Descrizione dell'immagine fotografica sia per quanto riguarda il soggetto ritratto
che l'intento dell'Artista
DIEN BIEN PHU
La battaglia di Ðiện Biên Phủ combattuta fra il 13 marzo 1954 e il 7 maggio 1954 dalle
truppe francesi del Corpo di spedizione francese in Estremo Oriente e le truppe
nazionaliste vietnamite del Viet Minhnel, fu la battaglia decisiva della guerra d'Indocina e
terminò con la vittoria totale del Việt Minh guidato da Võ Nguyên Giáp e la resa delle forze
francesi.
La fotografia, realizzata a raggi infrarossi, è parte del corposo progetto Unseen
Battlefields. Prima parte e ritrae uno scenario apparentemente ordinario, con alberi dai
rami fioriti, un cielo nuvoloso e un unico peculiare elemento sulla sinistra dell’immagine: un
carretto di certa forma e produzione asiatica. Lo scatto del fotografo israeliano Arsen
Revazov è del 2024, 70 anni dopo la battaglia di Dien Bien Ph il nome della città in cui
avvenne lo scontro nel 1954 è anche il titolo della fotografia.
Revazov lavora con la pellicola a raggi infrarossi dal 2010, attraverso la quale sviluppa
una ricerca su scenari apparentemente ordinari ma che al contrario racchiudono storie
universali e di eccezionale valore storico. “Qui, dove ora vediamo solo boschi o campi,
la luce invisibile risplende sulle battaglie spettrali del passato”. La fotografia a raggi
infrarossi è uno sguardo sul mondo invisibile: gli effetti appaiono surreali, il mezzo ideale
che ha permesso all’artista la trasformazione di vedute sperdute in affascinanti effetti
distintivi e di notevole impatto drammatico. La fotografia a raggi infrarossi è il mezzo
idoneo al progetto, dando una visione inconsueta a soggetti comuni. Inoltre la tecnica degli
infrarossi trasforma la realtà in scene oniriche: con “l’effetto Wood”, le immagini riflettono la
luce in modo che il fogliame sembri bianco ed anche i cieli assumono colori insoliti.
Pertanto ciò che appare “normale” sembra trasformato e surreale.
Raccontando del passato attraverso i suoi scatti di scenari di battaglie, Revazov racconta
del presente e dell’attualità. Le immagini del progetto non si limitano ad essere parte di
una ricerca estetica e artistica ma sono una critica concettuale all'assurdità della guerra.
“Una volta c'erano luoghi, suoni, folle e le ragioni delle guerre e delle battaglie combattute
in questi luoghi che ora sono vuoti e tranquilli; il considerevole contrasto nelle immagini
ripete l’antitesi tra ciò che queste aree fatte di foreste, spiagge e campi videro durante i
conflitti e come le vediamo invece oggi: tranquille, isolate quasi dimenticate”.
Significato dell'Opera all'interno della produzione dell'Artista
Lo scatto appartiene al corpus di lavori Unseen Battlefields; il progetto, nella sua prima
parte, è composto da 11 immagini e mostra una serie di paesaggi, a prima vista remoti e
senza particolari pregi degni di rilievo, in cui una volta ebbero luogo leggendarie battaglie
storiche. Gli scatti sono tutti realizzati con la tecnica fotografica dei raggi infrarossi.
Revazov suggerisce delle modalità interpretative degli scatti, ponendo alcune questioni
atte al tentativo di comprendere la storia e anche un presente che avrebbe bisogno di
risposte.
Da una parte evidenzia l'assurdità della guerra chiedendosi: “Perché tutto questo? Che
cosa è successo a coloro che hanno combattuto e sono morti qui? Come può questo
luogo tranquillo essere stato pieno di grida e folle? Ha importanza ora?”
Allo stesso tempo ne indaga le dinamiche storiche e strategiche “Per cos’è accaduto tutto
ciò? Chi ha combattuto e perché qui? Qual era la strategia, le truppe schierate, l'obiettivo,
il risultato? Ha importanza ora?”
Sono due i temi che si sviluppano nella ricerca di risposte: nel primo Revazov ci ricorda
che tutto nella vita ha un inizio e una fine e quindi anche le guerre finiscono e hanno un
solo destino. “Non importa il numero di morti, gli interessi dei generali, gli ideali dei soldati.
Per quanto giusti, importanti o distruttivi li riteniamo, ogni nuova guerra si concluderà con
un trattato di pace; e poi silenzio e oscurità. Razionalmente comprendiamo che niente
dura per sempre, che la vita continua, che il tempo guarisce tutte le ferite”. Una
dimostrazione concreta di come leggendari campi di battaglia con il tempo si trasformano
in angoli remoti nemmeno più di interesse turistico.
Nella seconda tesi le immagini del fotografo mettono a confronto gli orrori della guerra con
la bellezza serena di luoghi ad essi associati. “È difficile credere che qualcosa di così
affollato, sanguinoso e rumoroso come una battaglia possa essere avvenuto in un posto
come questo. Affiorano spontaneamente delle domande: perché qui? Quando? Chi ha
scelto questo posto? Chi ha usato il terreno e la posizione del sole o le correnti e i venti a
loro vantaggio? Chi erano le parti in conflitto, per cosa combattevano, qual era la strategia,
il campo, il contesto politico, i rischi?”.