Nato nel 1976 a Bergamo, Italia. Diplomato presso il Liceo Artistico Statale Giacomo e Pio Manzù di Bergamo nel 1994, si laurea alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano nel 2004.
Porta avanti una ricerca prevalentemente mirata ad analizzare il sè, facendo delle proprie paure e ossessioni la materia primaria di cui si compongono le opere. Dopo un primo periodo di lavoro con fotocomposizioni in cui replicando sé stesso, giungeva a estreme conclusioni circa la difficoltà di trovarsi, inquilino tra i tanti, a condividere pensieri e modi di vivere, passa poi a creare installazioni complesse legate anche alla realtà politica ed ecologica oltre a proseguire l’indagine su conscio ed inconscio.
Nelle installazioni il resto del mondo è raffigurato nella sua varietà, il narcisismo dell'autore, contenuto nei limiti e nelle limitazioni dell'oggettiva rappresentazione, almeno così in apparenza.
A fianco delle opere tridimensionali ha preso sempre più spazio l’attività di disegno a inchiostro, quasi come in un esercizio mentale che approfondisce ad ogni tratto l’indagine emotiva e psicologica che si sta portando avanti. I disegni affrontano la parte più intima e personale dell’autore mantenendo quasi un grottesco distacco dalle immagini create.
Queste analisi corrono sul filo dell’ironia, prendendo poco sul serio le avversità della vita. Ecco allora che il suo immaginario, se da un lato guadagna la terza dimensione, dall'altro perde consistenza fisica e denuncia, nel disfacimento dell'aspetto ridotto ai minimi termini, la perdita di "coscienza" di sé. Gli uomini non sono compiuti in sé stessi, traggono alimento da altri uomini (e non è un'operazione indolore) o dalla cultura/coltura dei libri. Eppure ogni stimolo esterno, di qualunque natura esso sia, richiede consapevolezza, altrimenti la risultante è un’esistenza vissuta con un paraocchi ad osservare sempre la stessa angusta porzione di muro.
Sembra facile scegliere di abbeverarsi dalle teste che pensano più in alto o attraverso le radici capaci di spingersi dentro le viscere più profonde, ma dentro ogni desiderio di riscatto, il demone del bambino onnipotente che ciascuno di noi è stato, affiora e ci costringe a riconsiderare cosa sono gli altri per noi. Ed è con la stessa freddezza chirurgica e al contempo con una componente ironica spiazzante, che l’autore tratta temi di valore più sociale e fortemente attuali, come la tematica terroristica e la ancor più ribadita tematica sul nutrimento planetario.
Più recentemente, la sua ricerca ha trovato un nuovo e potente sbocco nella pittura a olio, un medium che permette una densità materica e una profondità cromatica ideali per rappresentare l’io frammentato e la danza di dipendenza e controllo che intrappola le sue figure.
Il dolore, nella sua opera, non viene semplicemente raccontato, ma erompe sulla superficie dell’opera con una freddezza chirurgica mitigata da un distacco quasi grottesco, invitando lo spettatore a confrontarsi con il proprio "caos ordinato".
In ultima analisi, la sua opera ci ricorda che ogni ferita relazionale irrisolta continua a operare nel buio della mente, creando mostri che sono, in realtà, parti di noi in cerca di integrazione. Attraverso questa potente rappresentazione della vulnerabilità umana, l'artista indica l’unico punto da cui può iniziare una vera guarigione.