"Limen" dal latino soglia.
Un luogo fisico e mentale in cui presenza e assenza, visibile e invisibile, passato e presente convivono in uno stato di continua tensione.
La soglia di una camera, trasposta in forme geometriche essenziali, non è semplicemente un elemento domestico ma il confine tra due stati dell'esistenza.
Il telaio bianco, quasi sospeso, evoca una forma che delimita uno spazio ancora abitato dalla memoria ma ormai inaccessibile.
La soglia diventa una metafora del passaggio e della possibilità di mantenere un dialogo con ciò che non è più visibile e l'arancio luminoso racconta una persistenza affettiva.
Tutte le opere presentate in concorso compongono un mio progetto artistico recente dal titolo “Il peso dell'assenza” che nasce da una dolorosa vicenda personale ma che ho cercato di sottrarre alla dimensione intima del racconto autobiografico per arrivare ad una riflessione più ampia sulla memoria ed, in particolare sui modi e le forme in cui l'assenza continua ad abitare lo spazio ed il tempo.
Il mio intento è stato quello di costruire una geografia della memoria in cui il paesaggio, l'architettura e gli oggetti quotidiani cessano di essere semplici elementi descrittivi per trasformarsi in depositari di un tempo sospeso che conserva l'impronta di una vita trascorsa e restituisce la persistenza di una presenza che continua ad agire nello spazio della memoria.
Attraverso un linguaggio che intreccia collage, fotografia e pittura, ho scomposto e ricomposto immagini provenienti dal reale, sospendendole in una dimensione priva di coordinate temporali; case senza radici, porte, sedie vuote e orizzonti essenziali sono frammenti di una memoria che non si offre mai come ricostruzione fedele, ma come processo continuo di trasformazione.
Per me il vuoto assume un ruolo strutturale. Non è lo sfondo delle mie opere, ma la materia stessa dell'immagine: uno spazio di sospensione in cui la perdita si manifesta non attraverso la rappresentazione del dolore, bensì nella persistenza silenziosa delle cose. L'assenza acquisisce così una consistenza quasi fisica, modificando la percezione dei luoghi e ridefinendo il rapporto tra corpo, spazio e ricordo.