L’opera esplora il dialogo tra ritratto storico e cultura visiva contemporanea. La figura di Battista Sforza conserva la propria identità iconica, ma viene attraversata da una trama visiva che richiama la costruzione digitale dell’immagine.
Il pixel diventa uno strumento critico: non solo segno del presente, ma riflessione sulla possibilità di alterare la percezione e la narrazione storica attraverso le immagini. La figura appare come una presenza archetipica, in equilibrio tra memoria e trasformazione visiva.