Si dice che ogni esperienza, edificante o distruttiva che sia, lasci un segno indelebile che nemmeno la morte è in... Read More
Si dice che ogni esperienza, edificante o distruttiva che sia, lasci un segno indelebile che nemmeno la morte è in grado di cancellare dalla superficie opaca dell'anima. Una sorta di codice identificativo, un'impronta memoriale della gioia o del dolore provati. L'alcol è stato per me la febbrile ascesa e la caduta infernale: una cerniera oltre la quale mia moglie e i miei figli, il mio lavoro e il mio mondo rimasero chiusi fuori, per un tempo indicibile. Estromessi, perduti. Esiliati dietro la cortina ignifuga della rabbia e del rancore che non lasciava trapelare nemmeno un singolo raggio di luce. Dal 15 giugno 2007 sono rimasto sobrio. Questa mia testimonianza di gioia è dedicata a quanti ancora combattono contro i propri demoni e al me stesso di un tempo. Vorrei sapessero che, fuori dal tunnel, il sole splende ancora. Il mio nome è Paolo e sono un alcolista in recupero al Priory Hospital di Londra. L’alcolismo mi è costato circa due infarti, la perdita della mia attività e il divorzio. Dal 15 giugno 2007 sono rimasto sobrio. Nella scatola, un puzzle di frame fotografici da ricomporre. Una metafora della mia vita che ora, dopo tanto dolore, è tornata al suo posto d’elezione, con la mia famiglia. Una testimonianza di gioia per il percorso di bonifica che sono riuscito a intraprendere e che, sono sicuro, sarà di conforto e sostegno a chi deciderà di affrontare il mio stesso demone. A chi ne è ancora vittima.