Simona Ambrosini (Milano, 1971) plasma la materia come un campo di forze invisibili, dove il visibile incontra la memoria psicologica. Il suo percorso, radicato negli studi umanistici, si definisce in Francia, dove apprende tecniche di scultura monumentale sotto la guida...
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Simona Ambrosini (Milano, 1971) plasma la materia come un campo di forze invisibili, dove il visibile incontra la memoria psicologica. Il suo percorso, radicato negli studi umanistici, si definisce in Francia, dove apprende tecniche di scultura monumentale sotto la guida del maestro Yves Guerin. Da questo sodalizio e da geografie estese tra Europa e Sud-est asiatico (ha vissuto nove anni a Bangkok), nasce una ricerca focalizzata sul concetto di svelamento. Le sue opere sono ossature esposte e strutture portanti che rifiutano la mera rappresentazione per farsi configurazioni di pura tensione. Metalli e materiali registrano i processi del tempo, l’incisione e la corrosione, trasformando le superfici in diari di ferite. L'arte di Ambrosini smaschera le manipolazioni dei linguaggi quotidiani, offrendo una poetica sulla vulnerabilità interiore e sulla resistenza, indicando vie di resilienza. Ogni scultura diventa così un varco critico, un tentativo di dare corpo tangibile alle architetture silenziose delle relazioni umane.
Simona Ambrosini (Milan, 1971) shapes matter as a field of invisible forces, where the visible converges with psychological memory. Her artistic journey, rooted in the humanities, took definitive shape in France, where she trained in monumental sculpture under the guidance of maestro Yves Guerin. From this mentorship, and through extensive travels across Europe and Southeast Asia (including nine years spent in Bangkok), emerged a research centered on the concept of unveiling. Her works function as exposed skeletons and load-bearing structures that reject mere representation to become configurations of pure tension. Metals and materials record the processes of time, incision, and corrosion, transforming surfaces into diaries of wounds. Ambrosini’s art unmasks the manipulations of everyday language, offering a poetics of inner vulnerability and endurance, while pointing toward paths of resilience. Each sculpture thus becomes a critical threshold, an attempt to give tangible form to the silent architecture of human relations.