A partire da un interesse nei confronti del concetto di alienazione la mia ricerca si sviluppa attorno a immagini che si presentano come tracce dell’esperienza altrui, per me inaccessibile a causa di confini psicologici, sociali e di specie che restano invalicabili.
La ricerca pittorica, l’immagine, nasce da una tensione nei confronti dell’altro, uno sporgersi alla ricerca di una comprensione reale e profonda, ma allo stesso tempo impossibile.
Il riferimento fotografico viene raccolto, rubato, me ne approprio per assorbire il maggior numeri di elementi denotativi dell’esperienza rappresentata, nel continuo tentativo di comprensione. L’appropriazione di tali riferimenti imaginifici avviene con cinismo, creando un paradosso tra la potente emotività dell’esperienza oggetto di studio e il rigore quasi scientifico con il quale viene analizzata.
L’immagine, dipinta ad olio, è pensata come un frammento di memoria raccontato, come specchio di un’esperienza vissuta ma contemporaneamente estranea a me e al soggetto dipinto, presente in un piano di esistenza alternativo, onirico, un "Rêve À Deux". L’alternanza tra porzioni definite, concrete, vitali e aree più ambigue, costruite attraverso segni nervosi, stratificazioni e velature, si fa analisi visiva di questo spazio intermedio e irraggiungibile.
Il gesto pittorico , ripetitivo, cancellante, a tratti ossessivo diventa metafora del fallimento insito nel desiderio di comprendere pienamente l’altro. Attraverso una pittura stratificata, dove ogni livello è traccia e negazione insieme, l’immagine diventa ricordo dell’esperienza e conferma l’impossibilità di essere abitata pienamente.
La pittura non risolve, non spiega, ma testimonia: è il tentativo, consapevolmente complesso, di oltrepassare una soglia oltre la quale si trova la più completa comprensione.