LIMEN _ Porto di PassaggioLIMEN _ Port of Passage
Installazione in bambù e corda | Parco dei Sette Frati (San Venanzo, Orvieto TR) 2024
Bamboo and rope installation | Parco dei Sette Frati (San Venanzo, Orvieto TR) 2024
Photos by Iacopo Bertolini @bertoliniiacopo
IT
È innegabile che lo spazio in cui ci muoviamo influenzi il nostro stato interiore: un luogo organico, naturale e modellato da linee curve può attivare stati di coscienza espansi e creativi, favorendo intuizione, apertura, celebrazione.
Questa esperienza estetica prende forma in un’opera attraversabile, viva, costruita nel pieno rispetto dell’ambiente attraverso un processo artigianale partecipato.
Limen è un organismo effimero in bambù e corda, che celebra il dinamismo vitale: quel movimento incessante che è origine e meta della vita, e fondamento di ogni relazione profonda: con sé stessi, con l’altro e con la natura.
L’opera esplora i temi della transizione, del passaggio e della tensione tra il permanere e il partire, invitando lo spettatore a riflettere sui momenti di trasformazione e apertura.
Concepita per l’ambiente naturale del Parco dei Sette Frati, l’installazione evoca un “porto” simbolico": un luogo di incontro e soglia tra mondi, fisici e mentali. Attraverso i suoi materiali organici e la costruzione delicata, Limen diventa uno spazio di pausa e contemplazione, dove radici e orizzonti si incontrano.
EN
It is undeniable that the space we move through influences our inner state: an organic, natural environment shaped by curves can foster expanded, creative states of consciousness, opening us to intuition, sharing, and celebration.
This aesthetic experience takes form in a walkable, living installation, created through a respectful and participatory artisanal process.
Limen is a site-specific installation created with bamboo and rope, paying homage to the incessant movement that is both the origin and destination of life itself. The work explores themes of transition, passage, and the tension between staying and leaving, inviting viewers to reflect on moments of transformation and openness.
Conceived for the natural setting of Parco dei Sette Frati, the installation evokes a symbolic “port”: a meeting place and threshold between worlds, physical and mental. Through its organic materials and delicate construction, Limen becomes a space of pause and contemplation, where roots and horizons converge.
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IT
ARTIST STATEMENT
La mia ricerca esplora i processi di crescita, movimento e trasformazione del vivente attraverso l’intreccio, inteso come gesto generativo capace di mettere in relazione materia, corpo e paesaggio.
Lavoro con specie vegetali spesso considerate marginali e invasive che raccolgo e trasformo attraverso tecniche di intreccio con corde e fibre naturali per creare installazioni site-specific. Piante come la canna mediterranea Arundo donax, il bambù e la ginestra, legate ai territori in cui crescono e portatrici di una storia ecologica complessa, diventano simbolo di rigenerazione e strumento per indagare i processi di adattamento, trasformazione e relazione tra esseri viventi.
Le canne che compongono le installazioni provengono infatti dalla manutenzione di bambuseti e canneti locali: lavorare con queste piante significa intervenire nel rispetto del loro ciclo vitale, attivando una relazione diretta e responsabile con l’ambiente e con il paesaggio.
Ogni opera nasce dall’incontro tra il luogo, le qualità della materia e un’intuizione progettuale. Seguo le caratteristiche degli elementi naturali, le loro tensioni e i loro tempi, lasciando che la forma emerga da un processo di ascolto e dialogo. Le strutture prendono vita come organismi spaziali in relazione con il paesaggio, invitando a una percezione sensibile dello spazio e del tempo.
Il processo è il cuore della mia pratica: la raccolta e preparazione dei materiali, il gesto dell’intreccio, la costruzione e la trasformazione dell’opera costituiscono un unico atto creativo in cui il fare diventa una forma di conoscenza sondando il rapporto fra umano e non umano.
ARUNDO è il nome della pratica artistica e del collettivo che ho fondato, con cui realizzo ogni installazione. La costruzione condivisa rappresenta una scelta artistica: il dialogo tra persone, materiali e paesaggio entra a far parte dell'opera stessa, trasformando il processo creativo in un'esperienza di relazione.
EN
ARTIST STATEMENT
My research explores the processes of growth, movement, and transformation in living systems through weaving, understood as a generative gesture that connects matter, body, and landscape.
I work with plant species often regarded as marginal or invasive, which I collect and transform using weaving techniques with ropes and natural fibres to create site-specific installations. Plants such as the Mediterranean reed (Arundo donax), bamboo, and broom, rooted in the territories where they grow and carrying complex ecological histories, become symbols of regeneration and tools for investigating processes of adaptation, transformation, and relationships between living beings.
The reeds used in my installations come from the maintenance of local bamboo groves and reed beds. Working with these plants means engaging with them in respect of their life cycles, fostering a direct and responsible relationship with the environment and the landscape.
Each work emerges from the encounter between a place, the qualities of the material, and a design intuition. I follow the characteristics of natural elements, their tensions, and their rhythms, allowing form to emerge through a process of listening and dialogue. The structures come to life as spatial organisms in relation to the landscape, inviting a heightened sensory perception of space and time.
The process lies at the heart of my practice: collecting and preparing materials, the gesture of weaving, and the construction and transformation of the work form a single creative act in which making becomes a form of knowledge, probing the relationship between the human and the non-human.
ARUNDO is the name of both my artistic practice and the collective I founded, through which I create each installation. Collaborative construction is a conscious artistic choice: the dialogue between people, materials, and landscape becomes an integral part of the work itself, transforming the creative process into an experience of connection.