ECHI ANCESTRALI – Alberi Feriti
Durante la mia residenza artistica presso il BIGCi Art Center – a Bilpin, in Australia un luogo immerso nella natura selvaggia, dove il tempo sembra rallentare e diventa possibile un ascolto profondo – ho creato un'installazione di land art intitolata Ancestral Echoes – Wounded Trees .
Il progetto ha preso forma attraverso la fasciatura di diversi alberi della specie Angophora , esseri straordinari la cui corteccia è segnata da tagli che ricordano ferite aperte. Da queste crepe trasuda una resina rosso sangue che la tradizione aborigena ritiene abbia proprietà curative.
Per diversi giorni, ho avvolto gli alberi di Angophora con lunghe strisce di morbida flanella bianca tessuta a mano, un tessuto naturale. È stato un gesto istintivo e necessario, nato dal desiderio di curare simbolicamente le ferite del mondo.
In quel periodo, pur essendo fisicamente distante, mi sentivo profondamente connessa a ciò che stava accadendo a livello globale. I miei pensieri erano costantemente alle guerre in corso, soprattutto a Gaza, e ai bambini che venivano uccisi o ridotti al silenzio. Il gesto di fasciare quegli alberi divenne per me un rito sacro, un rituale silenzioso di cura e protezione.
Quando in seguito ho rimosso il tessuto, sono rimasta profondamente commossa. I teli, segnati dalla resina, dalla corteccia, dalla pioggia e dal tempo, apparivano come sudari sacri, testimoni silenziosi di una comunicazione sottile e potente tra natura e spirito.
Ho esposto questi tessuti durante la giornata di Open Day all'interno dello spazio espositivo (Barn), mentre alcuni alberi sono rimasti bendati nel paesaggio circostante, consentendo al pubblico di incontrarli come parte dell'opera d'arte.
Questa installazione è un'opera di land art pensata per esprimere una verità che spesso dimentichiamo: gli alberi sono esseri viventi, senzienti e comunicativi. Non sono semplicemente "parte del paesaggio", ma compagni silenziosi della nostra esistenza condivisa. Possono essere feriti, bruciati o distrutti in un istante,(come noi esseri umani) proprio come è successo nel vicino Parco Nazionale di Wollemi, dove innumerevoli alberi sono andati perduti durante i devastanti incendi boschivi.
Con Ancestral Echoes – Wounded Trees ho cercato di creare uno spazio di riflessione e connessione, affinché coloro che assistono all'opera possano percepire la fragilità della natura e della specie umana e l'urgente necessità di proteggerla.