S’incrina il cielo sopra l'ignara città,
un velo d’ambra e cenere si stende,
mentre il silenzio rompe ogni sussurro
e un brivido di gelo il cuore offende.
Non è la gola a liberar la voce,
ma un’ angoscia muta e senza sponde,
che scava un solco come cruda croce
mentre il terrore sale tra le onde.
È un turbamento d’anime rinchiuse,
tra mura strette e strade di deserto,
dove le ore scorrono confuse
in un domani incerto e mai scoperto.
Quale incertezza morde il nostro passo?
Che ne sarà del sole e del respiro?
Siamo come polvere sopra un sasso,
un battito nel vuoto, in un sospiro.
Sente la carne la sua caducità,
stelo che piega al vento d’una sera;
svanisce l’ombra della vanità,
resta l’urlo di un’umanità intera.