Questo mio progetto è intitolato: Una nuova vita per 2 vecchi scatoloni”.
L’opera compie un raffinato ready-made concettuale e poetico, giocando sul ribaltamento dell’oggetto di scarto: uno scatolone usato e ammaccato si evolve da mero contenitore a contenuto stesso. Il testo poetico impresso sia all’interno che all’esterno svela la metafora centrale: l’oggetto porta i segni e le ferite di vecchi trasporti, ma si riscatta in una nuova storia d’amore e d’arte.
All’interno, lo scatolone custodisce due opere che appartengono alla mia ricerca sull’astratto quantistico o poetica dell’onda. Il buio dello scatolone diventa l’incubatore dove avviene il miracolo: è lo spazio di Hilbert dove nuove particelle nascono e muoiono, dando forma a nuovi eventi e a nuove geometrie che solo con l’apertura del medesimo emergono dall’oscurità.
L’intervento dell’osservatore dà alla luce nuovi orizzonti: un chiaro richiamo alla celebre metafora della scatola del gatto di Schrodinger, dove solo l’atto dell’apertura e dell’osservazione determina l’esistenza di qualcosa. Inoltre, concettualmente, questo lavoro si pone quasi come un “nipotino” della Grande Onda di Hokusai: se il maestro giapponese metteva in evidenza le forze esterne e dirompenti della natura, la mia ricerca si focalizza invece sull’osservazione delle forze interne della natura stessa, con attenzione ai campi quantistici in vibrazione che emergono dalle increspature formando Onde di Probabilità.
Queste opere sono destinate a essere divise e tagliate per vivere autonomamente a parete oppure lasciate insieme, trasformandosi in un dittico. Un’azione fisica, epifanica e quasi rituale, che trasforma la custodia in matrice e costringe l’osservatore a ridefinire il concetto di unità e distacco.