“Libellula” è un ciclo scultoreo che rivela la vita come geologia interiore. È un organismo di materia e destino che annulla la distanza tra chi guarda e ciò che viene guardato. L’essere umano appare parte della stessa architettura cosmica che governa la Terra: radice, cenere, pietra, frammento vulcanico. Un microcosmo che si espande, si trasforma e infine ritorna alla sua origine.
Ogni scultura è un deposito di coscienza: strati di argilla e materia organica che diventano memoria e forma. I lapilli vulcanici emergono come costellazioni, non decorazioni: sono intersezioni di destino, incontri necessari che modificano la forma dell’essere.
Alcune forme sono sostenute internamente da rinforzi in fibra di vetro e resina, invisibili all’esterno, necessari per mantenere la torsione organica della materia.
La cenere diventa soglia di trasformazione, punto in cui la forma si alleggerisce e si rivela. Il sasso finale sigilla il ciclo: la liberazione, il ritorno al Tutto.