L'opera indaga la parte più istintiva dell'essere umano, quella forza primordiale che definisce la
nostra natura. Il riferimento è alla figura di Bacco (Dioniso): una divinità multiforme ed enigmatica che
trascende ogni convenzione. Dio del vino, dell'ebbrezza e della liberazione dei sensi, egli incarna la
potenza che non conosce mezze misure.
Scolpita interamente a mano da un blocco di arenaria bianca, l'opera si distingue per la complessità
delle sue sinuosità. L'alternanza di volumi concavi e convessi e la presenza di spigoli definiscono una
struttura visivamente compatta.
Questa composizione trasmette una profonda sensazione di movimento, riflette l'energia irrefrenabile
e la danza estatica del Baccanale, legando così la forma fisica della scultura alla potenza rituale di Dioniso.
Con la sua forma dirompente, come se la materia stessa non riuscisse a trattenerla, l’opera
afferma che gli impulsi innati, radicati nella nostra natura terrestre, non possono né devono essere
repressi.
Riconoscere a questa dimensione istintiva la sua dimensione catartica, accogliendola come
componente essenziale della nostra umanità, ci permette di coltivarla e dunque elevarla.