L’opera mette in relazione l’iconografia rinascimentale con i linguaggi visivi contemporanei. La figura storica mantiene la propria riconoscibilità, ma viene attraversata da una struttura visiva che richiama la logica del pixel e dell’immagine digitale.
La sovrapposizione di piani geometrici introduce una lieve distorsione percettiva, suggerendo come oggi la memoria storica sia filtrata attraverso immagini mediate da algoritmi e processi digitali. La figura si trasforma così in un archetipo visivo contemporaneo, sospeso tra permanenza e trasformazione.