Tutto nell’opera ruota attorno a un punto preciso: l’istante in cui due realtà si toccano.
La fascia attraversa lo spazio con rigore, resta definita e controllata sullo sfondo bianco, quasi fosse un segno grafico puro, un progetto lineare. Ma quando incontra il volto della donna, qualcosa cambia. È lì che il colore perde la sua disciplina: si scioglie, cola, si trasforma in materia viva.
Il contatto non è violenza, non è decorazione. È un momento di trasformazione.
È l’attimo in cui il mondo esterno, struttura, forma, ordine incontra l’identità e lascia traccia.
Sul piano visivo, l’opera mette in tensione bidimensione e tridimensione: la superficie piatta trattiene il segno, la carne lo fa cedere. Sul piano simbolico, il contatto diventa esperienza. Finché resta distanza, tutto è controllo. Quando avviene il tocco, emerge la vulnerabilità.
“Contatto II Giallo” è quindi un’opera intima.
Non racconta un percorso, ma un punto.
Non parla di movimento, ma di intensità.
L’opera vive in quell’istante sospeso in cui il colore incontra il volto e nel toccarlo, cambia.