“No war, Gaza” non raffigura soltanto la guerra: la simula come materia. Il muro sbrecciato e i simboli graffiati rendono visibile la frattura tra desiderio di pace e realtà di violenza. Tuttavia, proprio perché la distruzione diventa anche un’immagine, l’opera corre il rischio di estetizzare il trauma. Funziona quando il messaggio non resta emotivo ma diventa presa di posizione: una denuncia contro l’indifferenza.