Federica Crestani, artista e architetto di Verona, esplora la relazione tra pittura e scultura come un processo introspettivo di liberazione emotiva.Attraverso l’uso di quattro tecniche o stadi principali — dipinto materico, dipinto scultoreo, estroflessione e scultura in filo di ferro...
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Federica Crestani, artista e architetto di Verona, esplora la relazione tra pittura e scultura come un processo introspettivo di liberazione emotiva.
Attraverso l’uso di quattro tecniche o stadi principali — dipinto materico, dipinto scultoreo, estroflessione e scultura in filo di ferro — racconta il percorso degli impulsi emotivi più reconditi che si agitano per trovare forma visibile. Ogni opera rappresenta una tappa di questa trasformazione: dalla stratificazione pittorica iniziale fino alla completa tridimensionalità della scultura autonoma, ex tabula.
I soggetti ricorrenti — il Cavallo, la Musa e l’Onda Sonora (Vibratio) — si muovono all’interno di questo linguaggio espressivo, diventando allegorie del Pathos, della forza primordiale e dell’ispirazione. Il Cavallo è il simbolo dello Sturm und Drang rivisitato in chiave interiore: traduce l’emozione incontenibile che lacera la superficie della tela per manifestarsi. Le Muse rappresentano la trasformazione dell’impulso astratto in forma visibile e veicolano il processo che trasforma l’Onda Sonora in un segno tangibile, attraverso la stratificazione del colore e la sinuosità del filo di ferro, cristallizzando le vibrazioni sonore in onde materiche.
Il filo di ferro nero, elemento chiave della ricerca, identifica nel segno lo schizzo iniziale e rappresenta l’emotività repressa che finalmente si libera nello spazio. È un segno istintivo e viscerale, la traccia di un’energia che, da un bozzetto mentale, prende corpo nella tridimensionalità.
L’eliminazione del confine tra pittura e scultura è quindi una necessità espressiva: ogni opera è un passaggio verso la liberazione totale del gesto e del sentimento.
L’artista invita lo spettatore a vivere l’arte come un’esperienza emotiva, a percepire l’energia racchiusa nel segno e nella materia, a lasciarsi attraversare dalla tensione tra contenimento ed esplosione, tra forma e impulso.