Questa è una riflessione sul tema della precarietà di un luogo in continua trasformazione, documenta il fiume Po in una fase di estrema aridità, nel luglio del
2022, dove le sue acque si sono ritirate lasciandosi alle spalle un letto di crepe profonde ed orfane imbarcazioni. Questo progetto nasce dalla necessità di
fermare nella memoria un evento straordinario, portando con se delle domande, nuove riflessioni su come conservare questo territorio e la sua unicità. Le
stampe sono lavorate con un intervento di plastica a caldo, un sottovuoto per conservare un territorio prevalentemente di natura agricola, infine fotografate
nuovamente.
"Sono nata a meno di cento metri dal fiume Po, mio nonno lavorava sul ponte di barconi che univa le due sponde. Argini che videro intense battaglie e che
ora segnano il confine tra due regioni. Il ponte era composto da 48 chiatte e fu bombardato il 15 luglio del 1944 durante l'operazione Mallory. Tornare nei
luoghi conosciuti mi rassicura come l'ascoltare antiche melodie. Ritrovo qui, il luoghi mutati e nuove vuote geometrie: dove prima scorreva l'acqua, che
sosteneva i miei viaggi in kayak, ora, in una amnesia di forme e suoni, resta solo la sabbia . Nelle notti di piena, dove si rimandava il sonno per dare voce ai
racconti degli anziani, mai è stato descritto un periodo di secca sul Grande Fiume come quello dell' arida estate passata, quando le barche hanno smesso di
galleggiare ,arenandosi."