LA POLCUSENCUSTA DOPO (Versione completamente rielaborata)
ATTO II — SCENA 1
Il Centro dopo la Polcusencusta ha cambiato forma
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Scena
Sala principale del Centro Culturale Italiano.
Mattina.
Apparentemente tutto è normale.
Troppo normale.
I libri sono sugli scaffali.
Le sedie allineate.
I tavoli puliti.
Ma qualcosa
nell’atmosfera
è profondamente diverso.
Come se il Centro
avesse smesso
di obbedire silenziosamente.
Sul fondo,
una pentola vuota
di Polcusencusta.
Quasi venerata.
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Il DIRETTORE entra lentamente.
Osserva la sala.
Diffidente.
Come un uomo
che sospetta
di essere spiato
dalla cultura stessa.
IL DIRETTORE
Il centro funziona…
(pausa)
ma non come prima.
LA VICE DIRETTRICE
(calma)
Per fortuna.
IL DIRETTORE
No, parlo seriamente.
(pausa)
C’è qualcosa di strano.
LA BIBLIOTECARIA
(sistemando dei libri)
I libri si spostano da soli.
Silenzio.
IL DIRETTORE
Come sarebbe a dire
“si spostano da soli” ?
LA BIBLIOTECARIA
Ieri sera
la grammatica italiana
era accanto alla poesia siciliana.
Stamattina…
era vicino alla cucina marocchina.
IL DIRETTORE
E chi l’ha spostata?
LA BIBLIOTECARIA
Non lo so.
(pausa)
Ma credo
che si sentisse sola.
Silenzio inquietante.
Entra lo STUDENTE.
Sereno.
Con un libro sotto il braccio
e un cucchiaio in tasca.
LO STUDENTE
Buongiorno.
IL DIRETTORE
(osservandolo)
Perché hai un cucchiaio ?
LO STUDENTE
Per sicurezza culturale.
IL DIRETTORE
Non voglio sapere.
LO STUDENTE
(osservando la sala)
Il Centro sta migliorando.
IL DIRETTORE
Il Centro sta mutando.
È diverso.
LO STUDENTE
Sì.
(pausa)
Finalmente.
IL SEGRETARIO
(entra agitato con dei fogli)
Problema !
IL DIRETTORE
Un altro ?!
IL SEGRETARIO
I registri amministrativi
sono incomprensibili.
IL DIRETTORE
In che senso ?!
IL SEGRETARIO
(leggendo)
“Livello di partecipazione :
croccante.”
(pausa)
“Capacità relazionale :
a fuoco lento.”
(pausa)
“Competenze linguistiche :
marinate nel dialogo.”
Silenzio.
IL DIRETTORE
Chi ha scritto queste cose?!
LO STUDENTE
(alzando lentamente la mano)
Forse…
la cultura.
IL DIRETTORE
No.
No no no.
La cultura non compila documenti !
LA VICE DIRETTRICE
Forse perché finora
li compilavate voi.
Silenzio.
LO PSICHIATRA entra lentamente.
Osserva la sala.
Respira profondamente.
LO PSICHIATRA
Peggiora.
IL DIRETTORE
Lo sapevo!
LO PSICHIATRA
No.
(pausa)
Migliora.
Ma in modo ingestibile.
L’AUTISTA
(entra lentamente)
Scusate…
(pausa)
perché nella sala conferenze
stanno cucinando melanzane ?
Silenzio.
Tutti si guardano.
LA BIBLIOTECARIA
Perché ieri
nella cucina
si parlava di semiotica.
L’AUTISTA
Ah.
(pausa)
Allora è normale.
IL DIRETTORE
NO !
NON È NORMALE !
Silenzio.
Lo STUDENTE si avvicina lentamente
alla pentola vuota.
La osserva.
LO STUDENTE
Sapete qual è il problema ?
IL DIRETTORE
Sì.
Tutto.
LO STUDENTE
No.
(pausa)
Continuate a pensare
che il Centro
sia un luogo.
Silenzio.
LA VICE DIRETTRICE
(sottovoce)
E invece ?
LO STUDENTE
È diventato
un passaggio.
Silenzio lungo.
La frase resta sospesa.
IL SEGRETARIO
(confuso)
Non capisco.
LO STUDENTE
Nemmeno noi.
(pausa)
Ed è per questo
che sta funzionando.
Dal fondo,
lentamente,
si sente di nuovo
il bollire della Polcusencusta.
Ma la pentola è vuota.
Silenzio generale.
L’AUTISTA
(terrorizzato)
La sentite anche voi ?
LO PSICHIATRA
(prendendo appunti)
Sì.
(pausa)
La fermentazione continua
anche senza materia.
IL DIRETTORE
(sedendosi lentamente)
Madonna santa…
abbiamo cucinato un’idea.
Buio.
FINE SCENA 1 — ATTO II
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ATTO II — SCENA 2
L’arrivo della Commissione Culturale
SCENA 2
La Commissione entra nel Centro
Scena
Sala principale del Centro Culturale.
Tensione.
Ordine artificiale.
Troppo artificiale.
Qualcuno ha tentato disperatamente
di rimettere tutto “in ordine”:
libri allineati, tavoli puliti, documenti impilati. Ma sotto questa superficie,
il caos continua a respirare.
La pentola della Polcusencusta
è stata nascosta sotto un tavolo.
Si vede comunque.
Il DIRETTORE cammina nervosamente.
Il SEGRETARIO sistema compulsivamente dei fogli.
La VICE DIRETTRICE osserva tutto
con calma inquietante.
IL DIRETTORE
Arriveranno tra pochi minuti.
IL SEGRETARIO
Ho preparato :
i registri,i programmi,le statistiche,i bilanci,e anche una cartella intitolata “Normalità”.
IL DIRETTORE
Ottimo.
LA VICE DIRETTRICE
Molto sospetto.
IL SEGRETARIO
Come?
LA VICE DIRETTRICE
Un luogo veramente normale
non ha bisogno
di una cartella chiamata “Normalità”.
Silenzio.
IL DIRETTORE
Per favore.
Oggi niente filosofia.
LO STUDENTE
(entra tranquillamente)
Troppo tardi.
IL DIRETTORE
Perché sei così tranquillo ?!
Sta arrivando la Commissione Ministeriale !
LO STUDENTE
Sì.
(pausa)
Sono curioso di vedere
come misurano l’invisibile.
IL SEGRETARIO
Misurano tutto.
LO STUDENTE
Poverini.
Rumore di passi fuori scena.
Silenzio totale.
Entrano due ISPETTORI.
Vestiti in modo impeccabile.
Volti rigidi.
Cartelle rigide.
Persino il modo di respirare
sembra protocollare.
ISPETTORE 1
Centro Culturale Italiano?
IL DIRETTORE
(quasi militare)
Sì, signore.
Benvenuti.
ISPETTORE 2
(osservando la sala)
Struttura…
non convenzionale.
LA VICE DIRETTRICE
Grazie.
ISPETTORE 2
Non era un complimento.
LA VICE DIRETTRICE
Ancora meglio.
Silenzio teso.
L’ISPETTORE 1 apre lentamente un dossier.
ISPETTORE 1
Obiettivo pedagogico del Centro?
IL DIRETTORE
(pronto a rispondere)
Promozione della lingua e della cultura ital—
LO STUDENTE
(interrompendolo)
Capire senza ridurre.
Silenzio.
Gli ispettori lo guardano lentamente.
ISPETTORE 2
Non è un obiettivo amministrativo.
LO STUDENTE
Nemmeno la fame.
Eppure esiste.
ISPETTORE 1
(scrivendo)
Soggetto :
tendenza metaforica persistente.
LA BIBLIOTECARIA
(sottovoce)
Peggiora quando mangia.
ISPETTORE 2
Metodo didattico?
LA VICE DIRETTRICE
Lingua.
Cucina.
Esperienza.
ISPETTORE 1
Cucina ?
ISPETTORE 2
La cucina non è pedagogia.
LO STUDENTE
Dipende da cosa si cucina.
Silenzio.
L’ISPETTORE 1 osserva lentamente la sala.
Nota un cucchiaio
dentro una grammatica italiana.
ISPETTORE 1
Che cos’è questo?
LA BIBLIOTECARIA
Un segnalibro mediterraneo.
L’ISPETTORE 2 scopre lentamente
la pentola nascosta.
Silenzio drammatico.
ISPETTORE 2
Cos’è…
quella?
Silenzio generale.
Come se tutti fossero stati scoperti
in un traffico internazionale di idee.
LA VICE DIRETTRICE
Polcusencusta.
ISPETTORE 1
Nome ufficiale ?
LO STUDENTE
Ancora no.
(pausa)
Sta cercando la sua identità.
ISPETTORE 2
È autorizzata?
LA VICE DIRETTRICE
Dipende.
ISPETTORE 2
Da cosa?
LA VICE DIRETTRICE
Dal livello di paura
del Ministero.
Silenzio glaciale.
L’ISPETTORE 1 prende appunti
sempre più velocemente.
ISPETTORE 1
Abbiamo ricevuto segnalazioni.
IL DIRETTORE
(nervoso)
Segnalazioni ?
ISPETTORE 1
Sì.
(pausa)
Pare che in questo Centro :
gli studenti discutano con i docenti,i libri cambino posto,le lezioni finiscano in cucina,e alcuni dipendenti abbiano iniziato a usare metafore spontanee.
Silenzio.
LO PSICHIATRA
(entusiasta)
Quindi il fenomeno
si sta espandendo.
ISPETTORE 2
Fenomeno?
LO PSICHIATRA
Sì.
(pausa)
La Polcusencusta
sembra modificare
la percezione relazionale della lingua.
ISPETTORE 1
In termini amministrativi ?
LO PSICHIATRA
In termini umani.
Silenzio teso.
Gli ispettori si guardano.
Molto preoccupati.
ISPETTORE 2
Questo Centro
rischia di diventare incontrollabile.
LO STUDENTE
(sorridendo)
Forse.
(pausa)
Oppure finalmente vivo.
Silenzio.
Longissimo.
L’ISPETTORE 1 chiude lentamente il dossier.
ISPETTORE 1
Decisione…
sospesa.
Gli ispettori si voltano lentamente.
Stanno per uscire.
Poi l’ISPETTORE 2 si ferma.
Annusa l’aria.
Silenzio.
ISPETTORE 2
…
IL DIRETTORE
(terrorizzato)
No.
No.
Non lo faccia.
ISPETTORE 2
Che profumo è ?
Silenzio assoluto.
La VICE DIRETTRICE sorride lentamente.
Come qualcuno
che sa
che ormai è troppo tardi.
Buio.
FINE SCENA 2 — ATTO II
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ATTO II — SCENA 3
Dopo l’ispezione: la frattura interna
Versione rielaborata
SCENA
Il Centro comincia a dubitare di sé stesso
Scena
Sala del Centro Culturale.
Sera.
Luce più fredda.
I personaggi sono immobili.
Come se l’uscita della Commissione
avesse lasciato dietro di sé
una specie di vuoto amministrativo.
Sul tavolo :
dossier aperti, cucchiai, registri, fogli pieni di annotazioni assurde. Silenzio lungo.
Molto lungo).
IL DIRETTORE
(a bassa voce)
Non è andata
come speravo.
LA VICE DIRETTRICE
No.
(pausa)
È andata peggio.
Silenzio.
Il DIRETTORE la guarda,
spaventato.
IL DIRETTORE
Peggio ?!
LA VICE DIRETTRICE
Sì.
(pausa)
Hanno cominciato ad annusare.
Silenzio.
IL SEGRETARIO
(confuso)
Annusare cosa?
LA BIBLIOTECARIA
Il cambiamento.
IL SEGRETARIO
Il cambiamento
non ha odore.
LO STUDENTE
Invece sì.
(pausa)
Sa di paura
all’inizio.
Poi lentamente…
di libertà.
Silenzio.
IL MEDICO
(prendendo appunti)
Sintomo confermato.
La metafora è ormai permanente.
IL DIRETTORE
(esasperato)
Dottore !
Non scriva “metafora permanente” !
Siamo un’istituzione seria !
IL MEDICO
Lo eravate.
Silenzio.
Il DIRETTORE si siede lentamente.
Distrutto.
IL DIRETTORE
Riceveremo rapporti.
Ispezioni.
Nuove verifiche.
Forse anche una ristrutturazione.
L’AUTISTA
(preoccupato)
Che significa “ristrutturazione” ?
IL SEGRETARIO
(sottovoce)
Cambiare tutto
senza dire che stanno distruggendo qualcosa.
Silenzio.
LA BIBLIOTECARIA
E se chiudessero il Centro?
Silenzio.
La frase pesa.
IL DIRETTORE
È possibile.
LO STUDENTE
(calmo)
No.
Tutti si voltano verso di lui.
IL DIRETTORE
Come “no” ?
LO STUDENTE
Non possono chiudere
quello che non capiscono.
IL SEGRETARIO
È esattamente quello
che fanno le istituzioni.
Silenzio.
LA VICE DIRETTRICE
(osservando lentamente la sala)
Sapete qual è il vero problema ?
Nessuno risponde.
LA VICE DIRETTRICE
Che abbiamo creato qualcosa…
(pausa)
che non sappiamo più spiegare.
Silenzio.
IL MEDICO
Le migliori trasformazioni
funzionano così.
IL DIRETTORE
No.
Le migliori trasformazioni
hanno formulari chiari.
LO STUDENTE
No.
Quelle sono le migliori amministrazioni.
Silenzio.
LA BIBLIOTECARIA
(sottovoce)
Forse il Centro
sta diventando troppo umano.
IL SEGRETARIO
È una frase molto pericolosa.
LA BIBLIOTECARIA
Lo so.
Lungo silenzio.
Dal fondo,
si sente di nuovo
il leggero bollire della Polcusencusta.
Ma nessuno sta cucinando.
L’AUTISTA
(terrorizzato)
Ancora…
IL MEDICO
(calmo)
Sì.
(pausa)
Ormai il Centro
continua da solo.
IL DIRETTORE
Non dica così.
La prego.
LO STUDENTE
(avanza lentamente)
Prima credevamo
che la cultura
fosse qualcosa
da custodire.
(pausa)
Adesso forse…
è qualcosa
da attraversare.
Silenzio.
La VICE DIRETTRICE lo guarda.
Con attenzione.
Quasi con inquietudine.
LA VICE DIRETTRICE
E se attraversarla
significasse perderla ?
LO STUDENTE
(sorride appena)
O ritrovarla
in un’altra forma.
Silenzio lungo.
Tutti guardano lentamente
la sala del Centro.
Come se la vedessero
per la prima volta.
La luce cambia impercettibilmente.
Le ombre deventanno più dolce.
Più muovente.
Comme si le bâtiment lui-même
était en train de penser.
Buio.
FINE SCENA 3 — ATTO II
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ATTO II — SCENA 4
La decisione
Aprire o richiudere
Scena
Sala riunioni del Centro Culturale.
Grande tavolo.
Pile di dossier.
Tazze di caffè fredde.
Un cucchiaio dimenticato
dentro un fascicolo ministeriale.
Fuori,
piove lentamente.
Atmosfera pesante.
Come se il Centro
fosse arrivato
a un punto di non ritorno.
Tutti sono seduti.
Nessuno parla.
Silenzio lungo.
IL DIRETTORE
(guardando i documenti)
La Commissione
ha inviato una richiesta ufficiale.
IL SEGRETARIO
(nervoso)
“Riorganizzazione immediata
del progetto culturale.”
L’AUTISTA
Che significa ?
LA BIBLIOTECARIA
Significa:
rendere di nuovo tutto morto
ma comprensibile.
Silenzio.
IL DIRETTORE
Non usare quella parola.
LA BIBLIOTECARIA
Quale?
IL DIRETTORE
“Morto”.
LO STUDENTE
Eppure…
(pausa)
è proprio quello
che succede spesso
alle istituzioni culturali.
Silenzio teso.
IL MEDICO
(calmo)
Quando una struttura
ha più paura del cambiamento
che della sterilità…
(pausa)
comincia lentamente
a mummificarsi.
L’AUTISTA
(sottovoce)
Madonna…
sembra una malattia egizia.
IL SEGRETARIO
(leggendo il rapporto)
“La Commissione consiglia :
ripristino dell’ordine pedagogico,separazione tra spazio culinario e spazio linguistico,eliminazione degli elementi destabilizzanti.”
Silenzio.
Tutti si voltano lentamente
verso lo STUDENTE.
LO STUDENTE
Io sarei
“l’elemento destabilizzante” ?
IL DIRETTORE
Tecnicamente…
(pausa)
sì.
LO STUDENTE
(orgoglioso)
Finalmente un diploma interessante.
La VICE DIRETTRICE ride piano.
Per la prima volta
senza trattenersi davvero.
LA VICE DIRETTRICE
Sapete qual è il problema?
IL DIRETTORE
Ne abbiamo parecchi.
LA VICE DIRETTRICE
No.
(pausa)
Il problema vero
è che adesso sappiamo
che un altro modo di vivere la cultura
è possibile.
Silenzio.
IL SEGRETARIO
E allora?
LA VICE DIRETTRICE
E allora…
(pausa lunga)
non possiamo fingere
di non averlo visto.
Silenzio profondo.
La pioggia continua fuori.
IL DIRETTORE
(stanco)
Io volevo solo
gestire un Centro tranquillo.
Con corsi.
Con registri.
Con certificati.
LO STUDENTE
E invece
ha aperto una frontiera.
IL DIRETTORE
Io non volevo frontiere !
LA BIBLIOTECARIA
Nessuno le vuole mai.
(pausa)
Finché non ci sbatte contro.
Silenzio.
IL MEDICO
Le trasformazioni irreversibili
cominciano sempre così.
Piccoli incidenti.
Piccole contaminazioni.
Piccoli errori.
LO STUDENTE
Come una preposizione sbagliata.
LA VICE DIRETTRICE
O una ricetta impossibile.
Silenzio.
Poi lentamente,
la VICE DIRETTRICE si alza.
Guarda tutti.
Uno per uno.
LA VICE DIRETTRICE
(con calma assoluta)
Dobbiamo scegliere.
IL SEGRETARIO
Tra cosa?
LA VICE DIRETTRICE
Tra proteggere il Centro…
(pausa)
o aprirlo davvero.
Silenzio.
La frase resta sospesa
come una porta socchiusa.
IL DIRETTORE
Aprirlo
significa perderne il controllo.
LO STUDENTE
Forse.
(pausa)
Ma controllare tutto
non è la stessa cosa
che far vivere qualcosa.
Silenzio lungo.
La pioggia si ferma.
Per la prima volta,
si sente il vento entrare
dalle finestre del Centro.
L’AUTISTA
(guardando fuori)
La porta…
Tutti si voltano.
La grande porta del Centro,
in fondo alla scena,
si è aperta leggermente da sola.
Silenzio assoluto.
IL SEGRETARIO
(terrorizzato)
L’avete vista anche voi?
IL MEDICO
(prendendo appunti)
Sì.
(pausa)
La struttura
comincia ad aprirsi spontaneamente.
IL DIRETTORE
Io mi dimetto.
LA VICE DIRETTRICE
(sorridendo lentamente)
No.
(pausa)
Adesso comincia finalmente
il suo vero lavoro.
Silenzio.
Lo STUDENTE si avvicina lentamente
alla porta socchiusa.
La guarda.
Come si guarda il mare
prima di partire.
LO STUDENTE
(sottovoce)
Forse…
la cultura
non era fatta
per restare chiusa.
Buio lento.
FINE SCENA 4 — ATTO II
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ATTO II — SCENA 5
Il Centro si apre al mondo
SCENA
Entrano gli altri
Scena
Mattina.
Le grandi porte del Centro Culturale
sono aperte.
Completamente aperte.
Per la prima volta,
non c’è reception.
Non c’è controllo.
Non c’è silenzio obbligatorio.
L’aria entra.
Le voci della strada entrano.
Il Centro sembra meno un’istituzione
e più una piazza.
Sul fondo,
la pentola della Polcusencusta
continua lentamente a fumare.
Come un altare popolare.
La BIBLIOTECARIA osserva la porta aperta.
Inquieta.
Meravigliata.
LA BIBLIOTECARIA
Sembra più grande.
LA VICE DIRETTRICE
Perché finalmente respira.
Entra una DONNA ANZIANA.
Poi un RAGAZZO.
Poi un VENDITORE AMBULANTE.
Poi una BAMBINA.
Entrano lentamente.
Guardano il Centro
come si guarda un luogo
in cui normalmente
non si avrebbe il diritto di entrare.
IL DIRETTORE
(sottovoce, terrorizzato)
Perché stanno entrando ?
LO STUDENTE
Perché la porta è aperta.
IL DIRETTORE
Sì ma…
(pausa)
non sono iscritti.
LA VICE DIRETTRICE
Nemmeno il vento.
Silenzio.
La BAMBINA si avvicina lentamente
agli scaffali della biblioteca.
Tocca un libro.
LA BAMBINA
Si possono aprire?
Silenzio generale.
La domanda sembra quasi rivoluzionaria.
LA BIBLIOTECARIA
(con dolcezza)
Sì.
(pausa)
Sono fatti per questo.
La BAMBINA apre il libro al contrario.
IL SEGRETARIO
(istintivamente)
No no no!
Così è sbagli—
Si ferma.
Silenzio.
Tutti lo guardano.
LO STUDENTE
(sorridendo)
Continui.
IL SEGRETARIO
Io…
(pausa)
non sono più sicuro
di sapere
cosa significhi “sbagliato”.
Silenzio.
Il VENDITORE AMBULANTE annusa l’aria.
IL VENDITORE
Che profumo è?
L’AUTISTA
È lunga da spiegare.
IL VENDITORE
Allora fatemela assaggiare.
Silenzio.
La VICE DIRETTRICE prende lentamente
un cucchiaio.
Serve la Polcusencusta.
Il VENDITORE assaggia.
Chiude gli occhi.
Silenzio assoluto.
IL VENDITORE
(commosso)
…
IL DIRETTORE
(preoccupato)
Anche lui adesso.
IL VENDITORE
Sento…
(pausa)
mia nonna.
Silenzio.
LA BIBLIOTECARIA
(sottovoce)
Succede spesso.
IL VENDITORE
E anche Palermo.
E Orano.
E il porto.
E le estati
quando non avevamo niente
ma mangiavamo tutti insieme.
Silenzio lungo.
La sala cambia lentamente atmosfera.
Non sembra più un Centro Culturale.
Sembra memoria collettiva.
LA DONNA ANZIANA
(avvicinandosi lentamente)
Questa non è cucina.
LA VICE DIRETTRICE
No.
LA DONNA ANZIANA
È nostalgia organizzata.
Silenzio.
LO PSICHIATRA prende appunti febbrilmente.
LO PSICHIATRA
Straordinario…
Il piatto attiva
ricordi culturali transgenerazionali.
L’AUTISTA
In parole normali ?
LO PSICHIATRA
Fa parlare il passato.
La BAMBINA intanto
ha costruito una piccola torre
con dei dizionari.
IL DIRETTORE
(terrorizzato)
No no no no !
I dizionari non sono giocattoli!
LA BAMBINA
Perché?
Silenzio.
Il DIRETTORE resta bloccato.
Incapace di rispondere.
LO STUDENTE
Lasci la domanda aperta.
Silenzio.
La BAMBINA prende un dizionario.
Lo apre a caso.
Legge male.
Molto male.
LA BAMBINA
“Pre-po-si-zio-ne:
piccolo ponte
che impedisce alle parole
di sentirsi sole.”
Silenzio totale.
IL SEGRETARIO
Quella definizione
non esiste.
LA BIBLIOTECARIA
(sottovoce)
Adesso sì.
Silenzio.
Fuori,
si sentono altre voci.
Altre persone arrivano.
Il Centro continua a riempirsi lentamente.
Senza ordine.
Senza autorizzazioni.
Senza programma.
IL DIRETTORE
(quasi tremando)
Non controlliamo più niente.
LA VICE DIRETTRICE
(con calma luminosa)
Esatto.
(pausa)
Adesso il Centro
ha cominciato davvero a vivere.
La luce si allarga lentamente.
Il dedans et le dehors
commencent à se mélanger.
Les livres.
La cuisine.
Les voix.
La rue.
Tout circule désormais ensemble.
Buio lento.
FINE SCENA 5 — ATTO II
—————————————————————————————————————-
ATTO II — SCENA 6
La contaminazione amministrativa
SCENA
Gli ispettori cominciano a cambiare.
Sala amministrativa del Centro.
O almeno…
quello che una volta
era la sala amministrativa.
Adesso:
fascicoli ministeriali convivono con spezie, registri accanto a cucchiai, timbri ufficiali immersi nel vapore. Sul tavolo centrale:
una grande pentola di Polcusencusta.
Gli ISPETTORI sono tornati.
Ma qualcosa in loro
è diverso.
Molto diverso.
L’ISPETTORE 1 tenta disperatamente
di mantenere la compostezza.
L’ISPETTORE 2 invece
sembra inquietamente attratto dal profumo.
Il DIRETTORE li osserva
come si osservano due uomini
entrati troppo vicino a un vulcano.
IL DIRETTORE
Grazie per essere tornati.
ISPETTORE 1
(molto rigido)
Visita supplementare.
Verifica finale.
ISPETTORE 2
(annusando l’aria)
Sì…
(pausa)
verifica aromatica.
Silenzio.
L’ISPETTORE 1 lo guarda lentamente.
ISPETTORE 1
Cosa significa
“verifica aromatica”?
ISPETTORE 2
(confuso)
Io…
(pausa)
non lo so.
LO PSICHIATRA
(prendendo appunti)
Interessante.
La contaminazione lessicale
è iniziata.
ISPETTORE 1
Non siamo contaminati.
Siamo funzionari statali.
LO STUDENTE
Per ora.
Silenzio.
L’ISPETTORE 1 apre un dossier.
Legge.
Sempre più lentamente.
ISPETTORE 1
“Rapporto preliminare:
il Centro manifesta
una grave instabilità metodologica…”
(pausa)
“…ma produce
un inatteso senso di appartenenza collettiva.”
Silenzio.
ISPETTORE 1
Chi ha scritto questa frase ?!
IL SEGRETARIO
(sottovoce)
Lei.
Silenzio devastante.
ISPETTORE 1
No.
Io non scriverei mai
“senso di appartenenza collettiva”.
LA BIBLIOTECARIA
Benvenuto.
L’ISPETTORE 2 si avvicina lentamente
alla pentola.
Ipnotizzato.
ISPETTORE 2
È ancora calda ?
LA VICE DIRETTRICE
Sì.
ISPETTORE 1
Non la tocchi.
ISPETTORE 2
È per motivi scientifici.
LO STUDENTE
Certo.
La scienza comincia sempre così.
L’ISPETTORE 2 assaggia lentamente.
Silenzio assoluto.
Tutti lo osservano.
Lui chiude gli occhi.
Respira profondamente.
Molto profondamente.
ISPETTORE 2
…
ISPETTORE 1
Allora ?!
ISPETTORE 2
(commosso suo malgrado)
Sento…
(pausa lunga)
mia madre
che litigava in dialetto
mentre cucinava.
Silenzio.
ISPETTORE 1
Oh Dio.
ISPETTORE 2
E sento anche…
(pausa)
la mensa della scuola.
E il porto.
E il mare.
E un’estate
che non ricordavo più.
LO PSICHIATRA
(entusiasta)
Perfetto!
La memoria sensoriale
ha sfondato la barriera burocratica!
ISPETTORE 1
Dottore,
lei sta parlando
come un trafficante di emozioni.
LO PSICHIATRA
Grazie.
L’ISPETTORE 1 tenta di restare lucido.
Prende un modulo ufficiale.
Comincia a scrivere.
ISPETTORE 1
(leggendo mentre scrive)
“Conclusione provvisoria:
la situazione resta…”
(pausa)
“…sapida.”
Silenzio totale.
ISPETTORE 1
…
IL DIRETTORE
L’ha scritto davvero.
ISPETTORE 1
(terrorizzato)
No.
No no.
Io volevo scrivere :
“stabile”.
LO STUDENTE
Ma non era vero.
Silenzio.
L’ISPETTORE 1 guarda il foglio.
Poi la pentola.
Poi il Centro.
Come un uomo
che sente il pavimento
spostarsi lentamente sotto di lui.
ISPETTORE 1
(sottovoce)
Che cosa avete fatto qui?
LA VICE DIRETTRICE
Abbiamo smesso
di separare le cose vive.
Silenzio.
ISPETTORE 2
(con dolcezza inattesa)
Forse…
(pausa)
abbiamo corretto troppo
per tutta la vita.
Silenzio lungo.
La frase colpisce tutti.
Anche il DIRETTORE.
Anche la BIBLIOTECARIA.
Anche lo STUDENTE.
LO STUDENTE
E forse…
(pausa)
non abbiamo ascoltato abbastanza.
Silenzio.
L’ISPETTORE 1 prende lentamente
un cucchiaio.
Lo guarda.
Come se fosse
un documento pericoloso.
Poi…
assaggia.
Silenzio assoluto.
IL DIRETTORE
(disperato)
Li abbiamo persi.
LO PSICHIATRA
(sorridendo)
No.
(pausa)
Li abbiamo finalmente trovati.
La luce cambia lentamente.
La sala amministrativa
non sembra più un ufficio.
Sembra una cucina filosofica
dove l’Europa
e il Mediterraneo
hanno smesso di litigare.
Buio lento.
FINE SCENA 6 — ATTO II
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ATTO II — SCENA 7
La crisi del Direttore
SCENA
Il Direttore crolla lentamente
Notte.
Il Centro Culturale è quasi vuoto.
Quasi.
Le porte restano aperte.
Da fuori entrano :
aria, rumori lontani, frammenti di conversazioni, odore di pioggia e di cucina. La grande sala è immersa
in una luce soffusa.
Sul tavolo:
documenti abbandonati, registri aperti, una cravatta, una ciotola vuota di Polcusencusta. Il DIRETTORE è solo.
Seduto.
Immobile.
Per la prima volta nella pièce,
sembra vecchio.
Molto vecchio.
Silenzio lungo.
Entra lentamente lo STUDENTE.
Non parla subito.
LO STUDENTE
Non dorme ?
IL DIRETTORE
(senza alzare lo sguardo)
No.
(pausa)
I direttori non dormono.
Archiviano l’ansia.
Silenzio.
LO STUDENTE
Posso sedermi ?
IL DIRETTORE
Ormai tutti fanno quello che vogliono qui dentro.
Lo STUDENTE si siede lentamente.
Silenzio.
IL DIRETTORE
Sai qual è il problema ?
LO STUDENTE
Ce ne sono parecchi.
IL DIRETTORE
(sorride amaramente)
Cominci a rispondere
come la Vice Direttrice.
Silenzio.
IL DIRETTORE
Quando ero giovane…
(pausa)
volevo cambiare la cultura.
Lo STUDENTE lo guarda.
Sorprendentemente attentivo.
IL DIRETTORE
Pensavo :
aprire luoghi,far circolare idee,creare incontri…
(pausa)
Poi sono arrivati :
i regolamenti,le autorizzazioni,i bilanci,i timbri,le verifiche,le commissioni…
(pausa lunga)
E lentamente…
sono diventato
il guardiano della porta.
Silenzio.
Le parole restent suspendues
dans la salle vide.
LO STUDENTE
E adesso?
IL DIRETTORE
Adesso…
(pausa)
la porta si è aperta da sola.
Silenzio.
LO STUDENTE
Le fa paura ?
IL DIRETTORE
Sì.
(pausa)
Molta.
Silenzio.
Poi il DIRETTORE prende lentamente
la cravatta sul tavolo.
La osserva.
IL DIRETTORE
Sai una cosa ridicola ?
LO STUDENTE
Le cose importanti
cominciano spesso così.
IL DIRETTORE
(sorridendo stancamente)
Per trent’anni
ho corretto persone.
(pausa)
Il modo di parlare.
Il modo di scrivere.
Il modo di presentarsi.
Il modo di esistere.
Silenzio.
IL DIRETTORE
E adesso arrivate voi…
con una pentola impossibile…
e improvvisamente…
la gente entra.
Respira.
Ride.
Resta.
Silenzio.
LO STUDENTE
Forse avevano fame.
IL DIRETTORE
(alzando lentamente gli occhi)
Sì.
(pausa)
Ma non di grammatica.
Silenzio lungo.
Dal fondo del Centro,
si sentono :
alcune risate, una pentola, qualcuno che canta