Mi chiamo Mario Russo, sono nato a Napoli nel 1952, sono ultrasettantenne in pensione, da sempre ho camminato e cammino sulle orme della parola e del colore.
Autodidatta. Nessuna scuola o indirizzo di studio specifico.
Fin da ragazzo ho sentito che ciò che mi circondava meritava di essere raccontato: su una tela, in un verso, dentro una storia. Guardare, osservare per bloccare l’attimo meraviglioso dell’intuizione dell’idea che schietta nasce all’istante.
Sono un artigiano dell’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano. Le mie opinioni, i miei sentimenti e i miei pensieri li offro all’ ambito sociale, morale, culturale, etico o religioso cui appartengo.
E’ condivisione non appartenenza.
Scrivere e dipingere non sono stati due percorsi distinti, ma due modi per osservare e restituire al mondo, alla vita ciò che appartiene ad essi. Le collettive, le mostre, i concorsi letterari… complementarietà che spesso, molto spesso hanno dialogato tra loro perché sintesi delle mie stesse visioni sul reale accompagnato dall’interiorità onnipresente.
Credere per decifrare il momento che il tempo ti ha regalato. Ed è in quel preciso momento che ti accorgi che lo stesso non lo hai ingoiato ma lentamente masticato. Questo inesorabile adagio percorso mi ha accompagnato sino ad ora… e vorrei ancora continuarlo. Non mi interessano i premi. E non è presunzione ma trasmissione. Quello che conta è “svegliare” l’attenzione nell’osservatore, nel lettore, nell’ascoltatore.
L’arte consente di trasmettere emozioni in modo potente e creativo. Lo stato d’animo, esperienze e sentimenti possono essere compresi e interpretati dall’osservatore. Del resto, questo è il compito dell’artista.
Non è stato semplice, bisogna pur dirlo. Ora che ho più tempo libero (sono in pensione) è mio dovere trasmettere quanto più possibile poiché la nostra attuale realtà ci stringe sempre di più verso una direzione di assoggettamento completo.
Questa mia partecipazione nasce come gesto di resistenza. In un mondo che corre, verso il rumore e l’indifferenza, provo a creare spazi di ascolto e pensiero. La pittura, la scrittura, la poesia: sono per me atti di coscienza, tentativi di salvare l’umano che ci abita.
L’arte come mezzo di protesta, di riflessione e di espressione critica.
Quella forma di creazione la cui scintilla sempre provoca continuità e appartenenza a quella scia che stuzzica, ti appartiene e che pervade la tua piccola missione. Creare per rimanere ed essere ancorato alla propria evoluzione e trasmetterla. E bisogna pur dirlo: è un appagamento che suffraga la fatica, anche di notte, che ha pervaso e pervade quei momenti. Ed è un atto di fede.
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