Studio di materico in cui emerge dagli abissi il colore rosa.
Un dialogo con materiali poveri, ancora più poveri, materiali rifiutati e gettati al vento, senza significato, senza una voce per raccontare la loro storia, oggetti di uso quotidiano ridotti a disuso, oggetti sacrificati, brutalizzati, resi vivi e sofferenti, animati dai fenomenoni di degrado e, allo stesso tempo, liberati da qualsiasi parola di riferimento.
In WATER VOID ciò che rimane è il risucchio, la goccia che scompare seppellita in un vuoto di plastica.