FUTURO
PROJECT STATEMENT
SONO PAOLO, FIGLIO E “CARE-GIVER” DI TONINO, AFFETTO DA CANCRO
AL PANCREAS.
DIECI ANNI FA LA MORTE, DIECI ANNI FA L’ULTIMO GIORNO PASSATO
ASSIEME PARLANDO DI FUTURO, IL NOSTRO FUTURO DI PADRE E FIGLIO…
Il dolore ed il tempo
cosa strana parlare insieme del tempo, che sembra a nostra disposizione infinito,
proprio ora che percepiamo entrambi di non averne più molto a disposizione.
Forse gli argomenti essenziali espressi o forse la forza autentica delle nostre
condivisioni rendono eterni i nostri pensieri.
Parliamo del futuro, del nostro futuro, quello tuo e mio che ci aspetta in una dimensione
che non vediamo ancora ma che percepiamo prossima, nella Fede comune di un grande
disegno di Dio che ci comprende entrambi, di nuovo insieme.
Non parlo della speranza di ritrovarci nel Regno di Dio o della immaginazione di una
dimensione superiore comune. Penso piuttosto ad una futura quotidianità nella quale
ti immagino accanto a guidarmi con mano invisibile nelle cose da fare, nelle scelte da
condividere e nelle prove da superare.
Quando montavo a cavallo certi ostacoli sembrava che volasse, come sollevato da una
forza sovrannaturale che lo faceva alzare e io non dovevo fare altro che stare attaccato.
Ecco ora ti immagino così di fianco a me: che mi sollevi di fronte all’ostacolo e mi dirigi
nel bisogno, con la tua mano ferma ed amorevole verso ciò che tu conosci essere il
meglio per me.
La quotidianità ecco; ogni volta che ti incontravo c’eri, sempre presente con la tua
parola di conforto, con il gesto misericordioso, con la carezza regalata che
immediatamente sollevava il mio dolore.
Sei sempre stato presente nella mia vita: un presenza viva, attiva, fattiva.
“L’ESTREMO FUTURO DELLA MORTE É UN DOPODOMANI CHE NON SARÁ MAI OGGI, UN
AVVENIRE CHE NON SARÁ MAI PRESENTE, MA SEMPRE A VENIRE, E NON CESSERÁ MAI DI
ARRIVARE E DI AVVICINARSI, POICHÉ TUTTA LA NOSTRA VITA NE È PER COSÍ DIRE
L’AVVENTO E IL PRELUDIO!”.
“LA MORTE”
V. JANKÉLÉVITCH
“Mio padre non è nel cimitero, dove è sepolto, è piuttosto al suo tavolo di
lavoro e nei libri che mi ha lasciato, nel pensiero che mi ha trasmesso. É
in queste cose, non nel cimitero. Nel cimitero, non c’è niente”.
Vladimir Jankélévitch