CATEGORY
DIMENSIONS
variable dimensions
YEAR
2024
PRICE
1,000.00 €
ABOUT THE WORK
Material: Legno naturale
Labyrinthus più che una Labyrinthus più che una installazione, è un pellegrinaggio nomadico al centro dell'ignoto che tutti abbiamo dentro.È... Read More
Labyrinthus più che una Labyrinthus più che una installazione, è un pellegrinaggio nomadico al centro dell'ignoto che tutti abbiamo dentro.
È un viaggio immersivo tra grovigli di rami parlanti, offerti in dono dal grembo della terra.
È un incontro laico con la sacralità che ci abita.
È la storia di una catarsi possibile.
Undici sono le stazioni in cui il viandante/fruitore si imbatte in questa mostra.
Undici gli incontri che avvengono, una volta varcato l'uscio del Dedalo.
Undici le parti arcaiche del sé con cui lo spettatore si ritrova a dialogare.
Protagoniste della performance sono, infatti, undici Radici che, dopo essere rimaste custodite nel ventre del sottosuolo per decenni, sono portate alla luce dal tempo e dalla natura. Esse giacevano, seminascoste, nel giardino privato del maestro Sergio Minero, artista poliedrico scomparso nel 2015.
Simona Ambrosini, performer visionaria, un giorno, ha accesso al giardino, nota immediatamente la forza delle Radici ed intraprende, fin da subito, con esse un dialogo silenzioso e fecondo.
La voce con cui parlano è una voce antica, non prosaica. Esse usano il linguaggio degli Archetipi, la simbologia dell'Inconscio, si fanno trovare solo attraverso il verbo poetico.
Ilaria Francesca Martino, cercatrice di parole, ascolta le loro narrazioni mute, scende con esse negli abissi dell'indicibile, compie uno sforzo interpretativo al fine di liberarne l'anima che pare essere imprigionata come Arianna nel Labirinto del Minotauro e, infine, risale in superficie, portando alla luce le loro voci che vengono trasferite su tavole di plexiglass. Quello che emerge sono trame di orditi ontologici, epifanie, mòniti, suggestioni per lo spirito pellegrino.
Tra le due artiste fluisce, allora, un magma creativo che sembra sgorgare direttamente dalle viscere della terra, restano sospese in un tempo senza tempo di fronte alla potenza delle Radici che sembrano prendere vita in questo loro svelarsi.
Chi decide di entrare in questa mostra immersiva corre il rischio di rimanere avviluppato in un viaggio intimo al centro del proprio labirinto, in un incontro disorientante con la propria multiforme identità.
Si incontrano così il Cervo e la Lupa, il Demone e la Maschera, il Drago e lo Sciacallo, il Minotauro e l'Aquila, ma anche parti anatomiche in una vivisezione dell'anima: Cuore e Polmoni, rispettivamente simbologia del Battito e del Respiro ("psiche", in greco, non a caso).
Il viaggio si conclude con l'incontro con Libera, prototipo di ogni catarsi raggiungibile solo attraverso la consapevolezza di sé.
Ogni Radice conduce il fruitore ad un dialogo con parti talora luminose, talora oscure che abitano ciascuno di noi e che è necessario integrare per uno sviluppo armonico dell'esistenza.
È per questo che Simona dopo aver interiorizzato la parola poetica di Ilaria che ha svelato il senso profondo delle Radici, ritorna ad esse, ma in altra forma. Ora è partecipe di un messaggio universale, e nel contempo personale che le è impossibile tacere, ora lei vede lo spirito che anima le Radici, il loro alito di Vita. È allora che decide di mostrare, tramite l'aggiunta di frammenti luminescenti, la loro quintessenza, ormai manifesta.
È per questo che aggiunge dettagli dorati per fa risaltare la loro Essenza, così da renderle oggetto visibile (o sarebbe meglio dire soggetto) di una mostra pubblica e dunque di una fruizione collettiva.
È nei dettagli della parte metallica, nella loro foggia e posizione, nelle loro sinuosità e sfumature che risiede il guizzo creativo e identitario della mostra.
La terra ha fornito la materia prima, l'inconscio ne ha intercettato la potenza, la creatività salvifica dell'arte ha fatto il resto.
, è un pellegrinaggio nomadico al centro dell'ignoto che tutti abbiamo dentro.
È un viaggio immersivo tra grovigli di rami parlanti, offerto in dono dal grembo della terra.
È un incontro laico con la sacralità che ci abita.
È la storia di una catarsi possibile.
Undici sono le stazioni in cui il viandante/fruttore si imbatte in questa mostra.
Undici gli incontri che avvengono, una volta varcato l'uscio del Dedalo.
Undici le parti arcaiche del sé con cui lo spettatore si ritrova a dialogare.
Protagoniste della performance sono, infatti, undici Radici che, dopo essere rimaste custodite nel ventre del sottosuolo per decenni, sono portate alla luce dal tempo e dalla natura. Esse giacevano, seminascoste, nel giardino privato del maestro Sergio Minero, artista poliedrico scomparso nel 2015.
Simona Ambrosini, performer visionaria, un giorno, ha accesso al giardino, nota immediatamente la forza delle Radici ed intraprende, fin da subito, con esse un dialogo silenzioso e fecondo.
La voce con cui parlano è una voce antica, non prosaica. Esse usano il linguaggio degli Archetipi, la simbologia dell'Inconscio, si fanno trovare solo attraverso il verbo poetico.
Ilaria Francesca Martino , cercatrice di parole, ascolta le loro narrazioni mute, scende con esse negli abissi dell'indicibile, compie uno sforzo interpretativo al fine di liberarne l'anima che pare essere imprigionata come Arianna nel Labirinto del Minotauro e, infine, risale in superficie, portando alla luce le loro voci che vengono trasferite su tavole di plexiglass. Quello che emerge sono trame di orditi ontologici, epifanie, mòniti, suggerimenti per lo spirito pellegrino.
Tra le due artiste fluisce, allora, un magma creativo che sembra sgorgare direttamente dalle viscere della terra, restano sospese in un tempo senza tempo di fronte alla potenza delle Radici che sembrano prendere vita in questo loro svelarsi.
Chi decide di entrare in questa mostra immersiva corre il rischio di rimanere avviluppato in un viaggio intimo al centro del proprio labirinto, in un incontro disorientante con la propria multiforme identità.
Si incontrano così il Cervo e la Lupa, il Demone e la Maschera, il Drago e lo Sciacallo, il Minotauro e l'Aquila, ma anche parti anatomiche in una vivisezione dell'anima: Cuore e Polmoni, rispettivamente simbologia del Battito e del Respiro ("psiche", in greco, non a caso).
Il viaggio si conclude con l'incontro con Libera, prototipo di ogni catarsi raggiungibile solo attraverso la consapevolezza di sé.
Ogni Radice conduce il fruitore ad un dialogo con parti talora luminose, talora oscure che abitano ciascuno di noi e che è necessario integrare per uno sviluppo armonico dell'esistenza.
È per questo che Simona dopo aver interiorizzato la parola poetica di Ilaria che ha svelato il senso profondo delle Radici, ritorna ad esse, ma in altra forma. Ora è partecipe di un messaggio universale, e nel contemporaneo personale che le è impossibile tacere, ora lei vede lo spirito che anima le Radici, il loro alito di Vita. È allora che decide di mostrare, tramite l'aggiunta di frammenti luminescenti, la loro quintessenza, ormai manifesta.
È per questo che aggiunge dettagli dorati per fa risaltare la loro Essenza, così da rendere le oggetto visibile (o sarebbe meglio dire soggetto) di una mostra pubblica e dunque di una fruizione collettiva.
È nei dettagli della parte metallica, nella loro foggia e posizione, nelle loro sinuosità e sfumature che risiede il guizzo creativo e identificatore della mostra.
La terra ha fornito la materia prima, l'inconscio ne ha intercettato la potenza, la creatività salvifica dell'arte ha fatto il resto.
Pre-authorization of 20% of the price (max 300 €) to guarantee the intention to purchase. The amount will not be charged.
COMPLETE THIS FORM