Quest'opera indaga il mare non come semplice spazio geografico, ma come l'archetipo del viaggio interiore e della connessione con le nostre radici più profonde. Ispirato al celebre racconto La Sirena di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'altorilievo in terracotta scura rappresenta la figura mitologica della sirena bicaudata, l'antichissima creatura che incarna "l’alfa e l’omega": il principio e la fine di ogni rotta umana.
La scelta iconografica e plastica della sirena bicaudata introduce profondi significati legati al viaggio e alla protezione. La sua forma sdoppiata evoca la sagoma di un ferro di cavallo, richiamando l'antico amuleto che veniva apposto sulle porte di casa come auspicio di buona sorte; una scelta che introduce il tema della "soglia" e trasforma il viaggio in una rotta di buona speranza. Al contempo, l'aspetto volutamente ligneo della terracotta e la postura della creatura ricordano le polene delle antiche navi che solcavano i flutti, collocate sulla prua proprio per attirare la benevolenza delle forze marine e proteggere i naviganti dall'ignoto.
Nel contrasto cromatico tra il nero materico della figura e il verde dei flutti marini, l'opera evoca l'incontro del protagonista del racconto con la giovane ma millenaria sirena Lighea. Questa immersione nel mito diventa metafora di una navigazione interiore alla riscoperta delle radici greche della nostra lingua e della nostra cultura, ma anche di un viaggio verso una dimensione animalesca, primordiale e immortale che risiede in ognuno di noi.
La scultura interpreta così il mare come il più antico e potente connettore di destini: un luogo della memoria in cui l'identità in viaggio – protetta dal simulacro della sirena – si riconnette con l'assoluto, trasformando la navigazione fisica in una profonda, sicura e necessaria scoperta interiore.