Sono Fatima e dipingo.
Nelle mie tele convivono il respiro antico del ritratto e la tensione visionaria del futuro.
Dipingo per far emergere ciò che di solito resta nascosto - accostando elementi reali a colori surreali, scenari possibili a oggetti impossibili - per evocare il lato fantasioso della vita e l'ineffabile profondità dell'animo.
Figure, animali e corpi ibridi abitano uno spazio che non è geografico ma interiore: un altrove contemporaneo fatto di colori intensi e linee essenziali che creano un ambiente dinamico e proiettato in avanti. Il mio tratto femminile rimane invece delicato sui soggetti e ne segue la dignità con cui affrontano la vita.
L'immagine ad olio su tela è costruita come un fotogramma perché nasce da un modo di guardare ereditato dai miei studi alla Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti, ogni scena è pensata come un istante sospeso, un frammento narrativo che contiene un prima e un dopo, anche se non vengono mostrati.
Ogni quadro diventa una scena in un tempo sospeso, ogni figura porta con sé una storia, luce e colore diventano narrazione di uno stato emotivo.
In un momento storico in cui tutto scorre veloce, in cui le immagini si consumano in un istante, invito lo spettatore a fermarsi e a guardare.
Questa necessità di rallentare e di vedere si fa ancora più urgente nei dipinti che affrontano il tema della guerra.
In queste opere gli specchi inseriti nella tela, interrompono la distanza, riflettono il volto dello spettatore e lo costringono a entrare nella scena. Così chi guarda diventa testimone, corpo tra i corpi, presenza dentro le stesse atrocità che la tela rappresenta.
In un'epoca in cui le immagini scorrono senza tempo per fermarsi, questi lavori chiedono invece una sosta: invitano a vedere, a riconoscersi, a non distogliere lo sguardo.
La mia pittura è un tentativo di custodire ciò che resta umano: il silenzio, la fragilità, la memoria, l'eco di un sentimento che ancora chiede di essere ascoltato.