La mia indagine artistica si concentra sul concetto di margine, inteso come soglia tra due mondi. Un’idea germogliata nell’infanzia, vissuta in bilico tra due luoghi geograficamente e simbolicamente opposti: da un lato, l’ordine urbano della città; dall’altro, l'anima selvaggia dei boschi. Questo dualismo primordiale si è nel tempo trasfigurato in una metafora interiore e spirituale, che ancora oggi alimenta la mia ricerca
Le mie opere si configurano come soglie, spazi liminali tra realtà e immaginazione, da cui emerge una cifra stilistica scultorea sospesa tra stilizzazione e astrazione, capace di abitare il confine più che la forma compiuta. Il processo artistico è per me una via privilegiata di conoscenza, che mi consente di decostruire la realtà — parzialmente o del tutto — per ricomporla secondo la mia visione e il mio sentire.
Scolpisco ascoltando la materia, come se contenesse già in sé la forma che desidera emergere. Prediligo la pietra e la modellazione dell’argilla, ma lavoro anche il legno, senza escludere altri materiali, spesso scelti tra quelli scartati, dimenticati o marginali. In queste sostanze vedo potenzialità nascoste: fragilità che, scolpite, si trasformano in nuove identità.
Crescere dove l’urbano e il selvatico si sfiorano mi ha immerso fin da subito nel mistero del margine. Le mie sculture nascono da queste zone di passaggio, fertili e ambigue, dove il confine non rappresenta più un limite fisico tra due zone geografiche, ma soglia metaforica verso mondi trascendentali.
Della mia infanzia, ricordo i lunghi pomeriggi trascorsi a costruire capanne, a giocare nei fienili o nella falegnameria di mio padre, dove cercavo di dare forma a oggetti strampalati, spinto da una curiosità istintiva per la materia. Intorno a me, il profumo del fieno appena tagliato si mescolava ai suoni del caseificio e allo scrosciare costante della vita rurale: la nascita dei vitelli, la lingua ruvida dei bovini, l’aria densa di natura. Ancora oggi, quei frammenti sensoriali riaffiorano con forza, riaccendendo una memoria viva e profonda.
Quel quotidiano contatto con i materiali della natura e l’atmosfera della falegnameria paterna ha lasciato un’impronta indelebile, esercitando su di me un richiamo irresistibile verso il mondo della materia e delle sue infinite possibilità espressive.
L’incontro con l’antroposofia di Rudolf Steiner ha poi trasformato radicalmente il mio sguardo: la materia ha cessato di essere solo sostanza da modellare ed è divenuta veicolo spirituale, forma vivente capace di riflettere forze interiori e archetipi universali. Questo processo si è arricchito con l’arte-terapia, che mi ha rivelato il potere curativo dell’arte: non solo linguaggio espressivo, ma spazio di rigenerazione, trasformazione di sé incontro autentico con l’essere umano nella sua interezza.
Da oltre 18 anni svolgo la mia attività artistica come insegnante, formatore ed arteterapeuta. Negli ultimi anni, ho presentato la mia ricerca personale in mostre e fiere, tra cui Paratissima, ed eventi internazionali, a Dubai, Pechino, Firenze e Parigi, ottenendo pubblicazioni nel catalogo “Art Intercontinental Tour”, sulla rivista “Effetto Arte” e nell'annuario di arte contemporanea “Artisti ‘25”. Le mie opere sono presenti in alcune collezioni private.