Sospensioni si impone come una presenza assoluta, rifiutando ogni velleità rappresentativa per farsi, essa stessa, soggetto dell'esperienza. La tela non... Read More
Sospensioni si impone come una presenza assoluta, rifiutando ogni velleità rappresentativa per farsi, essa stessa, soggetto dell'esperienza. La tela non è più una finestra su un altrove, ma un dispositivo fisico che reclama uno spazio reale, chiamando l'osservatore a un confronto sensoriale immediato con la materia.
La superficie, dominata dall'uso denso e primordiale del catrame, diventa il luogo in cui il tempo si sedimenta in forma visibile: la sua trama scura, viscosa e profondamente stratificata, racconta di una materia che non chiede di essere interpretata, ma vissuta. In questo ecosistema, i due gesti rossi, vibranti e pastosi, sono percorsi dai ferri ossidati che vi si intrecciano: non sono lacerazioni, ma l'armatura e la traccia indelebile di un movimento che si cristallizza sulla tela, emergendo dalla densità nera del catrame. Il metallo, con la sua ossidazione, dialoga con l'oscurità della sostanza bituminosa in una tensione costante tra la permanenza del gesto creativo e la fugacità dello sguardo.
Il titolo, Sospensioni, rivela la natura di questo momento: l'astrazione qui non nasconde, ma rivela, diventando il vuoto che prende forma. È una soglia in cui il segno, il ferro e la densità del catrame restano in equilibrio precario, invitando il corpo dello spettatore a misurarsi con la fisicità dell'opera. In questo dialogo diretto, il "non detto" si trasforma in una presenza pura, un’architettura del visibile che esiste nel preciso istante in cui viene percepita.