dobbiamo bruciare,
Per raccontare la storia di un'anima solitaria,
In questo imbroglio mi sono imbattuto in oratori mediocri,
Studenti inaspettatamente realizzati,
Corpulenti e affermati
E mi hanno affogato di domande,
tutte appena nate,
nonostante l'età,
e la mortificante istituzione,
Le loro bocche erano per le mie orecchie,
quello che il cervello è per il cuore,
Si potevano contare sulla punta delle dita di una mano,
È un bel nevo,
Sulle tette gonfie di decadenza,
Deve essere riparato dall'interno,
Il seno profanato dall'adulterio,
Necessario per il sacrilegio e la degradazione,
Perché senza fiato per una decadenza fomentata,
I cospiratori si impiccheranno ai loro stessi vessilli,
Nessuno crede più ai loro slogan,
Il mio cervello galleggia nell'aria,
al di sopra di sguardi non imparati,
di figure gravi e danneggiate,
Il mio trionfo è sentito,
Dal profondo della mia depressione,
e dai dolori che si accumulano,
Di intensità gerarchica,
I vostri maestri di pensiero sono dei buffoni,
che vi fanno venire l'ernia cerebrale,
russano con le parole,
Ammiccando e sorridendo,
Con una malizia che sfugge agli ignoranti,
Ora li applaudono per l'ennesima volta,
Si immaginano di essere oratori,
I vostri maestri di pensiero,
Parlano, parlano, parlano,
Mangiano, mangiano, mangiano,
Fanno una pausa caffè,
Poi tornano per avere di nuovo le allucinazioni,
Per mandarvi degli omuncoli,
Impigliato nelle tue pieghe,
Più incommensurabili che mai,
Sono il fulgore,
Il fulgore del nostro disonore,
Di fronte all'Oriente e all'Occidente,
Per la mia rivolta,
Ho bisogno di loro,
Perché è il palazzo della nostra salvezza,
Proprio come voi,
ho accumulato decenni di noia,
di perdizione,
e dall'insoddisfazione ho forgiato la mia stella,
Riparo i miei impulsi,
Mi allontano per rassicurare i miei tormentatori,
Mentre i miei eterni imbroglioni,
Nascono con me,
nel mio famoso quartiere,
recitano ladrescamente,
indicandomi con le loro dita maligne,
la mia vuota biografia,
che hanno seguito passo dopo passo,
il canto funebre della mia vita,
Da quando ho acquisito
l'andatura nelle mie vene,
della mia nobile discendenza,
I vostri maestri di pensiero sono dei buffoni,
che scoreggiano dalla bocca come cinghiali,
Vi sfigurano con le figure,
Miseri idolatri,
Ci danno la nausea e il malessere,
Cosa è rimasto per il vostro orizzonte?
Cosa non hanno distrutto?
Queste sono battaglie feroci,
contro modelli invisibili,
insegnati dai vostri maestri,
Ti abbandoni alla tentazione,
Senza dubbio i Romani erano più efficienti,
È il loro sport "proprio".
Quindi perché coinvolgere i vostri poveri pensatori,
Mandati dall'Oriente,
Come sacchi di assenzio,
Sotto schizzi di cervelli,
Dalla terra secca e fertile
Alla terra fertile e secca,
O terra del grano!
Gloria a te!
Tu che hai nutrito i quattro globi
Per trarre un mucchio di glebe,
alla morte,
perché li importate ora?
Quelli che allatti oggi
ti avvolgono nella loro gomma,
e ti bruciano con le tue stesse essenze,
Sono i sopravvissuti di ieri così smemorati,
perché siamo i nobili discendenti
dei loro messia?
È l'apocalisse!
Lasciate passare i vostri maestri,
Lasciate che srotolino i vostri microfoni,
il vostro inchiostro,
le vostre lampadine e i vostri fogli,
Mentre dalle loro borse, gonfie come le loro pance,
tirano fuori secoli di tappeto rosso,
Sotto il microfono,
Srotolano frasi perniciosamente costruite,
Poi evocano,
Cittadini storditi,
Odiosamente sparsi per le strade annerite,
della città umiliata nel giorno del trionfo,
rovistando negli angoli e nelle fessure,
stringendo le loro scatole,
per stendere il loro tappeto,
Sulle rovine dei docenti
della vergogna,
che, come al solito,
si presentano in un bar lussureggiante,
per divertirsi con povere ragazze,
bloccate in un limbo peripatetico,
sbadigliando per la loro vulnerabilità,
Siete la vergogna dei nostri tempi,
Lo scandalo della storia,
La perfidia dei secoli,
I fotografi non sono stati addestrati per il cartone,
Hanno bisogno di un buffone come editore,
Per farli funzionare,
E di un ministro della spazzatura,
Per farlo funzionare,
Allora perché i miei amici
Impiccarsi per questi artifici?
Viviamo per metterli in scena,
e creare uno spazio per i vagabondi,
per avere la meglio su questi pseudo-pensatori,
Poesia scritta da Khider Ben si said
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MASTER AND SLAVE(KHIDER'S ORIGINAL ENGLISH POETRY)
The Slave:
Tell us at least,
Where are you going to take us?
To hell or paradise?
What hell is in your eyes?
And what is paradise?
Hell is where you kill
So many innocents.
Don’t you feel?
I have to drive you to hell.
There you’ll realize
What paradise is.
The Despot:
I know that you need it.
The Slave:
I know that you robbed it.
The Despot:
And you carry on living,
For so long outside it.
The Slave:
So, need is mutual,
But you’re the king,
And I’m just an animal.
So, we change.
Let me go upstairs
To assist
Those enduring downstairs.
I’m here trying
To keep my feet on the floor.
I’m here waiting
To welcome
My hope at the door.
I’m here learning
How to say
Good wishes to the poor.
I’m getting old,
Trying,
Waiting,
Learning,
More and more.
I saw a crowd
Shouting,
Crying,
Losing
More and more.
Tell us at least,
What kind of knowledge
Do you have in mind
To occupy that side?
The Despot:
I’m getting worried.
So, we go as you would.
We shall change the story.
I think we could.
I’m sure if you agree,
Things would be good.
We shall press on misery.
I think we could.
I’m sorry for the dead,
And for the fact
That we were going ahead
To war!
The Slave:
Tell us at least,
What liberty is in your eyes?
Everywhere we play,
You beat me.
Everywhere you sin,
You correct me.
I’m the same
In all your preoccupations.
I’m ashamed
In all your resolutions.
I have no name
In all your constitutions.
Tell us at least,
What is preoccupying you
When I’m crying at home?
My ridiculous view...
I lost pleasure and desire.
I’m left with just one feeling,
Just one desire:
To be burned in fire.
Since there’s no way to revolution,
And there's no possible dignity
Without revolution.
If I ever stay,
Don’t add, please,
The least espression
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PAOLA,
De Khider Ben si said
PAOLA fleur immortelle,
Naquit sur un sol stérile,
Dans mon univers si cruel,
Elle tisse et répand ses fils,
Je prie qu’elle me reste fidèle,
Son parfum m’est utile,
Je prie qu’elle se rappelle,
Quand je lui parais malhabile,
Que mon cœur fait du miel,
N’est point si fragile,
Il peut battre de ses ailes,
Vaincre les périls,
Il viendra sous ton ciel,
Bâtir son asile.
PAOLA bel encens,
Naquit dans une fosse profonde,
Dans mon univers la vie sans,
Elle m’invente le monde,
Je prie qu’assez souvent,
De sa saveur elle m’inonde,
Mon cœur fait de romans,
Est à sa longueur d’onde,
S’il n’est pas dans son élément,
Ne l’accuse pas d’être immonde
Il sait les grottes et les monts,
Et toutes les vieilles qui commandent,
Il peut vaincre le démon,
Pour venir dans ta ronde.
PAOLA fleur singulière,
Naquit dans une voûte humide,
Dans mon univers sans prière,
Elle rafraichit mon corps aride,
Je prie qu’elle m’ôte les barrières,
De ce monde sordide,
Je prie qu’elle ne doutera guère,
Qu’elle soit sage quand elle décide,
Qu’elle ne se rende pas altière,
Quand je lui parais insipide,
Mon cœur fait de mystères,
Ne contient pas de vide,
Il s’effacera de ce désert,
Pour te joindre il est avide.
PAOLA fille d’Epicure,
Naquit sur une terre pas libre,
Dans mon univers sans voilure,
Elle soutient mon équilibre,
Je prie qu’elle se garde sûre,
Qu’elle protège pour moi sa fibre,
Si je lui parais immature,
Par sa philo qu’elle m’enivre,
Mon cœur fait d’aventures,
Se trouve dans un de ses livres,
Il sait les pièges et les murs,
Et les chemins qu’il doit suivre,
Il peut vaincre l’imposture,
Tout près d’elle il viendra vivre,
PAOLA fille d’empereurs,
Naquit sur une terre sans guide,
Dans mon univers sans fleurs,
Elle me rend la vie placide,
Je prie qu’elle me garde son cœur,
Si je suis un peu rigide,
Mon âme qui souffre cette heure,
Est assez intrépide,
Elle peut d’un élan fonceur,
Rapide et splendide,
Monter plus que toutes les hauteurs,
Construis par gens cupides,
Dans ton royaume de bonheur,
Il bâtira des bases solides.
PAOLA est une légende,
Qui ranime l’âme meurtrie,
Elle existe certes elle est grande,
Par l’âge et la foi pétrie,
On s’explique et on se gronde,
Depuis le temps qu’on s’écrit,
Puis l’on retrouve la longueur d’onde,
D’où l’amitié refleurie,
Qu’importe qu’elle soit brune ou blonde,
Tant qu’elle a de l’esprit,
Le verbe n’est pas à la mode,
Là où je suis inscrit,
C’est normal si je faconde,
Ai-je tort d’être si épris ?
Chacun de nous vit son monde,
Nous sommes mûrs et aguerris.
Poème dédié à toutes les PAOLA du monde