Salida de emergencia” si inserisce in una ricerca visiva in cui il mezzo di trasporto (in questo caso un autobus) viene concepito come un palcoscenico contemporaneo. Uno spazio chiuso, quotidiano, in cui si incontrano e si sovrappongono identità, tensioni e condizioni sociali diverse.
All’interno di questo scenario, le figure perdono individualità e si riducono a un unico elemento espressivo: le mani. Queste diventano simbolo universale di azione, desiderio e sopravvivenza. Non appartengono più a individui distinti, ma a una collettività anonima che agisce per impulso.
Il gesto è chiaro: tutte le mani si protendono verso la leva rossa dell’uscita di emergenza (un segno diretto, quasi grafico), che richiama il linguaggio della segnaletica e della comunicazione pubblicitaria. Tuttavia, l’accumulo e la sovrapposizione dei corpi trasformano questo gesto in una dinamica di conflitto, dove la vicinanza alla salvezza non garantisce l’accesso.
L’opera riflette su una società eterogenea (ricchi e poveri, credenti e atei, giovani e anziani, locali e stranieri) compressa in uno stesso spazio e costretta a confrontarsi in condizioni di urgenza. In questo contesto, l’istinto individuale prevale sulla cooperazione, generando una tensione che rende l’uscita tanto visibile quanto irraggiungibile.
L’estetica, ispirata al linguaggio della Pop Art, utilizza colori piatti, contrasti netti e un forte impatto visivo per comunicare in modo immediato, quasi pubblicitario. Questa scelta non è solo formale, ma strategica: amplificare il messaggio e renderlo accessibile, diretto, universale.