La mia ricerca artistica si sviluppa da sempre attorno alla lastra di metallo - sulla sperimentazione
pittorica non convenzionale - un supporto che non considero mai come una superficie inerte, ma come
un elemento vivo, reattivo e in costante mutamento. Per me, lavorare sul metallo comporta un
processo lento di trasformazione, un cammino rituale in cui il tempo gioca un ruolo co-autore: le
patinature e le ossidazioni di ruggine presenti sulle mie opere non sono simulazioni pittoriche, ma il
frutto di un'attesa reale, di un dialogo con la materia che richiede mesi, a volte anni, per essere poi
cristallizzato e bloccato definitivamente. La lastra metallica diventa così lo specchio dell’anima: la
ruggine che la corrode nel tempo evoca l'azione della vita che scava, trasforma e forgia la nostra
interiorità, rivelando la vulnerabilità nascosta dietro la fredda durezza del ferro.
Le mie prime sperimentazioni materiche con polvere di metallo e ossidazioni su metallo risalgono al
2000 della serie “Polvere di metallo” e “Mondo Sorriso”
— dove, in quest’ultime, polveri e scarti
industriali su lastre metalliche diventano messaggi universali privi di un destinatario preciso —
simboleggiano le pieghe di una busta da lettera attraverso le ossidazioni di ruggine e le incisioni in
superficie- simbolicamente lettere inviate all’umanità. Sino a giungere alle recenti sperimentazioni
sulla "materia invisibile", (2008) un indagine concettuale si muove lungo il sottile confine che
separa la materia in un connubio tra essenza e assenza.
Si configura come un profondo squarcio visivo che traduce in chiave plastica la transizione termica,
fisica e filosofica dell'acciaio.
Il mio lavoro cerca di rendere visibile ciò che normalmente appartiene al processo nascosto: il
momento instabile in cui il materiale attraversa uno stato intermedio tra liquidità e struttura definitiva.
L'opera è strutturata su un dualismo cromatico e materico che racconta il viaggio dell'acciaio nel suo
passaggio dal caldo al freddo:
• Il Caldo (La Fusione): Al centro della composizione pulsa una profonda fenditura
magmatica che evoca la genesi primordiale dell'acciaio fuso. Questa colata incandescente è il
risultato di una complessa sperimentazione alchemica in studio, in cui ho unito l'adesivo
cementizio per ferro alle polveri metalliche, alle resine, ai colori ad alcol e alle vernici
sintetiche per restituire la tridimensionalità, i volumi e la vibrazione cromatica del calore
industriale. All'interno di questo nucleo fluido sono volutamente inglobati oggetti metallici
finiti (viti, ingranaggi, bulloni), simboli della produzione e dei componenti d'acciaio forgiati
dall'azienda, che testimoniano l'ingegno umano capace di governare la materia informe.
• Il Freddo (La Lastra Nuda): A fare da contrappunto alla fusione centrale vi è la parte nuda
della lastra. Qui il metallo conserva la sua natura algida, specchiante e solida. È la materia che
ha completato il suo viaggio, che si è raffreddata e stabilizzata, offrendo la superficie perfetta
su cui si innestano le ossidazioni del tempo. L'opera non si limita a decorare, ma celebra i
processi di forgiatura e fusione, integrando direttamente elementi meccanici che richiamano i
componenti finiti di produzione.
C’è un flusso nel divenire dell’opera da sinistra a destra, come la nostra scrittura, tutto è simbolo,
tutto è divenire e niente paradossalmente, se pur apparente è casuale. La materia incandescente asinistra dell’opera scorre in un fluire di lento raffreddamento dove anche i colori si fanno più cupi per
il raffreddamento sino a scopriore la materia grigia del raffreddamento.
Il Valore dell'Artigianato contro la Velocità Industriale: Introducendo il concetto di
un'ossidazione lenta, maturata negli anni, l'opera contrappone alla rapidità della catena produttiva il
valore del tempo, della pazienza e dell'unicità tipici dell'alto artigianato d'arte, nobilitando il metallo
pesante in una narrazione intimista ed esistenziale.
L’opera mette in relazione processi industriali e trasformazione organica della materia. Le colature
evocano l’acciaio allo stato fuso, mentre le ossidazioni introducono una dimensione temporale e
chimica che altera continuamente la percezione della superficie.
La lastra diventa così un campo di tensione tra controllo e deterioramento, tra tecnologia industriale
e comportamento autonomo del materiale. Il lavoro interpreta il metallo non come elemento statico,
ma come organismo in continua evoluzione, capa`08ce di trattenere memoria energetica, pressione e
trasformazione.