SCHEDA TECNICA E PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
I Géronti e il nipote del Saggio-VeggenteOpera teatrale, visiva e poetica
Testo, concezione scenica e direzione artistica: Khider Ben si said
1. PRESENTAZIONE DELLA PERFORMANCE
I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente è un’opera teatrale, visiva e poetica che esplora la confisca della memoria, la falsificazione degli eredità collettivi e la lotta tra trasmissione autentica e potere senile.
In un mondo in cui la verità vacilla sotto il peso dei racconti imposti, una casta di géronti regna ancora sui frammenti di un sapere antico che pretende di preservare, mentre lo deforma da generazioni per legittimare la propria autorità.
Dietro riti, dogmi e cerimonie della memoria, gli antichi custodi sono diventati amministratori di un passato rimodellato, irrigidito, strumentalizzato.
Nel cuore di questo universo crepuscolare appare una figura inattesa: il nipote del Saggio-Veggente.
Erede di una parola dimenticata e di una memoria più antica di quella controllata dai géronti stessi, egli avanza tra loro con l’inquietudine di chi comincia a comprendere che alcune verità sono state sepolte sotto i racconti ufficiali.
Tra silenzi, fratture, manipolazioni e rivelazioni, prende forma una lotta invisibile.
Perché quando la memoria diventa potere, la storia smette di illuminare i popoli:
comincia invece a imprigionarli.
Opera dai toni poetici, filosofici e politici, I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente interroga i meccanismi della dominazione simbolica, la trasmissione corrotta del sapere, la paura del rinnovamento e i sistemi che sopravvivono trasformando la memoria collettiva in strumento di obbedienza.
Un viaggio in cui i vecchi parlano ancora… ma in cui il futuro comincia finalmente ad ascoltare in modo diverso.
2. NOTA PERSONALE DELL’AUTORE
Sono nato in una terra in cui la parola precede spesso la scrittura, dove la memoria circola attraverso le voci, i silenzi e i racconti trasmessi di generazione in generazione.
Molto presto ho compreso che un’eredità collettiva può diventare tanto uno spazio di trasmissione quanto uno strumento di dominio.
Questa consapevolezza attraversa profondamente il mio lavoro artistico.
Attraverso il teatro, la poesia, l’immagine e la drammaturgia visiva, cerco di interrogare i meccanismi invisibili che modellano le coscienze: la costruzione dei racconti, la manipolazione della memoria, la confisca del sapere e il modo in cui certe autorità utilizzano il passato per immobilizzare il presente.
I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente nasce da una domanda semplice:
Che cosa accade a una civiltà quando coloro che pretendono di proteggerne l’eredità iniziano a deformarla per conservare il proprio potere?
In quest’opera, i géronti incarnano una casta di vecchi senili che hanno trasformato la memoria collettiva in apparato di controllo. Hanno svuotato i simboli del loro significato vivente, irrigidito i racconti e trasformato la trasmissione in ripetizione.
Di fronte a loro appare AXEL.
Non come un eroe classico, ma come una coscienza che comincia a vedere le crepe nascoste dietro le verità ufficiali.
Questa creazione esplora la falsificazione della storia, la trasmissione corrotta, la paura del rinnovamento, il silenzio collettivo, la scomparsa dei linguaggi simbolici e la necessità di reinventare una memoria capace di restare viva.
Non cerco di condannare gli anziani.
Cerco di distinguere la saggezza autentica dalle strutture senili che continuano a parlare in suo nome.
Il mio lavoro artistico non cerca soltanto di essere visto.
Cerca di trasmettere un’inquietudine.
E forse anche… una vigilanza.
3. NOTA DI REGIA / NOTA D’INTENZIONE
Mettere in scena I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente non significa raccontare una storia lineare.
Significa penetrare un territorio di memoria confiscata.
Uno spazio in cui i racconti sono stati lentamente deformati da coloro che pretendevano di preservarli.
In quest’opera, i personaggi non rappresentano soltanto individui. Incarnano forze storiche, simboliche e politiche.
I géronti non sono gli anziani nel senso nobile del termine.
Sono gli eredi degenerati di una funzione sacra.
Vecchi senili, hanno monopolizzato il patrimonio simbolico, trasformato la trasmissione in apparato di controllo e rimodellato la memoria collettiva per prolungare il proprio dominio.
Parlano ancora in nome della saggezza…
ma non trasmettono altro che le sue rovine deformate.
Il nipote del Saggio-Veggente rappresenta una coscienza nascente. Non cerca di distruggere l’eredità. Cerca di ritrovare ciò che essa era prima della sua falsificazione.
Il Saggio-Veggente abita invece una frontiera fragile: tra verità e silenzio, memoria vivente e memoria manipolata, trasmissione e confisca, eredità e crollo.
La messinscena è pensata come una drammaturgia del turbamento.
Lo spettacolo deve dare la sensazione di un mondo in cui i simboli sopravvivono ancora, ma il loro senso si sta sgretolando.
Lo spazio scenico diventa un luogo di memoria malata: un territorio sospeso tra rito, rovina, cerimonia, archivio e incubo storico.
La luce non deve mai illuminare completamente. Taglia, isola, rivela frammenti di verità prima di ricondurli nell’oscurità.
Le voci devono talvolta sembrare provenire da un ricordo, da un sogno, da un tribunale invisibile o da una memoria collettiva sepolta sotto i racconti ufficiali.
Il canto dei bambini occupa un posto essenziale. Rappresenta ciò che il potere non è ancora riuscito a corrompere del tutto: l’innocenza del legame umano, la memoria sensibile, la possibilità di una trasmissione ancora viva.
Attraverso quest’opera non cerco di opporre le generazioni. Interrogo i sistemi che utilizzano il passato per impedire al futuro di esistere.
Cerco di mostrare come certe strutture di potere sopravvivano trasformando la paura in dottrina, il silenzio in disciplina e la storia in strumento di obbedienza.
Lo spazio scenico non appartiene volutamente a nessuna epoca precisa.
Può essere antico.
Può essere contemporaneo.
Può essere già domani.
Perché questa storia non parla di un solo popolo. Parla di tutti i luoghi in cui la memoria è stata utilizzata per governare le coscienze.
Quest’opera non cerca di offrire risposte.
Cerca di risvegliare una vigilanza.
Come una voce che continua a sussurrare nell’oscurità:
« Resta sveglio. »
4. BIOGRAFIA ARTISTICA
Khider Ben si said è autore, drammaturgo e creatore visivo. Il suo lavoro si situa al crocevia tra teatro, poesia, narrazione simbolica e riflessione antropologica.
Proveniente da una cultura in cui l’oralità precede spesso la scrittura, sviluppa da diversi decenni una ricerca artistica dedicata ai meccanismi di trasmissione, alle fratture della memoria e ai sistemi di potere che modellano i racconti collettivi.
Il suo universo esplora la memoria confiscata, l’identità in movimento, l’eredità simbolica, le violenze invisibili e le forme contemporanee di dominazione culturale e narrativa.
Attraverso la scrittura drammatica, la poesia visiva, l’illustrazione digitale e la composizione scenografica, costruisce opere ibride in cui parola, immagine, silenzio e frammentazione diventano elementi di una stessa architettura sensibile.
Le sue creazioni si nutrono delle tradizioni mediterranee, dell’oralità popolare, dei racconti iniziatici, del teatro simbolico e dell’osservazione critica delle strutture che manipolano la memoria per produrre obbedienza.
Con I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente, l’autore prosegue una ricerca centrata sulla falsificazione degli eredità collettivi, sulla trasmissione corrotta del sapere e sulla resistenza delle coscienze di fronte ai racconti imposti.
5. DÉMARCHE PLASTICA E VISIVA
L’universo visivo di I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente si costruisce come una drammaturgia della memoria alterata.
Le immagini non cercano di illustrare letteralmente il racconto. Funzionano piuttosto come frammenti di archivi incompleti, visioni sopravvissute, vestigia di un mondo i cui simboli sono stati lentamente deformati.
Lo spazio plastico sovrappone biblioteche labirintiche, figure invecchiate, manoscritti cancellati, oggetti sospesi, tracce calligrafiche, architetture mentali ed elementi surreali legati al crollo della memoria.
Ogni composizione visiva agisce come uno strato di coscienza.
Lo spettatore attraversa un territorio in cui i segni persistono, ma il loro significato sembra essere stato confiscato.
La luce svolge un ruolo essenziale. Non rivela mai completamente. Taglia, isola, lascia apparire frammenti di verità prima di ricondurli nell’oscurità.
Il lavoro scenografico e plastico cerca così di produrre una sensazione di instabilità memoriale, come se la storia stessa fosse stata riscritta troppe volte.
Le immagini diventano allora luoghi di resistenza silenziosa.
Non risposte.
Ma fessure aperte nei racconti dominanti.
6. MANIFESTO PER UNA MEMORIA LIBERATA
Esistono uomini che invecchiano senza mai trasmettere.
Accumolano.
Confiscano.
Chiudono a chiave.
Poi ribattezzano la loro paura: tradizione.
Da secoli, caste senili parlano in nome dei popoli, degli antenati, delle civiltà e delle memorie sacre.
Pretendono di proteggere l’eredità collettiva.
Ma non la proteggono.
La rinchiudono.
La mutilano lentamente.
Trasformano la trasmissione in proprietà privata.
Allora la memoria smette di essere una luce.
Diventa amministrazione.
Poi disciplina.
Poi strumento di obbedienza.
Le tirannie più durature non cominciano sempre con le armi.
Cominciano spesso con la confisca dei racconti, con la falsificazione del passato, con l’installazione di una parola invecchiata che vieta ogni nuova nascita.
Si insegna allora alle generazioni future cosa pensare, cosa dimenticare, cosa temere, e soprattutto… ciò che non bisogna mai interrogare.
Le vecchie poltrone del potere si riempiono così di uomini che non custodiscono più la memoria:
custodiscono soltanto le chiavi degli archivi.
Non trasmettono più saggezza.
Amministrano la paura del cambiamento.
E più il loro mondo si incrina, più parlano in nome dell’ordine.
Più invecchiano, più accusano il futuro di essere pericoloso.
Temono i bambini.
Temono i sognatori.
Temono chi pone domande semplici.
Perché una domanda sincera può far tremare secoli di menzogne pazientemente conservate.
I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente nasce contro questa confisca.
Quest’opera non parla soltanto di vecchi.
Parla di tutte le strutture che sopravvivono deformando la memoria collettiva.
Parla dei poteri che riscrivono la storia per prolungare il proprio regno.
Parla dei sistemi che sostituiscono la trasmissione viva con la ripetizione meccanica.
Parla di quei momenti in cui i popoli finiscono per confondere silenzio e pace, obbedienza e saggezza, immobilità e stabilità.
Ma quest’opera parla anche d’altro.
Parla della riapparizione fragile di una coscienza.
AXEL non è un eroe.
È una fessura.
Una memoria che rifiuta di morire del tutto.
Una generazione che comincia a comprendere che l’eredità trasmessa è stata amputata.
Di fronte ai géronti, non cerca di bruciare il passato.
Cerca di ritrovare ciò che è stato sepolto sotto i racconti ufficiali.
Perché un popolo senza memoria viva diventa un popolo governato dai fantasmi delle proprie menzogne.
Viviamo in società sature di informazioni ma affamate di verità.
Ovunque, i poteri producono racconti pronti al consumo.
Ovunque, le istituzioni fabbricano memorie compatibili con la propria sopravvivenza.
Ovunque, voci invecchiate pretendono ancora di parlare in nome del futuro.
Ma il futuro non appartiene più a loro.
Appartiene a coloro che avranno il coraggio di ascoltare i silenzi, riaprire gli archivi proibiti, interrogare i racconti sacri e restituire alla memoria la sua parte viva, mobile, umana.
L’arte non deve diventare il decoro del potere.
Deve restare una forza d’inquietudine.
Una breccia.
Un risveglio.
Una lampada lasciata accesa tra le rovine.
Questo manifesto non invita a distruggere gli anziani.
Invita a distinguere la saggezza autentica dalle strutture senili che continuano a parlare in suo nome.
Car toute civilisation… pardon, ici en italien:
Perché ogni civiltà che impedisce ai propri figli di reinventare l’eredità finisce per trasformare la memoria in tomba.
E un giorno, in mezzo al silenzio organizzato, una voce torna sempre a sussurrare:
« Resta sveglio. »
7. SCHEDA TECNICA DEL PROGETTO
Titolo dell’opera
I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente
(Les Gérontes et le petit-fils du Sage-Voyant)
Ideazione, testo e direzione artistica
Khider Ben si said
Natura del progetto
Opera teatrale, visiva e poetica transdisciplinare.
Progetto ibrido al crocevia tra:
teatro contemporaneo,drammaturgia simbolica,narrazione visiva,installazione memoriale,ricerca scenografica.
GeneriDrammaturgia contemporaneaTeatro poeticoTeatro simbolicoTeatro della memoriaNarrazione visivaRicerca scenografica e plastica
Lingue del progettoFrançaisEnglishItaliano
Anno di creazione
2025 – 2026
8. TECNICA / MATERIALI / MEDIUM
Il progetto associa diverse forme di scrittura e creazione visiva in un approccio transdisciplinare.
Medium utilizzatiScrittura teatraleNarrazione poeticaIllustrazione digitaleComposizione visivaRicerca iconograficaArte concettualeDrammaturgia scenograficaTecnica mista
MaterialiTesto drammatico originaleComposizione tipograficaPittura digitaleElaborazione d’immagineArchivi visiviRicerca simbolica e narrativaCostruzione drammaturgica
Supporti di presentazioneStampa fine artManifesti artisticiFormati digitali ad alta risoluzionePresentazione editoriale e scenograficaSupporto video e proiezione visiva, secondo lo spazio espositivo o performativo
9. DESCRIZIONE DEL SUPPORTO PRESENTATO
Il progetto presentato assume la forma di un’opera transdisciplinare che riunisce drammaturgia originale, creazione visiva e ricerca scenografica.
Il materiale artistico comprende:
un estratto dell’opera teatrale
I Géronti e il nipote del Saggio-Veggente;una serie di illustrazioni originali sviluppate a partire dall’universo drammaturgico dell’opera;composizioni visive concepite come manifesti narrativi, al confine tra letteratura, pittura digitale e immaginario teatrale;una ricerca iconografica dedicata alla memoria, alla trasmissione, al tempo, alla falsificazione storica e alla filiazione simbolica;un dispositivo scenografico che esplora le nozioni di archivio, rovina memoriale e potere narrativo.
L’insieme costituisce un progetto artistico autonomo, pensato come esperienza immersiva in cui testo, immagine, luce e silenzio dialogano continuamente.
Le immagini non cercano di illustrare letteralmente la narrazione.
Aprono piuttosto spazi di tensione e interpretazione, lasciando emergere una dimensione universale sospesa tra mito, memoria collettiva, crollo storico e manipolazione dei racconti.
10. ELEMENTI TECNICI E REGIA SCENICA
Dispositivo scenicoSpazio scenico modulabilePalcoscenico essenziale e trasformabileUtilizzo di ombre, veli e proiezioni luminoseArredi minimi ad alta carica simbolicaPossibilità di installazione immersiva secondo il luogo di esposizione o rappresentazione
Luce
Il dispositivo luminoso costituisce una componente drammaturgica centrale.
La luce funziona come:
apparizione,cancellazione,memoria frammentaria,rivelatore di una verità instabile.
Il progetto privilegia:
luci basse,zone d’ombra,fasci isolati,variazioni progressive,penombre mobili.
Universo sonoroVoci fuori campoEchi lontaniRespiro amplificatoCanti d’infanziaFrammenti sonori memorialiSilenzi strutturantiCreazione sonora immersiva minimale
Il silenzio è considerato un elemento attivo della drammaturgia.
Regia luce
Conduzione evolutiva fondata su:
transizioni lente,rotture d’oscurità,effetti di memoria visiva,spazi di sparizione progressiva.
Regia suono
Diffusione immersiva adattata al luogo:
spazializzazione delle voci,
lavoro sull’eco,deformazione sonora,respirazione drammaturgica.
Regia video / proiezione opzionaleProiezioni testualiFrammenti di archivi fittiziTexture visiveComposizioni simboliche
11. FORMATO DI RAPPRESENTAZIONEPerformance teatrale breveLettura performativaInstallazione teatrale immersivaPresentazione scenograficaFormato ibrido esposizione-performance
Durata variabile secondo il dispositivo presentato.