Quest'opera è ispirata a100 anni di solitudine, romanzo di Gabriel García Márquez. Nobel di letteratura colombiano.
Contesto letterario del dipinto:
Rebeca arriva nella casa dei Buendía a undici anni, portando con sé un sacco con le ossa dei suoi genitori
e una lettera dove si chiedeva a Ursula e José Arcadio Buendía, padri fondatori di Macondo, di prendersi
cura dell'orfana, silenziosa e inquieta come un presagio, inizialmente taciturna e introversa, porta con sé
abitudini misteriose e inquietanti: mangia terra e calce delle pareti, vive isolata nel suo silenzio e nella sua
malinconia, con il tempo però rivela una natura passionale e ostinata, capace di ribellarsi e di seguire i
propri desideri anche contro le regole della famiglia e della società. José Arcadio Buendía , primogénito dei
Buendía ribelle e impetuoso, era sfuggito un giorno con i nomadi, tornando a Macondo dopo anni di
avventure in mare e terre sconosciute con gli zingari e marinai, trasformato fisicamente in un uomo
imponente e rozzo, segnato dal suo vagabondare. Tra i due nasce un’attrazione improvvisa e irresistibile
che scandalizza l’intera comunità e mette in crisi l’ordine della famiglia. Ma la loro unione, segnata
dall’eccesso di passione e dalla violenza del destino, si compie come tragedia inevitabile, lasciando su
Macondo un’eco di desiderio e rovina.
REBECA E IL BISONTE
La storia di Rebeca e José Arcadio si trova sul confine tra attrazione e rovina, tra sfida e conformità, tra
presente e oblio. L’Architettura del Viscerale: Rebeca e José Arcadio
L’opera di John Cuevas abita lo spazio liminale tra l'atavico e il possibile, trasfigurando il mito marqueziano
di Rebeca e José Arcadio in un'indagine sulla genesi dell'impulso. Qui, la passione non è narrazione, ma
una collisione di opposti: il mistero che incontra la ribellione, la terra che sfida la norma.
In questo perimetro cromatico, l’arte rivendica la propria natura di atto anarchico. Cuevas spoglia la
modernità dal primato della ragione per restituire all'uomo la sua vera bussola: il sentire. La passione cessa
di essere caos per farsi struttura di libertà e affermazione politica dell'io. È il fascino dell'oscuro che, nel
momento della sua massima tensione, genera l’unica luce capace di riscattare l’oblio