All’interno di un campo, una figura si cuce addosso un’etichett a di stoff a. Il gesto, lento e reitera to, trasferisce sul corpo un segno
normalmente destina to agli oggetti e agli indumenti, trasformando l’etichett a in una superficie di identificazione.
L’opera nasce da una riflessione sui processi a ttra verso cui la società contemporanea produce, nomina e organizza le identità.
L’etichett a, priv a t a di qualsiasi indicazione esplicit a, non definisce una provenienza precisa, ma rende visibile il bisogno sempre più diffuso di
dichiararsi, posizionarsi e rendersi riconoscibili a ttra verso ca tegorie di appartenenza.
L’a tto di etichett arsi appare così come una pra tica quasi necessaria: un tent a tivo di trov are il proprio posto nel mondo, di accedere a spazi di
riconoscimento e di costruire forme di comunità. Tutt a via, proprio nel momento in cui produce visibilità, l’etichett a si rivela anche come
dispositivo di controllo, capace di classificare, ordinare e delimit are le possibilità dell’identità.
Il gesto del cucire introduce una tensione tra autodeterminazione e assoggett amento, tra il desiderio di nominarsi e il rischio di coincidere
con la ca tegoria che si port a addosso.
Il corpo emerge così come una soglia inst abile: involucro, rifugio e al tempo stesso limite, luogo in cui identità e rappresent azione si
incontrano e t al vol t a entrano in conflitto. L’etichett a non produce un’identità st abile, ma apre uno spazio di tensione in cui il corpo si
manifest a come soglia: luogo di appartenenza e di resistenza, di riconoscimento e di eccedenza rispetto a ogni tent a tivo di definizione.