GEO(D)RAMA: La Comunità delle Cose ParlantiGEO(D)RAMA: The Community of Talking Things
Installazione site-specific e performance multidisciplinare
Spoleto (Italy), Bosco Sacro di Monteluco – 2024
Site-specific installation and multidisciplinary performance
Spoleto (Italy), Sacred Forest of Monteluco – 2024
Progetto realizzato durante la residenza artistica a cura di FuoriFestival, con Chiara Di Leo, Gianluca D'Anolfi, Anita Pomario, Jacopo Buda, Luigi Monteanni.
Photos by Elena Tredici
IT
Una performance multidisciplinare nata da una residenza site-specific nel Bosco Sacro di Monteluco (Spoleto), che ha dato forma a un’opera di land art costruita in bambù e corda, nel rispetto del comportamento fisico dei materiali organici.
La struttura descrive un intreccio di dimensioni, visibili e invisibili, ed è il risultato di un processo artigianale in ascolto del luogo. Un gesto umano che rende omaggio al movimento incessante che origina e accompagna ogni forma vivente.
Un organismo in trasformazione, non definibile, che celebra la foresta e il suo divenire.
La traccia sonora che accompagna l’opera racconta un passaggio di stato: un diario vocale e un paesaggio sonoro si intrecciano per dare voce a un'entità che entra ed esce dalla terra, affrontando fusioni e separazioni tra elementi, agenti transumani, fenomeni geologici e memorie residue.
EN
A multidisciplinary performance born from a site-specific residency in the Sacred Forest of Monteluco (Spoleto), which gave rise to a handcrafted land art installation made of bamboo and rope—respecting the physical behavior of organic, living materials.
The structure evokes the entanglement of visible and invisible dimensions and emerges from a sensitive, artisanal process attuned to the forest. A human gesture paying tribute to the endless motion that generates and sustains life.
An ever-transforming organism—undefinable and mutable—celebrating the forest and its becoming.
An audio track accompanies the work, narrating a state of transition: through a layered vocal diary and soundscape, an entity moves in and out of the earth, navigating fusions and separations between elements, transhuman agents, geological events, and memory as rocky residue.
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IT
ARTIST STATEMENT
La mia ricerca esplora i processi di crescita, movimento e trasformazione del vivente attraverso l’intreccio, inteso come gesto generativo capace di mettere in relazione materia, corpo e paesaggio.
Lavoro con specie vegetali spesso considerate marginali e invasive che raccolgo e trasformo attraverso tecniche di intreccio con corde e fibre naturali per creare installazioni site-specific. Piante come la canna mediterranea Arundo donax, il bambù e la ginestra, legate ai territori in cui crescono e portatrici di una storia ecologica complessa, diventano simbolo di rigenerazione e strumento per indagare i processi di adattamento, trasformazione e relazione tra esseri viventi.
Le canne che compongono le installazioni provengono infatti dalla manutenzione di bambuseti e canneti locali: lavorare con queste piante significa intervenire nel rispetto del loro ciclo vitale, attivando una relazione diretta e responsabile con l’ambiente e con il paesaggio.
Ogni opera nasce dall’incontro tra il luogo, le qualità della materia e un’intuizione progettuale. Seguo le caratteristiche degli elementi naturali, le loro tensioni e i loro tempi, lasciando che la forma emerga da un processo di ascolto e dialogo. Le strutture prendono vita come organismi spaziali in relazione con il paesaggio, invitando a una percezione sensibile dello spazio e del tempo.
Il processo è il cuore della mia pratica: la raccolta e preparazione dei materiali, il gesto dell’intreccio, la costruzione e la trasformazione dell’opera costituiscono un unico atto creativo in cui il fare diventa una forma di conoscenza sondando il rapporto fra umano e non umano.
ARUNDO è il nome della pratica artistica e del collettivo che ho fondato, con cui realizzo ogni installazione. La costruzione condivisa rappresenta una scelta artistica: il dialogo tra persone, materiali e paesaggio entra a far parte dell'opera stessa, trasformando il processo creativo in un'esperienza di relazione.
EN
ARTIST STATEMENT
My research explores the processes of growth, movement, and transformation in living systems through weaving, understood as a generative gesture that connects matter, body, and landscape.
I work with plant species often regarded as marginal or invasive, which I collect and transform using weaving techniques with ropes and natural fibres to create site-specific installations. Plants such as the Mediterranean reed (Arundo donax), bamboo, and broom, rooted in the territories where they grow and carrying complex ecological histories, become symbols of regeneration and tools for investigating processes of adaptation, transformation, and relationships between living beings.
The reeds used in my installations come from the maintenance of local bamboo groves and reed beds. Working with these plants means engaging with them in respect of their life cycles, fostering a direct and responsible relationship with the environment and the landscape.
Each work emerges from the encounter between a place, the qualities of the material, and a design intuition. I follow the characteristics of natural elements, their tensions, and their rhythms, allowing form to emerge through a process of listening and dialogue. The structures come to life as spatial organisms in relation to the landscape, inviting a heightened sensory perception of space and time.
The process lies at the heart of my practice: collecting and preparing materials, the gesture of weaving, and the construction and transformation of the work form a single creative act in which making becomes a form of knowledge, probing the relationship between the human and the non-human.
ARUNDO is the name of both my artistic practice and the collective I founded, through which I create each installation. Collaborative construction is a conscious artistic choice: the dialogue between people, materials, and landscape becomes an integral part of the work itself, transforming the creative process into an experience of connection.