La Risposta nasce a centocinquant'anni da Il Pensatore di Auguste Rodin ed offre una risposta contemporanea al dubbio dantesco su come rappresentare l'Inferno.
Se Dante rifletteva, immaginandosi un luogo della pena e Rodin realizzava la traduzione in forma, il nostro tempo non richiede più alcuna immaginazione. Infatti, è la Realtà stessa a mostrarsi in tutta la sua verità: seduta su un trono di caos, tra le fiamme, con la disarmante semplicità di chi sembra affermare: «Ma quale dubbi hai? Non è necessario immaginarmi. Io supero qualsiasi tua immaginazione.»
Realizzata in fili di metallo argentato e resina epossidica, l'opera nasce dall'incapacità di accettare come l'umanità contemporanea continui a generare violenza contro i propri simili. La materia intrecciata diventa tensione, ferita e memoria; il trono poggia su una distesa di 168 vittime, (in filo metallico, resina e acrilico), trasformando la sofferenza individuale in una responsabilità collettiva. Il corpo senza vita di una bambina richiama volutamente il celebre dettaglio rosso evocato da Steven Spielberg, elevandolo a simbolo universale dell'infanzia violata, vittima per eccellenza dei crimini commessi nell'ultimo ventennio. E non rappresenta una sola vittima, ma tutte quelle che, nei conflitti e nelle atrocità di questo tempo, hanno perso il diritto più elementare: quello di vivere. L'Inferno non appartiene più soltanto alla letteratura. È una condizione che l'uomo continua a costruire sulla Terra, superando ogni immaginazione e rendendo la realtà più spaventosa di qualsiasi visione.
Un dettaglio stilistico: i 168 personaggi riproducono fedelmente foto di reportage e video apparsi sulle testate d'informazione o diventate virali negli ultimi 3 anni.
Il numero 168 è stato stabilito il giorno in cui è stata colpita la scuola di Minab.
La bambina è Hind Rajab.
Resina, Filo metallico, Alluminio, Gesso, Acrilico