THE CONTACT
The Contact è una live performance che mette in atto un gesto radicale e necessario: attraversare lo schermo.
Computer, telefoni cellulari, televisori e monitor recuperati vengono fisicamente incisi, tagliati e attraversati dall’artista attraverso strumenti manuali e meccanici come seghetti e flessibili. L’azione non è distruttiva in senso gratuito, ma simbolica e rivelatoria: lo schermo viene trattato come emblema della società contemporanea, luogo di assuefazione, dipendenza e asservimento permanente.
Lo schermo, che promette connessione, conoscenza e apertura, diventa qui una superficie da superare. Tagliarlo significa andare oltre, rompere la barriera che separa l’individuo dalla propria esperienza diretta del mondo e da sé stesso.
IDEA E CONCETTOIl progetto nasce da una riflessione sul ruolo centrale dei dispositivi tecnologici nella vita quotidiana e sul loro potere di catturare attenzione, tempo e presenza. Telefoni, computer e televisori costruiscono una realtà filtrata, in cui il contatto è costantemente mediato e la percezione del sé si appiattisce su uno schermo luminoso.
In The Contact, il gesto del taglio diventa un atto di liberazione e di ricerca: attraverso la frattura dello schermo emerge una luce interna, reale o simbolica, che rimanda a una dimensione più profonda e intima. Questa luce rappresenta un ritorno al contatto con la propria interiorità, con una presenza non mediata, fragile e autentica.
Il titolo The Contact non si riferisce quindi a un contatto fisico tra corpi, ma a un contatto interiore, ritrovato attraverso la rottura di ciò che normalmente lo impedisce.
LA PERFORMANCEDurante la performance, l’artista seleziona e dispone gli oggetti tecnologici nello spazio. Gli strumenti sono preparati, i gesti pensati, i movimenti visualizzati. Tuttavia, nel momento dell’azione, il controllo viene parzialmente abbandonato. Il taglio, l’incisione e la reazione dei materiali generano esiti imprevedibili, che sfuggono alla volontà totale dell’artista.
Questo aspetto è centrale nel progetto: The Contact riflette una visione della vita in cui l’essere umano pianifica, organizza e controlla, ma in cui le cose più significative accadono spesso al di fuori del controllo. L’opera nasce proprio in questo spazio di perdita, di rischio e di apertura.
Ogni azione è unica, ogni opera irripetibile.
L’OPERA COME ENTITÀ VIVAUna volta realizzata, l’opera non è pensata come oggetto statico o definitivo. Ogni lavoro entra in un ciclo vitale autonomo, può trasformarsi, deteriorarsi, spegnersi o arrivare a una fine.
La possibilità della fine non è un limite, ma una parte fondamentale del progetto: come gli esseri viventi, anche le opere hanno una durata, una fragilità e una conclusione.
Questa dimensione temporale e finita è ciò che rende The Contact profondamente umano.
RELAZIONE CON LO SPAZIO E CON IL PUBBLICOLa performance può svolgersi in contesti espositivi, industriali o urbani. Lo spazio diventa un luogo di attraversamento e di tensione, in cui il pubblico assiste a un atto reale, fisico, non simulato.
Il suono degli strumenti, la resistenza dei materiali e l’emergere della luce trasformano l’azione in un’esperienza sensoriale e simbolica allo stesso tempo.
Il pubblico è testimone di un processo, non di un risultato predefinito.
NOTA CONCLUSIVAThe Contact è una performance che mette in crisi il mito della connessione totale e restituisce valore alla frattura, al limite e all’imprevisto. Attraversare lo schermo significa recuperare una relazione diretta con la materia, con il tempo e con la propria luce interiore.
Non si tratta di distruggere la tecnologia, ma di rompere l’incantesimo che essa esercita, per ritrovare un contatto autentico con ciò che siamo.