Battista Sforza rilegge uno dei più celebri ritratti del Rinascimento attraverso una costruzione geometrica ispirata al linguaggio del pixel.
La figura conserva la propria identità storica, ma viene attraversata da una nuova struttura visiva che ne ricompone l’immagine, sospendendola tra memoria e contemporaneità.
La geometria diventa uno strumento di rilettura dell’icona, trasformandola in una nuova presenza visiva che invita a ripensare il rapporto tra passato e presente.