2024-16
Descrizione
L'opera “Che senso ha ricordare” si pone come semplice composizione geometrica risultato di una ricerca formale che si avvale di un uso predominante di un ordine primario di linee rette. La superficie della tela è ripartita da linee di costruzione verticali e orizzontali, a volte visibili, a volte nascoste dal pigmento ma intuibili, a volte parzialmente tracciate, coincidenti con il cambiamento di colore. Costituiscono un insieme che genera forme che alla loro volta si uniscono ad altre forme con precisi riferimenti geometrici. Esplorano i rapporti tra colori, forme e spazio.
È facilmente intuibile che l'ispirazione di quest'opera giunge dal passato, in particolare dal ricordo delle opere di Piet Mondrian, fondatore del Neoplasticismo assieme a Theo van Doesburg.
L'inizio del '900 fu un momento magico e florido in cui l'arte fu l'artefice principale del cambiamento. Lo è sempre stata, anche nel Rinascimento e in epoche più lontane, segno tangibile che l'arte ha da sempre ricoperto un ruolo importante nella storia dell'uomo. Punto focale del mutamento fu la scuola d'arte e design nota col nome di “Bauhaus”, nata sulle esperienze artistiche maturate precedentemente alla prima guerra mondiale. Rappresentò il riferimento per il design e per i movimenti di architettura che fecero parte de Movimento Moderno.
Quindi, che senso ha ricordare?
Il ricordo, ma forse è meglio dire “La Memoria”, è la cosa più importante che l'umanità possa coltivare, è la base perché in futuro possa rimanere indenne dai più vergognosi e ignobili reati che in passato ha compiuto contro sé stessa. Ma è gioia anche per gli occhi e per l'anima quando si ricordano i momenti in cui l'umanità si è arricchita di arte, di leggi che regolano la vita degli uomini, di straordinario e sublime progresso.
Silvano Ottavi