Il volto è un calco dal vero del viso di mio padre, era un carpentiere, e questo è un "memento mori", una prematura maschera funebre.
Il cemento è materia vissuta, nell'opera diventa reperto biografico, testimone sociale, traccia collettiva.
E' il materiale delle strutture in cui abbiamo abitato e quelle che ci hanno lasciato macerie; evoca e stringe anche le macerie di altri luoghi e altri popoli.
Ho esaltato la differenza tra cemento e ferro, massa e struttura, certezze granitiche e architetture nascoste.
Ho modellato grezzo un braccio.
Ho saldato e armato l'anima della creatura imperniandola su un asse che chiamiamo "innocente".
Ha coscienza di se, una biologia propria e reazioni lente.
Si compone da frammenti di linguaggi diversi stretti insieme.
Sono macerie, quelle di un uomo, non solo di un uomo.
Scorgo in esse le mie stesse miserie.
Non siamo fatti solo di materia evidente, ciò che in noi sopporta le sollecitazioni ci è spesso ignoto.
Concreto è ciò che resta.