Stefania e Franco, una coppia nella vita e nell'arte.
Lei laureata in Architettura allo IUAV di Venezia, con la passione per l'arte e la moda. Lui laureato all'Accademia di Belle Arti di Firenze, con la passione per il restauro degli affreschi e per il mondo del vivaismo.
Stefania Di Piazza - Biografia artistica
Il mio percorso creativo nasce dall’incontro tra il rigore del progetto ed il desiderio di dare forma all’invisibile.
Negli anni Novanta il mio lavoro prende avvio nel mondo della moda, dopo il Diploma di maturità come Disegnatrice Stilista di Moda. Il corpo diventa il primo spazio di ricerca. Vincitrice del Concorso di Idee per Giovani Stilisti promosso dall’Assessorato alla Cultura di Venezia nel 1991, inizio un cammino fatto di sfilate, mostre e sperimentazioni che mi portano a presentare collezioni nei teatri veneziani, nel contesto della Biennale Internazionale della Moda di Venezia.
Ogni abito nasce come una domanda prima ancora che come oggetto. La fusione tra gioiello e tessuto, il rapporto tra identità e apparenza, il superamento delle convenzioni di genere, il dialogo tra arte e funzione diventano i temi che attraversano le mie collezioni. In anni in cui questi argomenti erano ancora poco esplorati, propongo figure come lo “sposo transessuale” e lo “sposo extracomunitario”, utilizzando l’abito come dispositivo narrativo capace di interrogare la società.
La ricerca progettuale si estende presto oltre la moda, incontrando l’architettura e l’urbanistica. Partecipo a concorsi internazionali dedicati alla riqualificazione degli spazi, ai sistemi territoriali ed alla progettazione urbana, portando lo stesso sguardo trasversale che considera ogni progetto un organismo vivente in relazione a chi lo abita. Parallelamente approfondisco il disegno come linguaggio autonomo. Le mie illustrazioni e i miei studi vengono pubblicati su riviste scientifiche internazionali e in testi dedicati al disegno per la moda, contribuendo alla ricerca sulla simulazione virtuale dei capi di abbigliamento presso il Politecnico di Milano e sulla rappresentazione anatomica della figura umana. La riflessione teorica accompagna così la pratica artistica, alimentando un dialogo continuo tra mano, pensiero e tecnologia.
Nel tempo collaboro anche con aziende e realtà produttive, sviluppando progetti nei quali il design incontra l’innovazione industriale. Anche in questi contesti il progetto mantiene una dimensione poetica: ogni soluzione tecnica è occasione per ripensare il rapporto tra funzione, forma e memoria.
Le mie opere e i miei progetti sono stati pubblicati sulla stampa nazionale e specializzata, da La Repubblica a Il Gazzettino, testimoniando un percorso che ha sempre privilegiato la ricerca rispetto alle mode del momento.
Oggi quella stessa ricerca continua attraverso un linguaggio che supera i confini disciplinari. moda, disegno, natura, matematica e installazione convivono in un’unica pratica artistica, nella convinzione che ogni opera debba nascere non per offrire risposte, ma per generare nuove possibilità di sguardo.
Per me creare significa rendere visibile ciò che normalmente rimane silenzioso: le connessioni invisibili tra gli esseri viventi, il tempo, la memoria e la trasformazione.
Nel 2003 inizio a svolgere attività didattica nelle discipline afferenti la moda e storia del costume; attualmente ricopro il ruolo di docente liceale di disegno e storia dell'arte.
L'esperienza maturata negli anni di formazione è diventata pratica condivisa coi miei studenti, coi quali partecipo a concorsi di idee e organizzo mostre pubbliche per la valorizzazione e divulgazione delle loro creazioni.
Franco Romagnoli – Biografia artistica
La mia storia nasce dall’incontro tra l’arte e la materia viva. Formato all’Istituto Statale d’Arte di Firenze e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ho costruito nel tempo un percorso che unisce la sensibilità pittorica, la conoscenza del restauro degli affreschi ad un profondo rapporto con il mondo naturale.
Gli anni dedicati al restauro di importanti cicli di affreschi di maestri quali Luca Signorelli, Benozzo Gozzoli e Taddeo Gaddi hanno rappresentato una scuola di osservazione, pazienza e ascolto. Restituire luce a opere attraversate dal tempo significa entrare in dialogo con chi le ha create secoli prima, comprendendone i gesti, i silenzi e le intenzioni.
Parallelamente, la mia vita professionale si è sviluppata nel settore florovivaistico, dove da oltre venticinque anni coltivo piante, progetto giardini e studio le relazioni tra uomo e natura. Questo lungo contatto quotidiano con i ritmi della crescita, delle stagioni e della trasformazione ha influenzato profondamente la mia ricerca espressiva.
La natura non è per me soltanto un soggetto da rappresentare, ma una presenza viva da osservare e comprendere. Ogni foglia, ogni radice, ogni segno lasciato dal tempo raccontano una storia di adattamento, fragilità e resilienza. Da questa consapevolezza nasce una pratica artistica che cerca connessioni tra memoria, paesaggio e identità, intrecciando la precisione dell’occhio del restauratore con la libertà dell’immaginazione creativa.
Negli anni ho approfondito discipline complementari come l’erboristeria, la progettazione del verde e i giardini terapeutici, ampliando una visione dell’arte intesa come esperienza di cura, relazione e ascolto.
Il mio percorso non segue una linea rigida, ma si sviluppa come un sentiero che attraversa arte, artigianato e natura. Ogni esperienza, dalla conservazione del patrimonio storico alla coltivazione delle piante, contribuisce a una ricerca che pone al centro il dialogo tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.
Per me creare significa osservare, custodire e trasformare: dare forma a ciò che il tempo deposita nelle cose e restituirlo allo sguardo degli altri sotto una nuova luce.
ENG:
Stefania and Franco: partners in life and art. She holds a degree in Architecture from IUAV University of Venice and possesses a deep-seated passion for art and fashion. He is a graduate of the Academy of Fine Arts in Florence, specializing in fresco restoration and the world of ornamental plant nurseries.
Stefania Di Piazza – Artistic Biography
My creative journey is born from the intersection of design rigor and the desire to give form to the invisible.
In the 1990s, my career began in the fashion industry following a diploma in Fashion Design. I viewed the body as the primary space for research. After winning the “Concorso di Idee per Giovani Stilisti” (Ideas Competition for Young Designers) sponsored by the Venice Department of Culture in 1991, I embarked on a path involving runway shows, exhibitions, and experimentation. This led me to present collections in Venetian theaters as part of the Venice International Fashion Biennale.
To me, every garment begins as a question rather than a mere object. The fusion of jewelry and fabric, the relationship between identity and appearance, the defiance of gender conventions, and the dialogue between art and function became the central themes of my collections. Long before these topics entered the mainstream, I proposed figures such as the "transsexual groom" and the "non-EU groom," utilizing clothing as a narrative device capable of challenging societal norms.
My design research soon expanded beyond fashion to encompass architecture and urban planning. I have participated in international competitions focused on urban regeneration, territorial systems, and urban design, bringing to each a cross-disciplinary perspective that treats every project as a living organism in relation to its inhabitants. Parallel to this, I have explored drawing as an autonomous language. My illustrations and studies have been published in international scientific journals and textbooks on fashion drawing, contributing to research on virtual garment simulation at the Politecnico di Milano and the anatomical representation of the human figure. Thus, theoretical reflection accompanies artistic practice, fostering a continuous dialogue between hand, thought, and technology.
Over the years, I have also collaborated with various companies and industrial entities, developing projects where design meets industrial innovation. Even in these contexts, the project retains a poetic dimension: every technical solution is an opportunity to rethink the relationship between function, form, and memory.
My works and projects have been featured in both the national and specialized press, from La Repubblica to Il Gazzettino, reflecting a career path that has always prioritized research over fleeting trends.
Today, that same research continues through a language that transcends disciplinary boundaries. Fashion, drawing, nature, mathematics, and installation coexist within a single artistic practice, rooted in the conviction that a work of art should not offer definitive answers, but rather generate new ways of seeing. For me, creating means making visible what usually remains silent: the invisible connections between living beings, time, memory, and transformation.
In 2003, I began teaching in the fields of fashion and the history of costume; I currently serve as a high school teacher of Drawing and Art History. The experience gained throughout my formative years has become a shared practice with my students, with whom I participate in design competitions and organize public exhibitions to promote and showcase their creative work.
Franco Romagnoli – Artistic Biography
My story stems from the encounter between art and living matter. Having trained at the State Art Institute of Florence and subsequently at the Academy of Fine Arts of Florence. I have developed a path over time that blends pictorial sensitivity and expertise in fresco restoration with a deep connection to the natural world.
The years spent restoring important fresco cycles by masters such as Luca Signorelli, Benozzo Gozzoli, and Taddeo Gaddi served as a school of observation, patience, and listening. Restoring light to works weathered by time means entering into a dialogue with those who created them centuries before, understanding their gestures, silences, and intentions.
Concurrently, my professional life has developed within the nursery and floriculture sector, where for over twenty-five years I have been cultivating plants, designing gardens, and studying the relationships between humans and nature. This long, daily contact with the rhythms of growth, seasons, and transformation has profoundly influenced my expressive research.
For me, nature is not merely a subject to be represented, but a living presence to be observed and understood. Every leaf, every root, and every mark left by time tells a story of adaptation, fragility, and resilience. From this awareness arises an artistic practice that seeks connections between memory, landscape, and identity, intertwining the precision of the restorer's eye with the freedom of creative imagination.
Over the years, I have deepened my knowledge in complementary disciplines such as herbalism, landscape design, and therapeutic gardens, expanding a vision of art understood as an experience of care, connection, and listening.
My path does not follow a rigid line, but rather unfolds like a trail crossing art, craftsmanship, and nature. Every experience—from preserving historical heritage to cultivating plants—contributes to a research that places the dialogue between the human being and the surrounding world at its center.
To me, creating means observing, safeguarding, and transforming: giving shape to what time deposits in things, and returning it to the gaze of others in a new light.