Ombra e Persona — La barca e il bisonte
Scultura ispirata a José Arcadio (Cent’anni di solitudine)
Secondo lo studio intrapreso da Carl Gustav Jung, che arrivò ad esplorare i concetti di “persona” ed “ombra”, l’uomo basa tutta la sua esistenza sulle maschere, le quali possono offrire una conoscenza completa di sé. La maschera è ciò che porta l’uomo a farsi conoscere in un certo modo all’interno della famiglia, della scuola e della società. Non a caso Jung prese in prestito il termine latino personam (persona), che indicava le maschere usate dagli attori latini per andare in scena, e immedesimarsi al meglio nel ruolo dei loro personaggi. Jung, inoltre, cerca di condurci associativamente alle maschere del carnevale, spiegandone la loro nascita e sottolineando che, una volta indossate, potrebbero risvegliare il nostro bambino interiore. Ma, a livello psicologico, cosa può rappresentare la maschera?
Questa scultura, realizzata dallo scultore John Cuevas, prova a rispondere dando forma a quella domanda attraverso José Arcadio, il primogenito che fugge con gli zingari e torna a Macondo trasformato. L’opera unisce in un’unica forma due corpi: la barca con l’asta è l’Ombra, la parte istintuale ed errante che José Arcadio segue senza rinnegarla — il donnaiolo, l’irresponsabile; il bisonte, dalla stazza e dal respiro vulcanico, è la Persona, l’uomo che torna, lavora la terra, si fa responsabile.
Ma l’Ombra rimossa non scompare: ritorna. Addomesticato dentro la Persona del contadino, José Arcadio mette a tacere la propria parte istintuale, e quella rimozione coincide con la sua fine. Nella chiave interpretativa che propongo, il filo di sangue del romanzo è la vendetta dell’Ombra soffocata: è Rebeca, la vita sedentaria fatta persona, a uccidere l’uomo che aveva smesso di essere se stesso. Il bianco è la maschera; il colore che affiora è ciò che la maschera non riesce a contenere.