La folia dei Pseudo-maestri-pensatori
Non mi hanno ancora detronizzato,
Ho il corpo e la testa,
per tenergli testa,
Ho il raggio d'azione per reagire,
Non c'è bisogno di sparargli,
moriranno da soli,
Dobbiamo bruciare,
Per raccontare la storia di un'anima solitaria,
In questo imbroglio mi sono imbattuto in oratori mediocri,
Studenti inaspettatamente realizzati,
Corpulenti e affermati
E mi hanno affogato di domande,
tutte appena nate,
nonostante l'età,
e la mortificante istituzione,
Le loro bocche erano per le mie orecchie,
quello che il cervello è per il cuore,
Si potevano contare sulla punta delle dita di una mano,
È un bel nevo,
Sulle tette gonfie di decadenza,
Deve essere riparato dall'interno,
Il seno profanato dall'adulterio,
Necessario per il sacrilegio e la degradazione,
Perché senza fiato per una decadenza fomentata,
I cospiratori si impiccheranno ai loro stessi vessilli,
Nessuno crede più ai loro slogan,
Il mio cervello galleggia nell'aria,
al di sopra di sguardi non imparati,
di figure gravi e danneggiate,
Il mio trionfo è sentito,
Dal profondo della mia depressione,
e dai dolori che si accumulano,
Di intensità gerarchica,
I vostri maestri di pensiero sono dei buffoni,
che vi fanno venire l'ernia cerebrale,
russano con le parole,
Ammiccando e sorridendo,
Con una malizia che sfugge agli ignoranti,
Ora li applaudono per l'ennesima volta,
Si immaginano di essere oratori,
I vostri maestri di pensiero,
Parlano, parlano, parlano,
Mangiano, mangiano, mangiano,
Fanno una pausa caffè,
Poi tornano per avere di nuovo le allucinazioni,
Per mandarvi degli omuncoli,
Impigliato nelle tue pieghe,
Più incommensurabili che mai,
Sono il fulgore,
Il fulgore del nostro disonore,
Di fronte all'Oriente e all'Occidente,
Per la mia rivolta,
Ho bisogno di loro,
Perché è il palazzo della nostra salvezza,
Proprio come voi,
ho accumulato decenni di noia,
di perdizione,
e dall'insoddisfazione ho forgiato la mia stella,
Riparo i miei impulsi,
Mi allontano per rassicurare i miei tormentatori,
Mentre i miei eterni imbroglioni,
Nascono con me,
nel mio famoso quartiere,
recitano ladrescamente,
indicandomi con le loro dita maligne,
la mia vuota biografia,
che hanno seguito passo dopo passo,
il canto funebre della mia vita,
Da quando ho acquisito
l'andatura nelle mie vene,
della mia nobile discendenza,
I vostri maestri di pensiero sono dei buffoni,
che scoreggiano dalla bocca come cinghiali,
Vi sfigurano con le figure,
Miseri idolatri,
Ci danno la nausea e il malessere,
Cosa è rimasto per il vostro orizzonte?
Cosa non hanno distrutto?
Queste sono battaglie feroci,
contro modelli invisibili,
insegnati dai vostri maestri,
Ti abbandoni alla tentazione,
Senza dubbio i Romani erano più efficienti,
È il loro sport "proprio".
Quindi perché coinvolgere i vostri poveri pensatori,
Mandati dall'Oriente,
Come sacchi di assenzio,
Sotto schizzi di cervelli,
Dalla terra secca e fertile
Alla terra fertile e secca,
O terra del grano!
Gloria a te!
Tu che hai nutrito i quattro globi
Per trarre un mucchio di glebe,
alla morte,
perché li importate ora?
Quelli che allatti oggi
ti avvolgono nella loro gomma,
e ti bruciano con le tue stesse essenze,
Sono i sopravvissuti di ieri così smemorati,
perché siamo i nobili discendenti
dei loro messia?
È l'apocalisse!
Lasciate passare i vostri maestri,
Lasciate che srotolino i vostri microfoni,
il vostro inchiostro,
le vostre lampadine e i vostri fogli,
Mentre dalle loro borse, gonfie come le loro pance,
tirano fuori secoli di tappeto rosso,
Sotto il microfono,
Srotolano frasi perniciosamente costruite,
Poi evocano,
Cittadini storditi,
Odiosamente sparsi per le strade annerite,
della città umiliata nel giorno del trionfo,
rovistando negli angoli e nelle fessure,
stringendo le loro scatole,
per stendere il loro tappeto,
Sulle rovine dei docenti
della vergogna,
che, come al solito,
si presentano in un bar lussureggiante,
per divertirsi con povere ragazze,
bloccate in un limbo peripatetico,
sbadigliando per la loro vulnerabilità,
Siete la vergogna dei nostri tempi,
Lo scandalo della storia,
La perfidia dei secoli,
I fotografi non sono stati addestrati per il cartone,
Hanno bisogno di un buffone come editore,
Per farli funzionare,
E di un ministro della spazzatura,
Per farlo funzionare,
Allora perché i miei amici
Impiccarsi per questi artifici?
Viviamo per metterli in scena,
e creare uno spazio per i vagabondi,
per avere la meglio su questi pseudo-pensatori,
Poesia scritta da Khider Ben si said