Il mare aiuta.
Rigenera, confonde e disorienta.
I contorni si dissolvono e tutto appare sconosciuto, nuovo.
Gli altri diventano miraggi.
La nuova me?
Non c’è tempo per la paura.
Per la solitudine invece sì.
Mi aggrappo a questo pensiero,
certa che prima o poi
mi riconoscerò di nuovo.
In questi autoritratti il mare diventa uno spazio di trasformazione. Espone, riflette e amplifica stati d’animo, paure e zone di ignoto, ma allo stesso tempo rivela una forza inattesa.
Attraverso la fotografia, il mare si trasforma in uno specchio mutevole che non restituisce un riflesso fedele, ma una presenza in continuo cambiamento. Il corpo diventa il mezzo attraverso cui attraversare una solitudine necessaria, dove la perdita di orientamento diventa parte di un processo di riconoscimento.