Artista e progettista, nata in Italia. Attualmente vive e lavora tra ricerca artistica, insegnamento, progettazione e pratiche legate al benessere e all’educazione visiva.
Biografia
Manuela Serafino si forma inizialmente in ambito scientifico, diplomandosi al Liceo Scientifico con particolare interesse per la matematica e i processi logico-analitici della conoscenza. Successivamente intraprende gli studi in Architettura, dove si laurea. Durante il percorso universitario sviluppa una ricerca sulla creatività dei bambini, che confluisce nella sua tesi di laurea, e realizza un prototipo funzionante di un oggetto urbano sonoro a funzionamento meccanico, indagando il rapporto tra spazio pubblico, interazione e percezione sensoriale.
Dopo la laurea continua a muoversi tra ambiti progettuali e visivi, tra Reggio Calabria e Milano, frequentando un corso per vetrinista con stage presso uno studio di design. In questa fase approfondisce il rapporto tra allestimento, immagine e costruzione dello sguardo.
Successivamente frequenta per due anni la Biennale di Brera, specializzandosi come insegnante di Arte e Immagine per la scuola secondaria di primo grado e di secodo grado, ampliando la propria formazione verso la dimensione pedagogica e didattica dell’arte.
Parallelamente alla pratica professionale sviluppa un percorso personale legato alla ricerca del benessere psicofisico, esplorando la meditazione, le pratiche manuali come i massaggi e l’alimentazione consapevole, con particolare attenzione alla macrobiotica e ai suoi effetti sull’equilibrio tra corpo e mente.
Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra progettazione, educazione e ricerca personale, attraversando linguaggi diversi che mettono in relazione spazio, percezione e trasformazione interiore.
Stile
La ricerca di Manuela Serafino si sviluppa come un campo ibrido tra architettura, esperienza sensoriale e processi educativi. Il suo interesse principale è la relazione tra individuo e spazio, osservata attraverso dispositivi, oggetti e situazioni che attivano la percezione in modo non convenzionale.
Il suo lavoro parte da una struttura razionale e progettuale, ereditata dalla formazione scientifica e architettonica, ma tende progressivamente verso una dimensione esperienziale e percettiva. Gli oggetti e i prototipi che realizza non si limitano a una funzione, ma introducono una componente di interazione, tempo e trasformazione.
Elemento ricorrente è il suono, inteso non come linguaggio musicale compiuto, ma come presenza frammentata e meccanica, capace di attivare lo spazio e modificarne la percezione. Il suono diventa traccia, residuo o possibilità, più che forma compiuta.
Parallelamente, la sua ricerca si estende alla dimensione educativa e corporea: il gesto, la cura e l’attenzione al benessere vengono intesi come parte integrante del processo creativo. In questo senso, la pratica artistica non è separata dalla vita quotidiana, ma nasce da essa e la attraversa.
Il suo lavoro si colloca in una zona di confine tra progettazione e dissoluzione del progetto, tra controllo e apertura, dove l’oggetto non è mai concluso ma rimane in uno stato di potenziale trasformazione.