Il lavoro prende avvio dal pensiero di Eduardo Kohn in “Come pensano le foreste”, in cui la predatorialità è intesa come una relazione tra soggetti che abitano il mondo attraverso prospettive differenti. Umano e giaguaro non condividono lo stesso sguardo sulla realtà, ma proprio questa differenza implica un riconoscimento reciproco dell’altro come soggetto dotato di intenzionalità.Nel testo di Kohn il genere non viene mai nominato; tuttavia, le figure della predazione portano con sé una lunga tradizione simbolica maschile. L’opera interviene in questo spazio di silenzio, immaginando umano e giaguaro come presenze femminili, dislocando il retaggio che ha deformato la percezione della forza. Senza negare il conflitto tra prospettive, il lavoro sposta la forza dalla dominazione alla relazione, facendo emergere la cura come forma di attenzione radicale verso l’altro. La cura non coincide con la pacificazione, ma con la capacità di sostare nella differenza, riconoscendo l’esistenza dell’altro senza ridurla né annullarla, e aprendo così a una possibile alleanza.