Titolo: Il rumore della folla
Anno:2025
Dimensioni:100x40cm
Materiale: lastra di metallo
Tecnica: mista con acrilici/polvere di metallo/stampe transfer
L’opera, realizzata su lastra di metallo con tecnica mista di incisione non convenzionale, acrilici,
polveri metalliche e stampe transfer, si presenta come una superficie stratificata in cui materia e
immagine costruiscono un complesso campo visivo e concettuale. Il metallo non è soltanto
supporto, ma diventa parte attiva del linguaggio espressivo: graffi, abrasioni e ossidazioni
trasformano la superficie in un vero e proprio palinsesto materico, segnato dal tempo e
dall’intervento dell’artista.
La composizione si articola in una struttura orizzontale tripartita. Nella parte superiore una
materia pittorica rarefatta, costruita attraverso velature di acrilico e polveri metalliche, genera un
paesaggio indistinto, quasi atmosferico, dove tonalità smorzate di grigi, verdi e porpora evocano un
ambiente urbano o industriale sospeso e distante. Al centro, una fascia scura e compatta introduce
una forte cesura visiva: una linea di tensione che agisce come confine simbolico e percettivo,
separando e allo stesso tempo collegando i diversi livelli della composizione.
Nella parte inferiore emergono frammenti figurativi ottenuti tramite stampe transfer, che mostrano
volti, corpi e scene collettive riconducibili alla dimensione pubblica e sociale. Tuttavia queste
immagini risultano parzialmente cancellate, corrose e attraversate da colature e abrasioni. Il
processo materico le rende instabili, come se fossero ricordi o documenti visivi soggetti a continua
erosione.
La compresenza di astrazione e frammento figurativo genera una tensione che riflette il tema
sociale dell’opera: la relazione tra individuo e collettività, tra visibilità e anonimato. Le figure,
immerse nella materia, sembrano perdere progressivamente identità, trasformandosi in presenze
collettive e indistinte. In questo senso la superficie metallica diventa metafora di uno spazio urbano
e sociale stratificato, dove immagini e memorie si sovrappongono, si cancellano e si trasformano
nel tempo.
L’unità dell’opera non nasce dalla uniformità degli elementi, ma dalla loro integrazione dinamica.
La continuità materica del metallo, la gamma cromatica contenuta e la struttura orizzontale
mantengono coeso l’insieme, mentre le tecniche miste producono una vibrazione visiva che
attraversa tutta la superficie. Il risultato è una composizione in cui pittura, incisione e immagine
fotografica si fondono in un unico organismo visivo, capace di evocare una riflessione sulla
memoria collettiva, sulla fragilità dell’identità e sulla stratificazione delle esperienze sociali.
Elisabetta Accoto