Margherita Bertoli (1987, Firenze) è un’artista e progettista ambientale che lavora con materiali naturali e rinnovabili, in particolare bambù e canna mediterranea (Arundo donax). È fondatrice del progetto ARUNDO | Costruzioni Organiche, attraverso il quale realizza installazioni site-specific che coniugano arte, ecologia e partecipazione. Dal 2009 fa parte della rete internazionale CanyaViva, specializzata nella progettazione di strutture autoportanti in materiali naturali.
Dopo la formazione in Spagna presso la Facultad de Bellas Artes di Granada (Laurea in Belle Arti), la Escuela de Artes y Oficios (forgiatura del metallo) e la Escuela de Artes Escénicas (scenografia teatrale), ha sviluppato una pratica transdisciplinare che si muove tra arte ambientale, architettura organica e pratiche collettive.
Le sue opere nascono da processi di autocostruzione condivisa, ispirati ai principi della permacultura e alla co-creazione con il paesaggio. Utilizza materiali provenienti da tagli sostenibili e dalla manutenzione responsabile di canneti e bambuseti locali. Le strutture sono composte da intrecci di archi in canna o bambù e corda, assemblati senza sprechi né residui, con un impatto ambientale minimo. La forma organica delle installazioni replica e sostiene il comportamento naturale dei materiali, proponendosi come metafora vivente dei cicli vitali di crescita e trasformazione.
Il cuore della sua ricerca risiede nel concetto di abitare e nel rapporto tra corpo, territorio e comunità. Il lavoro con il bambù e la canna, osservandone i cicli e le proprietà – forza, flessibilità, rigenerazione – rivela un processo di costruzione che è anche rituale: ogni fase, dalla raccolta dei materiali alla realizzazione dei dettagli, è parte integrante dell’opera. In questo contesto, l’arte diventa anche uno spazio sociale e formativo, un’occasione di incontro in cui il lavoro collettivo attiva relazioni, conoscenze e consapevolezze condivise.
"La mia ricerca esplora i processi di crescita, movimento e trasformazione del vivente attraverso l’intreccio, inteso come gesto generativo capace di mettere in relazione materia, corpo e paesaggio.
Lavoro con specie vegetali spesso considerate marginali e invasive che raccolgo e trasformo attraverso tecniche di intreccio con corde e fibre naturali per creare installazioni site-specific. Piante come la canna mediterranea Arundo donax, il bambù e la ginestra, legate ai territori in cui crescono e portatrici di una storia ecologica complessa, diventano simbolo di rigenerazione e strumento per indagare i processi di adattamento, trasformazione e relazione tra esseri viventi.
Le canne che compongono le installazioni provengono infatti dalla manutenzione di bambuseti e canneti locali: lavorare con queste piante significa intervenire nel rispetto del loro ciclo vitale, attivando una relazione diretta e responsabile con l’ambiente e con il paesaggio.
Ogni opera nasce dall’incontro tra il luogo, le qualità della materia e un’intuizione progettuale. Seguo le caratteristiche degli elementi naturali, le loro tensioni e i loro tempi, lasciando che la forma emerga da un processo di ascolto e dialogo. Le strutture prendono vita come organismi spaziali in relazione con il paesaggio, invitando a una percezione sensibile dello spazio e del tempo.
Il processo è il cuore della mia pratica: la raccolta e preparazione dei materiali, il gesto dell’intreccio, la costruzione e la trasformazione dell’opera costituiscono un unico atto creativo in cui il fare diventa una forma di conoscenza sondando il rapporto fra umano e non umano. ARUNDO è il nome della pratica artistica e del collettivo che ho fondato, con cui realizzo ogni installazione. La costruzione condivisa rappresenta una scelta artistica: il dialogo tra persone, materiali e paesaggio entra a far parte dell'opera stessa, trasformando il processo creativo in un'esperienza di relazione." (Margherita Bertoli)
Margherita Bertoli (b. 1987, Florence) is an environmental artist and designer working with natural, renewable materials—particularly bamboo and Mediterranean cane (Arundo donax). She is the founder of ARUNDO | Organic Constructions, a project focused on site-specific installations and ephemeral structures that combine art, ecology, and participation. Since 2009, she has been part of the international network CanyaViva, which specializes in designing self-supporting structures with natural materials.
She studied in Granada, Spain, earning a degree in Fine Arts at the Facultad de Bellas Artes, and furthering her training in metal forging at the Escuela de Artes y Oficios and theatrical scenography at the Escuela de Artes Escénicas.
Her work operates at the intersection of environmental art, organic architecture, and collective practices. It is developed through participatory building processes and inspired by permaculture principles and co-creation with the landscape. The materials are sourced from the sustainable maintenance of local reed beds and bamboo groves, and assembled without waste. The structures—composed of interwoven arches in bamboo or cane and rope—are designed to mimic and support the natural behavior of the materials, offering a living image of the cyclical movements that underlie all forms of life.
Her practice centers on the concept of dwelling and the relationship between body, place, and community. By observing the cycles and properties of bamboo and cane—such as strength, flexibility, and regenerative growth—she approaches construction as a ritual process, where every phase, from harvesting to finishing, holds value. Art becomes a social and educational space, where shared work fosters cooperation, dialogue, and the discovery of collective potential.
"My research explores the processes of growth, movement, and transformation in living systems through weaving, understood as a generative gesture that connects matter, body, and landscape.
I work with plant species often regarded as marginal or invasive, which I collect and transform using weaving techniques with ropes and natural fibres to create site-specific installations. Plants such as the Mediterranean reed (Arundo donax), bamboo, and broom, rooted in the territories where they grow and carrying complex ecological histories, become symbols of regeneration and tools for investigating processes of adaptation, transformation, and relationships between living beings.
The reeds used in my installations come from the maintenance of local bamboo groves and reed beds. Working with these plants means engaging with them in respect of their life cycles, fostering a direct and responsible relationship with the environment and the landscape. Each work emerges from the encounter between a place, the qualities of the material, and a design intuition. I follow the characteristics of natural elements, their tensions, and their rhythms, allowing form to emerge through a process of listening and dialogue. The structures come to life as spatial organisms in relation to the landscape, inviting a heightened sensory perception of space and time.
The process lies at the heart of my practice: collecting and preparing materials, the gesture of weaving, and the construction and transformation of the work form a single creative act in which making becomes a form of knowledge, probing the relationship between the human and the non-human. ARUNDO is the name of both my artistic practice and the collective I founded, through which I create each installation. Collaborative construction is a conscious artistic choice: the dialogue between people, materials, and landscape becomes an integral part of the work itself, transforming the creative process into an experience of connection."
(Margherita Bertoli)