71’283 stelle cadute rimanda alla costruzione e alla distruzione di una città, in modo più specifico di quella Santa. Rimanda a un momento imprecisato nel tempo, che però è allo stesso tempo attuale per tutti. L’opera è composta da un unico corpo centrale, una poesia sotto forma di domanda, leggibile grazie a decine di migliaia di piccole esplosioni di fulminato d’argento che recita Quante stelle cadenti servono per costruire una Gerusalemme Celeste?
Il rapporto che si viene a creare tra la domanda/poesia, le esplosioni e il titolo dell’opera crea un inevitabile tandem tra piani di lettura diametralmente opposti che si rincorrono senza soluzione di continuità. Il piano di lettura più evidente è sicuramente quello semantico che spinge chi guarda verso un immaginario onirico, immaginifico, di desiderio (le stelle cadenti) e teologico, religioso (le stesse stelle cadenti intese come “mattoni” di una città Santa, un Paradiso). Ma nel momento in cui il significato strettamente linguistico si somma al materiale pittorico e al titolo dell’opera si arriva repentinamente a un piano di lettura opposto, catastrofico. Su questo piano di realtà la costruzione della città diventa inevitabile distruzione. Qui, l’immaginario delle stelle cadenti e della loro luminosità sfuggente passa ad essere immagine della scia di missili balistici che precipitano precisi su obiettivi strategici. Su questo piano di realtà, l'area geografica in cui è nata la città di Gerusalemme diventa un luogo di conflitto; un conflitto che va avanti da oltre 75 anni. Su questo piano di realtà la Città Santa, la Terra Promessa, il Paradiso, diventa Inferno in terra.
71’283 stelle cadute è un titolo provvisorio, continua a cambiare e ad aumentare ogni giorno, e non è dato sapere quando diventerà definitivo. 71’283 stelle cadute parla di contraddizioni umane, etiche, politiche e religiose, un intervento poetico che tiene il conto nel tentativo di fare i conti con l'ingiustizia del presente.
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L'opera/poesia/performance è costruita facendo esplodere uno alla volta piccole quantità di fulminato d'argento contro il muro, lanciate liberamente dai presenti e da chi in un certo senso vuole partecipare a quel rito collettivo di presa di posizione rispetto a quello che sta succedendo in medio oriente. Ogni volta che viene riprodotta e ricreata, in relazione e rapporto alla cronaca, la performance avrà inevitabilmente un titolo differente e un numero di esplosioni maggiore per essere scritta.