Il progetto fotografico Vetri aperti alla pioggia è composto da 35 fotografie che misurano 30x45 cm. Poiché posso candidare 5 opere e poiché ciascuna opera deve misurare complessivamente 175 cm, ho scelto di selezionare 15 fotografie e di suddividerle in cinque gruppi da tre. Non si tratta quindi di trittici ma di un unico progetto complessivo.
Una mia allucinazione visiva ricorrente è l’uomo nero, una figura maschile completamente nera, persino all’interno, una figura stabile ma evanescente nei dettagli. Sta in piedi con le braccia lungo i fianchi, sempre fermo, rivolto verso di me. Ha il potere di moltiplicarsi in tanti uomini neri identici e sa spostarsi nello spazio pur rimanendo immobile: non vedo lo spostamento ma solo il suo risultato; senza movimento ad ogni batter d’occhio è più vicino. A volte si mostra in tutta la figura, a volte si mostra per metà, coperto per l’altra metà da una colonna o parete.
Le stanze nelle fotografie sono scompartimenti della mia mente. L’uomo nero intruso nelle stanze è il sintomo che fa intrusione nella mia mente, è la mia allucinazione, o più in generale il mio disturbo. La protagonista è la stanza, la quale sta subendo l’arrivo dell’uomo nero nel proprio spazio. Per questa ragione l’uomo nero non occupa mai il centro, in quanto intruso e non protagonista.
L’uomo nero è anche un vissuto avverso che entra nella propria vita, nella vita di ognuno di noi. Può essere un disturbo mentale, una malattia fisica, un lutto,… È il limite che riconosciamo e con il quale dobbiamo confrontarci durante il nostro percorso, che può essere comunque di speranza: vetri aperti alla pioggia.
Il progetto è stato allestito in mostra occupando un’intera sala: il visitatore era circondato, proprio come lo sono io quando l’uomo nero moltiplicato circonda me. Si presta anche ad essere allestito in mostra in forma di libro: scorrendo le pagine si nota l’uomo nero spostarsi, proprio come si sposta davanti a me.